Ricevi Aleteia tutti i giorni
Le notizie che non leggi altrove le trovi qui: inscriviti alla newsletter di Aleteia!
Iscriviti!
Aleteia

Virus, catastrofi naturali: Dio punisce gli uomini per i peccati commessi?

COVID-19
PIERRE-PHILIPPE MARCOU | AFP
Condividi

Tre esperti teologi ci spiegano che Dio abbandona chi commette il male, ma non lo castiga volontariamente. Ecco perchè non c’entra con il coronavirus

Il coronavirus, che continua ad infestare il mondo, ha rilanciato un interrogativo: è valida l’equazione calamità-castigo divino? In sostanza Dio punisce gli uomini per i peccati commessi?

Tre autorevoli studiosi spiegano ad Aleteia perché il concetto di “punizione” divina e le catastrofi non hanno nessi diretti e mirati.

La lettera di San Paolo ai Romani

Il biblista Giuseppe Pulcinelli evidenzia che il concetto di peccato e delle sue conseguenze negative è molto presente sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento. Nella Lettera di san Paolo ai Romani troviamo la maggior frequenza dell’espressione “ira di Dio”, a partire da 1,18 (e poi specialmente fino a 3,20): «In realtà, l’ira di Dio si rivela dal cielo su ogni empietà e ogni ingiustizia di quegli uomini che costringono la verità nell’ingiustizia».

L’ira divina

Nell’Antico Testamento tale espressione (cf. Es 32,10-11; Mi 7,9; Sof 1,15; Sal 85,4-6), spiega il direttore del Pontificio Seminario Romano Minore e docente presso le Pontificie Università Lateranense e Gregoriana, «non va intesa come irascibilità caratteriale, ma serve a indicare la totale incompatibilità e separazione di Dio con il male, e la sua netta riprovazione verso ogni empietà e ingiustizia».

Così il testo di Romani citato sopra, «indica non che l’ira di Dio si rivela sugli uomini, bensì “su ogni empietà e ogni ingiustizia” di quegli uomini. Quindi l’ira di Dio è rivolta all’empietà e non verso “quegli uomini” che la commettono, né verso i peccatori, bensì verso il peccato, verso il male, verso “l’empietà e l’ingiustizia”. Dio condanna il peccato, ma ha misericordia del peccatore».

ITALY QUAKE
AFP

L’abbandono di chi commette il male

Riguardo al concetto di castigo, nei versetti successivi, «troviamo una sorta di ritornello, che risulta chiarificatore per il nostro tema: “Dio li ha abbandonati” (letteralmente: “Dio li consegnò”)».

In quale modo dunque si attua l’ira di Dio nei confronti dei peccatori, idolatri e immorali? Innanzitutto Paolo «argomenta che non c’è un’azione diretta di Dio che interverrebbe a castigare, bensì Dio “consegna”, “abbandona” chi commette il male, rispettando la sua libertà e permettendo le conseguenze negative (riservandosi comunque di continuare a offrirgli la salvezza, cf. Rm 5,6-8). Non è Dio che interviene attivamente a castigare; invece è l’uomo che si sottrae alla benevolenza e alla protezione di Dio, il quale permette che ciò avvenga, per rispettare la libertà umana».

Isaia e Seneca

C’è d’altronde una sintonia con altri passi dell’Antico Testamento, nota Pulcinelli, come in Isaia: “Tu ti sei adirato quando abbiamo peccato contro di te. Le nostre iniquità ci portano via come vento. Ci hai consegnati in balia delle nostre colpe” (cf. Is 64,4-6); e nella letteratura sapienziale si legge: “Ognuno viene punito per mezzo di quelle cose con le quali pecca» (cf. Sap 11,16). Anche il pensiero stoico, con Seneca, afferma che «la massima punizione dei delitti sta in essi stessi”.

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni