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Conoscete la “roccia di San Michele”, luogo della battaglia contro il dragone rosso?

ISLA SJELLING

Flickr Chb1848 (CC-BY-SA-2.0)

La "roccia di Michele", o Skelling Micheal.

don Marcello Stanzione - pubblicato il 20/05/20

Fu il punto di partenza di San Michele arcangelo e delle sue schiere che si innalzarono in volo verso la terra ferma per aiutare San Patrizio a liberare l’Irlanda dai grandi rettili che l’infestavano

Skellig Michael (dal gaelico irlandese Sceilig Mhichìl, «roccia di Michele») è l’isola maggiore tra le due Skellig, si trova a circa diciassette chilometri dalle coste del Kerry, in Irlanda: sulla sua sommità vi è un monastero di origine cristiana costruito nel 588.

Fin dal lontano passato i pellegrini che raggiungevano Skellig Michael si dirigevano al needle’s eye, la «cruna dell’ago», il punto in cui, secondo la tradizione, sarebbe apparso l’arcangelo.

Sulla roccia per respingere i vichingi

L’isola è un luogo affascinante e ancora oggi conserva un’aura colma di sacralità, che viene amplificata dall’ambiente naturale e selvaggio in cui il vento e il mare risultano padroni assoluti di questa propaggine della fede.

Il monastero fu realizzato a partire dal VI secolo da parte di un gruppo di monaci che costruirono un’opera diversa dalle altre, arroccata sulla roccia in modo tale da ostacolare eventuali assalti dei vichinghi. Inoltre, questo baluardo del cristianesimo doveva anche svolgere il non facile ruolo di avamposto contro il paganesimo, che aveva nei culti delle pietre una delle sue espressioni più vivide.

Skelling Micheal

San Michele e San Patrizio

Secondo la tradizione, questo scoglio brullo e solo apparentemente inospitale, che la gente chiama la «roccia (o Guglia) di Michele», fu il punto di partenza di San Michele arcangelo e delle sue schiere che si innalzarono in volo verso la terra ferma per aiutare San Patrizio a liberare l’Irlanda dai grandi rettili che l’infestavano.

Il culto di Dagda

Ricordiamo che, nell’interpretazione cristiana dell’epoca, serpenti e creature mostruose erano metafore del paganesimo e di tutte quelle esperienze rituali che costituivano una spina nel fianco per gli evangelizzatori.

In Irlanda comunque il paganesimo, a discapito degli sforzi bicentenari degli evangelizzatori, successori di San patrizio, non era totalmente sradicato, e il culto di Dagda, il grande dio celtico che i Galli chiamavano taranis o Succelos, sopravviveva, localmente legato a un racconto mitico che l’opponeva a un serpente o a un dragone, simbolo del male, che Dagda uccide in un combattimento a cavallo.

La leggenda del dragone rosso

È senza dubbio per strappare a Dagda uno dei suoi santuari che i monaci hanno forgiato la leggenda di Skellig Michael.

Un dragone rosso, tutto coperto di scaglie ed estremamente feroce, porta la desolazione nella verde campagna, distruggendo tutto col suo soffio di zolfo e di fiamme. il dragone rosso è l’ancestrale immagine del male presso i celti come presso i cristiani. dei prodi guerrieri hanno osato affrontare il mostro, ma egli li ha uccisi. prima morale: non si combatte il diavolo con le armi umane, ma con la preghiera.

Si indice dunque un triduo, come a Siponto, come a Roma. e, forti dell’aiuto di Dio, i valenti guerrieri si portano coraggiosamente verso la tana del mostro. Ma là, qual è la loro sorpresa: il dragone rosso è morto. Egli giace stecchito, in fondo alla sua caverna. Vicino alla spoglia, delle armi d’argento, abbandonate dall’eroe che ha sconfitto la bestia. rispettosi, le raccolgono.

Il sogno del vescovo

Nella notte, il vescovo fa un sogno: San Michele gli appare, chiede che le sue armi siano portate, in pompa magna, nel suo più celebre santuario. il vescovo, subito, incarica quattro robusti giovani per questa lunga e pericolosa missione: andare al monte Gargano in Italia.

Si imbarcano e passano sul continente, poi, da lì, prendono la strada dell’Italia. Ma che succede? I quattro gagliardi giovani si sentono le gambe di piombo, si trascinano alla velocità di stanche lumache. Anche quando avanzano a un ritmo normale, si accorgono che stanno indietreggiando… diavolerie? No, avvertimento celeste!

II vescovo irlandese si è sbagliato sulle intenzioni dell’arcangelo: il suo più celebre santuario, è il monte in balia del mare che non si trova nel meridione d’Italia. Incapaci di andare più lontani della Normandia, convinti di compiacere San Michele, i giovani vanno a deporre le armi nell’abbazia francese. dimostrazione abbellita della filiazione diretta tra Mont-Saint-Micheal in Francia e Skellig Michael in Irlanda.

SAN MICHELE
Mentnafunangann I CC BY-SA 4.0

Il racconto di padre Cavaglieri

Il bergamasco padre Marcello Cavaglieri nel suo testo su San Michele stampato a Macerata nel 1680 e intitolato Il pellegrino al Gargano così descrive lo Skellig Michael al paragrafo 211: «ne paesi d’Irlanda uno spaventoso serpente spirava dalle fauci veleno così pestifero, che seccava l’herbe e gli alberi della campagna; uccideva le bestie e gli huomini, rendeva in somma que’ contorni inhabitabili. Il vescovo consultò il ricorso al divino aiuto, e fè precedere un triduano digiuno ad una messa di tutto il clero e di tutto il popolo, cò quali muniti di armi, e spirituali, e temporali, andò incontro alla gran bestia, e la trovò uccisa».

In seguito, al prelato che chiedeva al cielo la spiegazione di tale miracolo, apparve l’arcangelo Michele, che rivelò come il «pitone» fosse stato ucciso in seguito al suo intervento.

“Io sono l’arcangelo Michele”

Al par. 212 il sacerdote bergamasco riporta le parole del santo angelo:

«Io sono l’arcangelo Michele, che mi trovo incessantemente al cospetto di Dio per difendere le debolezze degli uomini. Sono stato io ad uccidere gloriosamente la bestia velenosa. le mie armi sono lo scudo e la spada: non che abbia bisogno di esse, ma le ho lasciate nel campo, perché gli uomini credano che con tali armi ci è stata concessa da dio la forza spirituale ed invisibile».

Meta di pellegrinaggio

L’autore riferisce anche che le armi furono trasferite poi sul Monte Tombe, in Normandia, con il quale, nel registrare gli aspetti del culto, opera un collegamento diretto e interessante sul piano religioso, storico e culturale. lo Skelling Michael divenne meta preferita di pellegrinaggio fino al XIII secolo e fu rinomato per il gravoso sforzo fisico al quale, per la dura salita, sottoponeva quanti volevano recarsi nel luogo sacro per l’espiazione dei loro peccati. L’ubicazione non cambiò nemmeno dopo che, essendo stato distrutto il monastero, nel corso del iX secolo, dai corsari normanni, venne ricostruito secondo le antiche forme che erano state stabilite dalla comunità monastica.

Lo Skellig Michael rimase un centro importante di pellegrinaggio anche dopo che, all’inizio del Xii secolo, la comunità monastica ebbe lasciato l’isolotto per la terra ferma.




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