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Beata Giovanna Maria Bonomo
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Un’ex Guardia Svizzera scrive le sue memorie su Giovanni Paolo II

Photo Courtesy of Mario Enzler

John Burger - pubblicato il 18/05/20

E quindi si è unito. Com’è andata? Quando è avvenuto il suo primo incontro con Giovanni Paolo II?

Quello che ha trasformato la mia mente e il mio cuore è stato il mio primo vero incontro con Papa Giovanni Paolo II. Mi trovavo nel Palazzo Apostolico, e mi hanno detto che stava per passare, per cui bisognava seguire il protocollo per rendere sicuro il luogo, chiudere la porta e bloccare l’ascensore perché nessuno arrivasse al terzo piano. Quando è arrivato ero sull’attenti. Si è fermato e mi ha guardato, e ha teso la mano come se volesse stringere la mia. E allora gliel’ho stretta, e lui mi ha detto “Lei dev’essere nuovo”, e io ho risposto “Sì, Sua Santità”, e mi sono presentato. E poi mi ha stretto la mano anche con la sua mano sinistra, stringendo la mia tra le sue, mi ha guardato e ha detto “Grazie per aver scelto di servire colui che serve”. E poi se n’è andato.

Quel giorno ho iniziato a capire: “È qualcosa di più grande di quello che pensavo. Quest’uomo è decisamente diverso da chiunque io abbia mai incontrato. Cosa voleva dire?” Penso che abbia letto nel mo cuore in un nanosecondo. Sapeva esattamente cosa doveva dire per far sì che io ascoltassi la sua voce.

Photo Courtesy of Mario Enzler

Nel periodo in cui lei ha servito sono accadute tante cose, con la caduta del Muro di Berlino e lo scioglimento dell’Unione Sovietica…

Oh, sì. Ero nel Palazzo Apostolico quando è venuto [il leader sovietico Mikhail] Gorbaciov. [Il leader polacco di Solidarność e successivo Presidente della Polonia] Lech Wałęsa è venuto più di una volta, in incognito, magari per pranzo.

Tornando a quando il suo nome ha iniziato a saltare fuori durante il conclave [quello che ha eletto Papa Karol Wojtyła nel 1978], sospetto che abbia capito che la sua leadership avrebbe potuto aiutare la sua Polonia natale – e tutta l’Europa Orientale – a sottrarsi alla tirannia [sovietica] e così via. Aveva una mente politica, era estremamente astuto. Ma era sempre concentrato sull’Eucaristia. Non penso che abbia mai fatto niente guidato dall’emozione. Lo guidava sempre l’intelletto.

Ero lì anche durante l’operazione Tempesta nel Deserto, quando [il generale Norman] Schwarzkopf [ha guidato l’invasione del Kuwait occupato dall’Iraq]. … C’era l’udienza del mercoledì. Avevo appena sentito alla radio che c’era stato l’attacco. Quando il Papa e monsignor Dziwisz sono usciti dall’udienza dovevano passare dove mi trovavo, nel Palazzo Apostolico, e Dziwisz mi ha chiesto “C’è qualche novità?”

“Sì, hanno attaccato”.

Si è voltato e lo ha detto al Papa. E ho visto una grande sofferenza sul volto di Sua Santità.

Il Papa aveva sempre gente a pranzo. A volte era l’ospite dell’ultima udienza, e si andava dal secondo piano al terzo per il pranzo. Se gli ospiti venivano solo per pranzo dovevano passare davanti a noi, e dovevamo farli passare attraverso un ascensore di servizio, perché potessero arrivare direttamente nell’appartamento. Vedevo molta gente venire per pranzo, ma all’epoca non ci facevo molto caso.

Ricorda qualche ospite in particolare?

Aveva una cara amica di nome Wanda Półtawska, che era stata in campo di concentramento [quello nazista di Ravensbrück]. I Tedeschi avevano sperimentato ogni tipo di veleno su di lei. Era molto vicina al Papa. Lei e il marito, a volte accompagnati da figli e nipoti, trascorrevano tutta l’estate [a Castel Gandolfo]. Li ho visti interagire. Penso che avesse un legame speciale con Wanda. Ho avuto il privilegio di testimoniarlo – il rapporto con una donna che rispettava e di cui si curava, e lei era una donna molto umile che aveva affrontato una grande sofferenza.

Il loro rapporto era come quello tra fratello e sorella. Si rispettavano e si amavano a vicenda attraverso Cristo.

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guardie svizzerelibrosan giovanni paolo ii
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