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Spiritualità
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Celebrare in casa la Domenica delle Palme

NIEDZIELA PALMOWA

Pascal Deloche / Godong

Aleteia - pubblicato il 04/04/20

Per santificare degnamente questo momento capitale dell'Anno Liturgico, Aleteia col concorso della rivista Magnificat vi propone questa celebrazione domestica della Parola di Dio.

Indicazioni per la benedizione delle palme (o dei ramoscelli d’ulivo):

  • Palme e/o ramoscelli d’ulivo dovranno essere stati preparati in anticipo.
  • Per chi dispone di un giardino.
    • Può essere difficile, specie in alcune regioni, procurarsi sia le palme sia lo stesso ulivo: i rami di qualunque albero o arbusto, però, possono fare alla bisogna (a condizione che siano verdi e dotati di foglie). La liturgia ha scelto foglie sempreverdi per indicare la vita nuova che trionfa sulla morte, ma si potranno scegliere, in ordine di preferenza:

      • palme (attenzione a tagliare bene le spine);
      • olive;
      • agrumi;
      • abete;
      • tasso;
      • salice;
      • forsizia;
      • pruno;
      • ciliegio.
  • Per chi non dispone di un giardino.
    • Se si è appena in due o tre persone, dei ramoscelli di una bella pianta verde faranno alla bisogna.
    • Altrimenti si potranno disegnare su cartone o cartoncino dei rami di palma che, se possibile, verranno colorati di verde. Se il supporto è sufficientemente solido da tenersi, si potrà anche ritagliare la palma con le forbici. Ognuno si munirà del suo ramoscello o della sua palma per la benedizione.
  • Alla fine della celebrazione si potrà organizzare una piccola processione per andare a mettere un ramoscello su ogni crocifisso presente in casa. Si potrà fare lo stesso – va da sé – con i manufatti in cartoncino o cartone.

Indicazioni per la lettura del Passio dal Vangelo secondo san Matteo:

  • La lettura odierna è particolarmente bella e coinvolgente: converrà servirsene bene sforzandosi di leggerla con la massima espressività possibile, a voce alta e chiara e con bella dizione.
  • Ci si dovrà suddividere il testo in anticipo secondo i ruoli della lettura:
    • X = Gesù;
    • L = Lettore;
    • D = Discepoli e amici;
    • A = Altri personaggi.
  • Ove si sia appena in tre, il Lettore (L) leggerà anche le parti degli Altri personaggi (A).
  • Ove si sia appena in due, il Lettore (L) leggerà anche le parti degli Altri personaggi (A) e di Discepoli e amici (D).
  • Ogni lettore dovrà esprimere (con giusta moderazione) le intonazioni competenti allo svolgimento del dramma sacro.
  • Sarà bene che ciascuno prepari in anticipo la parte che gli viene affidata.

Indicazioni per l’uso complessive:

  • Se si è soli, è preferibile leggere semplicemente le letture e le orazioni della messa della domenica nel messalina e/o seguire la messa in televisione.
  • Questa celebrazione richiede la presenza di almeno due persone.
  • La si può fare dal sabato sera (celebrazione vigiliare) alla domenica sera, ma la domenica mattina resta comunque il momento più appropriato.
  • La celebrazione è particolarmente adatta a un quadro famigliare, amicale e di vicinato. Tuttavia, nel rispetto delle misure di isolamento, non si inviteranno amici né vicini ove questo sia proibito (e quand’anche lo si faccia, si presterà la massima attenzione al rispetto delle misure di prevenzione).
  • Si collocano sedie per il numero necessario davanti a un angolo di preghiera, rispettando la distanza di un metro l’una dall’altra.
  • Una semplice croce, o un crocifisso, deve sempre campeggiare sulla parete.
  • Si accendono una o più candele, da porre su supporto non combustibile (candelieri, piattini in porcellana) e si sta bene attenti a spegnerle alla fine della celebrazione.
  • Se si possiede un giardino, se ne raccolgono fiori, la cui presenza è particolarmente indicata in vista della gioia pasquale.
  • Si designa la persona che condurrà la preghiera (in ordine di priorità: un diacono, un laico istituito in un ministero laicale [lettore o accolito], il padre o la madre di famiglia).
  • Colui che conduce è anche colui che stabilisce la durata dei momenti di silenzio.
  • Si designano dei lettori per le letture.
  • Si prepara in anticipo la Preghiera dei Fedeli (a seguire c’è un modello) e si designa la persona che la leggerà.
  • Si possono preparare dei canti appropriati.

