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Sapete che invocando San Vincenzo Ferreri, si è fermato il colera a Napoli?

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Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 08/04/20

Di "O munacone" si raccontano decine di miracoli, finiti nel processo di canonizzazione. Tra cui l'intervento durante l'epidemia del 1836 a Napoli

San Vincenzo Ferreri detto “‘O Munacone” è stato un presbitero ed un predicatore spagnolo. Nacque a Valencia il 23 gennaio 1350, da una nobile famiglia vicina alla casa reale di Barcellona ed ancora giovanissimo entrò nell’Ordine dei Domenicani; proseguì i suoi studi nella città catalana, Lleida e Tolosa fino a tornare, nel 1385, a Valencia dove insegnò teologia.

La presunta guarigione di Gesù e San Domenico

Conobbe a corte Pero de Luna che, pochi anni dopo, in seguito allo Scisma d’Occidente, fu eletto Papa assumendo il nome di Benedetto XIII e lo volle come suo confessore personale nominandolo penitenziere apostolico. Nonostante il prestigio che ne sarebbe derivato, il santo decise di rifiutare la carica.

Durante l’assedio di Avignone, il frate cadde gravemente malato e, leggenda narra, venne guarito da Gesù e San Domenico che gli avrebbero ordinato di predicare e convertire le folle in attesa dell’imminente giudizio universale.

Miracoli da record

Da quel momento iniziò un lungo pellegrinaggio in cui si dedicò alla predicazione itinerante tra l’Europa occidentale e la penisola iberica, durante il quale convertì numerosi peccatori, oltre che musulmani ed ebrei, e compì centinaia di resurrezioni: sono stati accertati più di ottanta miracoli al momento del processo di canonizzazione, primato assoluto nella storia della Chiesa. Morì il 5 aprile 1420, seicento anni fa.

Il colera

San Vincenzo Ferreri è compatrono di Napoli insieme ad altri 51, di cui sette spagnoli, e patrono del Rione Sanità, conosciuto con l’appellativo di “‘O Munacone”. La sua statua è conservata nella Basilica di Santa Maria della Sanità.

La città è molto legata a San Vincenzo per la grazia ricevuta durante l’epidemia di colera del XIX secolo. Secondo le cronache dell’epoche, nel 1836 la statua fu portata in processione in occasione dell’ennesima epidemia da cui venne sconvolta la città e, grazie all’intercessione del Santo, il contagio terminò prodigiosamente. “Evviva San Vincenzo! Evviva ‘o Munacone!”, urlava la gente nei quartieri.


ST ANTHONY OF PADUA

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Il primo rito: “trase e jesce”, il 5 aprile

E da questo evento miracoloso, ogni 5 aprile, giorno della sua morte, dopo la funzione presso la chiesa, vi è il rito “trase e jesce” dedicato al santo, in cui la statua del patrono viene portata in spalla dai membri delle associazioni cattoliche locali e, saltellando a ritmo, viene fatta entrare ed uscire per tre volte di seguito dall’entrata della chiesa.

Il secondo rito: i bambini-frati, nel primo martedì di luglio

Una seconda celebrazione ha luogo durante il primo martedì di luglio, in ricorrenza del periodo in cui secondo la tradizione avvenne il miracolo: i bambini vestiti da fraticelli domenicani e le bambine da contadinelle accompagnano la processione, terminata questa ritualità seguono festeggiamenti canori e pirotecnici (Vesuvio Live, 5 aprile).




Leggi anche:
Il vescovo santo che durante il colera negò la Comunione

Tags:
epidemiamiracolinapoli
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