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Inizia una Settimana Santa atipica: oggi è festa!

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Pascal Deloche / Godong

padre Carlos Padilla - pubblicato il 06/04/20

Anziché rallegrarmi di quei rami gettati ai piedi del Maestro, mi copro di tristezza... Non può essere!

Inizio a camminare verso la Pasqua con una nuova Domenica delle Palme. Arrivo con Gesù alle porte di Gerusalemme. Risuonano in me le parole che i discepoli hanno detto a Gesù quando voleva andare a Betania dal suo amico Lazzaro:

“Maestro, proprio adesso i Giudei cercavano di lapidarti, e tu vuoi tornare là?”

Hanno paura. Gesù sembra non averne. E anche nella paura non lo lasciano solo:

“Tommaso, detto Didimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi, per morire con lui!»”

Neanch’io voglio lasciarlo solo in mezzo alle mie paure, in mezzo al mio dolore, nell’oscurità di quest’epoca. Guardo la solitudine della mia stanza, della mia cella, convinto che Gesù cammini con me tra tante paure, quando nulla è chiaro.


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Viviamo una Settimana Santa atipica, fuori dal normale. Una Settimana Santa senza processioni, senza lavanda di piedi, senza abbracci pasquali, senza baci sui piedi piagati di Gesù, senza abbracci allegri il Giovedì Santo in quell’Ultima Cena, senza la possibilità di comunicarsi e di ricevere Gesù che si fa carne per la prima volta in quel pane spezzato.

Tutto è tanto diverso e allo stesso tempo simile a quella prima Settimana Santa. È la stessa settimana santa di allora, e anche la stessa Pasqua di Resurrezione.

Forse ho più paura che mai di arrivare a questi giorni. Questa malattia e le sue cifre mortali mi fanno vivere con paura. Mi spaventa l’idea di ammalarmi, che si ammalino le persone a me care.

Tutta questa insicurezza mi avvicina alla paura dei discepoli in quei giorni in cui camminavano per le strade di Gerusalemme. La paura dei nemici di Gesù. La paura di una morte che sembra inevitabile. Gesù sfida la sua sorte.

Perché devono andare a Gerusalemme? È la Pasqua ebraica, ma è molto pericoloso. Troppo. Perché rischiare la vita? Gesù sembra un incosciente che affronta l’odio dei suoi nemici. Lì, a Gerusalemme, l’odio sembra tanto forte, tanto crudele.

Inizio questi giorni con la paura. Una minaccia invisibile, non la vedo. Quanto è strano camminare da solo unito a tanti che non vedo! Mi sembra strana quella compagnia spirituale tanto reale, tanto vera e allo stesso tempo così poco tangibile.

Inizio a percorrere i giorni dalla Domenica delle Palme. Mi avvicino alla porta dalla quale sono entrati quel giorno pieni di gioia gettando mantelli e rami di palma ai piedi del Maestro.

Vedo che il cuore trema di nuovo, perché mi rendo conto della povertà della mia gioia in quei giorni ancora non pasquali. Una gioia molto instabile. Come quella che vivo ogni giorno, ogni ora. Una gioia sostenuta da un’attesa impaziente.

Questa pandemia mi ha fatto palpare la croce di Cristo in modo più tangibile. Sento sulla mia pelle il dolore crudele dei malati, dei familiari, dei medici, degli ausiliari, degli amici.

Penso alla distanza imposta, che mi separa di almeno un metro da chi amo di più, o a uno schermo. Quella distanza insuperabile.

Percepisco la paura, quella stessa paura dei discepoli che camminano con Gesù verso Gerusalemme. Pensano che possa essere l’ultima volta che lo vedono.

Alcuni vogliono ucciderlo. Lo hanno deciso i farisei. È quella stessa paura che ho io di perdere la vita. Forse mai prima d’ora la possibilità di perdere la vita è stata per me così tangibile.


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Vedo che si può morire, perdere i propri sogni, i propri progetti. Mai come in questa Quaresima avevo toccato la morte in questo modo, nella sua radice, tanto da vicino.

E per questo ora, percependo che arrivo a quella Gerusalemme in festa, mi si riempie il cuore di uno strano timore. Come se i venti portassero cattive notizie, cattivi auspici. O come se all’improvviso avessi nel cuore uno strano presagio.

O forse sto peccando di pessimismo. Anziché rallegrarmi con quei rami gettati ai piedi del Maestro mi copro di tristezza.

Non può essere. Oggi è un giorno di festa. Voglio imparare a sorridere. A sorridere mentre attraverso le porte gremite di gente. Tutti acclamano Gesù come il Messia. È strano.

Poi vorranno ucciderlo.

Ho paura della morte. Non voglio rimanere solo. Non voglio soffrire. Accarezzo i chiodi della croce. E il sangue di Gesù. Il dolore che lacera l’anima. Sento che non sono capace di portare in pace la sofferenza, questo odore di morte.

Questa Quaresima mi ha insegnato a prendere tutto con più pace, con meno paura. Confido in Gesù perché non mi lascia mai solo.

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