Domenica delle Palme e della Passione

Celebrazione della Parola

«Cristo si è fatto obbediente per noi fino alla morte e alla morte di croce»

Tutti siedono. Colui che guida la celebrazione prende la parola:

Fratelli e sorelle,
stamane [o “stasera”], in questa Seconda Domenica di Passione circostanze eccezionali ci impediscono di partecipare alla celebrazione dell’Eucaristia. Sappiamo bene, tuttavia, che quando ci riuniamo per pregare nel suo Nome Cristo Gesù è presente in mezzo a noi. Parimenti crediamo che quando si legge la Scrittura in Chiesa, è lo stesso Verbo di Dio a parlarci. La sua Parola è allora vero nutrimento per la nostra vita.

Ecco perché adesso tutti insieme, in comunione con l’intera Chiesa, ci mettiamo all’ascolto di questa Parola che salva.

Pausa

La Domenica delle Palme ci invita a passare dall’angoscia alla speranza, dalla paura al dono di sé e così, di passaggio in passaggio, ad avanzare verso la verità di Pasqua.

In questi giorni di prova prendiamo coscienza, dolorosamente, dei nostri limiti e delle nostre fragilità.

Tuttavia non ne dubitiamo: quel che Gesù diceva ieri a san Paolo egli lo dice anche oggi a ciascuno di noi: «Ti basta la mia grazia, perché la mia forza si manifesta al meglio nella tua debolezza».

Pausa

Dopo un adeguato momento di silenzio, tutti si alzano e si segnano dicendo:

℣.: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

℟.: Amen.

BENEDIZIONE DELLE PALME

Si prendono in mano i rami preparati (o quel che ne fa le veci), li si alzano in cielo facendoli ondeggiare e si canta l’antifona d’ingresso (Pueri Hæbreorum) o il Sanctus su un’aria nota, in italiano o in latino:

Santo, Santo, Santo, il Signore Dio dell’universo!
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.
Osanna nell’alto dei cieli!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Osanna nell’alto dei cieli!

Sanctus, Sanctus, Sanctus Dominus Deus Sabaoth.
Pleni sunt cœli et terra gloria tua.
Hosanna in excelsis.
Benedictus qui venit in nomine Domini.
Hosanna in excelsis.

Si tengono sempre in mano i rami, davanti a sé, e colui che guida la preghiera, a mani giunte dice la preghiera di benedizione:

Accresci, o Dio, la fede di chi spera in te, e concedi a noi tuoi fedeli, che rechiamo questi rami in onore di Cristo trionfante, di rimanere uniti a lui, per portare frutti di opere buone. Per Cristo nostro Signore.

Amen.

VANGELO

Si resta in piedi e il Lettore legge il Vangelo delle Palme.

Evangelo di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo [Mt 21,1-11]

Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma”».
I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».
Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».

Alla fine della lettura, si acclama nuovamente al Signore cantando la seconda parte del Sanctus, in italiano o in latino:

Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Osanna nell’alto dei cieli!

Benedictus qui venit in nomine Domini.
Hosanna in excelsis.

Si depongono i ramoscelli in luogo apposito e ci si siede. Colui che guida la preghiera riprende la parola e invita tutti al raccoglimento:

O Gesù, nel cuore di questa celebrazione delle Palme abbiamo appena fatto memoria del tuo ingresso trionfale a Gerusalemme, ed abbiamo unito lo slancio dei nostri cuori e il suono delle nostre voci per acclamarti con un solo cuore e un solo spirito con la tua Chiesa.

Sì, vogliamo celebrarti un trionfo – a te che vieni nel nome del Signore, o Gesù, nostro fratello e nostro Dio –: facci la grazia di non perdere mai di vista la verità di Pasqua, quella che tu ci insegnerai nel corso della tua Passione. Eccola qui, la verità di Pasqua: il trionfo cristiano passa sempre per una croce e per il dono amante della propria vita. Fino alla fine.

Pausa

Adesso ci prepariamo ad aprire i cuori alla Passione del Signore, facendo silenzio.

