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Un miracolo piccolo e biondo di nome Laura

LAURA

Gentileza

Dolors Massot - pubblicato il 24/06/20

“Mi state facendo preoccupare”

Per il marito di Carmen si è presentata allora una domanda cruciale: “Come dirlo a lei? In quei momenti ti rendi conto che hai il dovere di aiutarla a prepararsi alla morte”.

LAURA
Gentileza

“Sono entrato nella stanza di Carmen accompagnato da mia cognata Inma e le ho detto: ‘Tesoro, è possibile che ti trovi davanti a Dio’. Fino a quel momento Carmen non era consapevole della gravità della sua situazione, e mi ha detto: ‘Mi state facendo preoccupare’”. “Lì mi sono resa conto di tutto”, ha riferito Carmen.

“Quando lo vedrai, parlagli di noi”, ha proseguito Luis. “Preparati”.

“Non riuscivo a recitare il Padre Nostro”

È quindi arrivato un sacerdote per amministrarle il sacramento dell’unzione dei malati. “Stavo così male che non riuscivo a recitare il Padre Nostro”, ricorda Carmen. “Allora ho detto: ‘Signore, non riesco a pregare, ma ti offro quello che sto soffrendo’”.

Quella notte interminabile

Luis ha trascorso tutta la notte accanto a lei. “Era piena di tubi, e c’era una macchina che mostrava l’ossigeno nel sangue. Ricordo che 90 era il limite, e lei era molto al di sotto. Pregavo continuamente che aumentasse”.

In quell’ospedale valenciano, la terapia intensiva è vicino alla terapia intensiva neonatale, alla sala d’attesa e alla cappella. “È venuta molta gente e siamo stati accompagnati tanto, anche da persone che sono rimaste a dormire nella sala”, ricorda Luis.

“Non l’ho vissuto con angoscia”

“Riconosco di non aver vissuto quei giorni con angoscia”, confessa Luis. “Pensandoci a posteriori, sono convinto di essere stato sostenuto dalla preghiera di tante persone, e per questo ero sereno. Andavo in cappella, ma non sentivo una presenza speciale di Dio dentro di me, mentre ho notato la Sua vicinanza nelle persone che mi circondavano, e questo era quello che mi faceva andare avanti. Non mi hanno mai lasciato solo”.

Per Carmen è stato fondamentale il sostegno della sorella maggiore Inma. “Fisicamente è stata quella che mi è stata più accanto. È sempre stata il mio baluardo, ma in quei giorni mi ha aiutata in modo straordinario”.

Preghiere da tutto il mondo

“In seguito ci siamo resi conto che c’è stata gente che ha pregato in molti Paesi”, hanno detto Carmen e Luis. “La richiesta di preghiera via Whatsapp e via telefono ha fatto il giro del mondo: India, America Latina…”

I colleghi di lavoro di Aleteia si collegavano ogni giorno per videoconferenza da vari Paesi per recitare insieme il Rosario per Carmen.

“Da tutto quello che ci è accaduto emergono due cose molto chiare: il potere della preghiera e la gente che ci ha accompagnato”.

Dieci giorni in terapia intensiva

Carmen non è morta quella notte come prevedeva il medico, né quella successiva o quella ancora dopo. È rimasta dieci giorni in terapia intensiva, alla quale ne sono seguiti altri quindici in reparto.

La coppia afferma che mentre Carmen era in terapia intensiva sono accadute altre cose straordinarie: “Avvengono miracoli accanto ad altri miracoli”.

L’azione di Dio

“La mia malattia è stata l’occasione per far sì che Dio agisse in altre persone”. Carmen racconta ad esempio che “si è presentato un sacerdote con cui praticamente non avevo rapporti, e mi ha detto che quando lo avevano chiamato perché pregasse per me era sul punto di abbandonare tutto, il suo sacerdozio, la sua vocazione… Dio si è servito di questo per toccare il suo cuore e ricordagli la sua missione nella vita. ‘Hai salvato il mio sacerdozio’, mi ha detto”.

“Ci sono state anche riconciliazioni, gente che non si parlava da anni e che ha recuperato il rapporto familiare o di amicizia”.

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