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Secondo Giovanni Paolo II, di cosa abbiamo più bisogno?

Photo by Sarah Gorham. Courtesy of the Saint John Paul II National Shrine

Suor Gaudia Skass, OLM - pubblicato il 22/04/20

È anche ciò che Gesù desidera donarci maggiormente

“Di nulla l’uomo ha bisogno quanto della Divina Misericordia – di quell’amore che vuol bene, che compatisce, che innalza l’uomo sopra la sua debolezza verso le infinite altezze della santità di Dio”. San Giovanni Paolo II lo ha detto durante il suo pellegrinaggio al santuario della Divina Misericordia di Cracovia nel 1997. Queste parole, ma ancor più la sua vita, ci mostrano la sua profonda comprensione del mistero del Cuore di Dio e del cuore umano.

Dal più profondo di noi gridiamo perché qualcuno ci guardi con empatia, comprendendo le nostre imperfezioni e le nostre lotte e vedendo al di là di esse. Consapevoli o meno, tutti i cuori umani stanno gridando a Dio misericordioso, il cui cuore è pieno di compassione nei nostri confronti. Non si scandalizza della nostra miseria. Non si stanca mai di perdonarci. È sempre pronto a effondere generosamente le sue grazie su di noi, ancor più di quanto osiamo chiedere.

Il mistero dell’amore misericordioso di Dio è quello su cui meditiamo in modo particolare in Quaresima e a Pasqua. La Passione, Morte e Resurrezione di Gesù ci parlano in modo potente dell’amore inconcepibile che Dio nutre per noi. Per coronare questi giorni sacri ci viene data la celebrazione della Domenica della Divina Misericordia l’ultimo giorno dell’Ottava di Pasqua.

San Giovanni Paolo II ha istituito la festa della Divina Misericordia per la Chiesa universale esattamente 20 anni fa, nel 2000; è morto alla sua vigilia cinque anni dopo, nel 2005; è stato beatificato nella Domenica della Divina Misericordia del 2011 e canonizzato nella solennità della Divina Misericordia del 2014. Chiunque riesca a leggere i segni lo faccia.

Stabilendo questa nuova festa nella Chiesa, San Giovanni Paolo II, il Papa della Misericordia, ha realizzato il desiderio espresso quasi 70 anni prima a Santa Faustina, a cui Gesù ha detto:

“Figlia Mia, parla a tutto il mondo della Mia inconcepibile Misericordia. Desidero che la festa della Misericordia sia di riparo e rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori. In quel giorno sono aperte le viscere della Mia Misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia Misericordia. L’anima che si accosta alla confessione ed alla santa Comunione, riceve il perdono totale delle colpe e delle pene. Che nessuna anima tema ad avvicinarsi a Me, anche se i suoi peccati fossero come porpora. Questa causa è Mia ed è scaturita dal seno della Santissima Trinità, che attraverso il Verbo vi fa conoscere l’abisso della Divina Misericordia. Desidero che questa Festa venga celebrata solennemente la prima Domenica dopo la Pasqua” (Diario, 699).

Il nostro mondo soffre per la mancanza di speranza, e affoga nel mare della depressione. Ne è un esempio la statistica pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: al mondo ogni 40 secondi una persona si toglie la vita! In contrasto con questo crescente livello di disperazione nella vita, il desiderio di Dio è che abbiamo la vita in pienezza, ora e sempre!

Le parole di Gesù tratte dal Diario di Santa Faustina sono piene di amore appassionato per i suoi figli. La parola “desidero” appare 306 volte nei suoi scritti, e già solo questo ci rivela il volto misericordioso di Dio, il cui amore è come un roveto ardente. Egli desidera che la festa della Misericordia sia un rifugio per tutte le anime. Il semplice riferimento a un rifugio implica chiaramente che siamo minacciati, che c’è un nemico pericoloso che si aggira come un leone cercando qualcuno da divorare (1 Pietro 5, 8). Il nostro nemico è reale, ma in genere resta nascosto, e quindi è ancor più pericoloso. Oltre a questo nemico spirituale, siamo minacciati dal mondo che ci circonda, che spesso sottovalutiamo, e dalle nostre inclinazioni e scelte personali peccaminose, che troppo spesso giustifichiamo.

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