Sempre seduti, ognuno china il capo e chiude gli occhi per aiutare il raccoglimento. Si tiene il silenzio per alcuni minuti.
Colui che guida la preghiera rompe quindi il silenzio e invita i partecipanti ad alzarsi dicendo: 

All’ingresso del Signore nella Città santa, i bambini – portando rami di palma e d’altri alberi – annunciavano la risurrezione. Con loro cantiamo:

Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Osanna nell’alto dei cieli!

Benedictus qui venit in nomine Domini.
Hosanna in excelsis.

L’incaricato della prima lettura (e del salmo, ove manchi un salmista che lo intoni) resta in piedi, mentre il secondo resta seduto.

PRIMA LETTURA 
Is 50,4-7
Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare confuso

Dal libro del profeta Isaia

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.


Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.

Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.

Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.

Parola di Dio 

Rendiamo grazie a Dio

Il salmista (se c’è chi intoni e che dunque sia distinto dal primo lettore) si alza, gli altri restano seduti.

SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 21

℣.: Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato? ℟.

Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!». ℟.

Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa. ℟.

Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto. ℟.

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d’Israele. ℟.

L’incaricato della seconda lettura (e dell’acclamazione al Vangelo, ove manchi un cantore che la intoni) resta in piedi, mentre tutti gli altri siedono.

SECONDA LETTURA 
Fil 2,6-11
Cristo umiliò sé stesso, per questo Dio lo esaltò

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi

Cristo Gesù,
pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.

Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

℣.: Parola di Dio 

℟.: Rendiamo grazie a Dio

CANTO AL VANGELO (Gv 11,1-45 [forma breve: Gv 11,3-7.17.20])
Io sono la risurrezione e la vita

Tutti si alzano in piedi per l’acclamazione (quaresimale) alla lezione evangelica

Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!

Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome. [cf. Fil 2,8-9]
.

Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!

Per la lettura del Passio, si adottano le disposizioni prese in anticipo (per la legenda delle sigle cf. supra). La forma breve sarà da preferirsi nel caso in cui la presenza di bambini molto piccoli renda difficoltosa la tenuta dell’attenzione (ad ogni modo i bambini potranno sedere, data la lunghezza della lettura). Il lettoreL introduce con semplicità:

Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo

E prosegue:

L In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse:

D «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?».

L E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero:

D «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?».

L Ed egli rispose:

X «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”».

L I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse:

X «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».

L Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli:

D «Sono forse io, Signore?».

L Ed egli rispose:

X «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».

L Giuda, il traditore, disse:

D «Rabbì, sono forse io?».

L Gli rispose:

X «Tu l’hai detto».

L Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse:

X «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo».

L Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo:

X «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio».

L Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro:

X «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: “Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».

L Pietro gli disse:

D «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai».

L Gli disse Gesù:

X «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte».

L Pietro gli rispose:

D «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò».

L Lo stesso dissero tutti i discepoli.
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli:

X «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare».

L E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro:

X «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me».

L Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo:

X «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».

L Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro:

X «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole».

L Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo:

X «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà».

L Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro:

X «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

L Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo:

D «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!».

L Subito si avvicinò a Gesù e disse:

D «Salve, Rabbì!».

L E lo baciò. E Gesù gli disse:

X «Amico, per questo sei qui!».

L Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse:

X «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?».

L In quello stesso momento Gesù disse alla folla:

X «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti».

L Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.
Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono:

A «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”».

L Il sommo sacerdote si alzò e gli disse:

A «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?».

L Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse:

A «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio».

L Gli rispose Gesù:

X «Tu l’hai detto; anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo».

L Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo:

A «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?».

L E quelli risposero:

A «È reo di morte!».

L Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo:

A «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».

L Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse:

A «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!».

L Ma egli negò davanti a tutti dicendo:

D «Non capisco che cosa dici».

L Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti:

A «Costui era con Gesù, il Nazareno».

L Ma egli negò di nuovo, giurando:

D «Non conosco quell’uomo!».

L Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro:

A «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce».

L Allora egli cominciò a imprecare e a giurare:

D «Non conosco quell’uomo!».

L E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.
Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo:

D «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente».

L Ma quelli dissero:

A «A noi che importa? Pensaci tu!».

L Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero:

A «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue».

L Tenuto consiglio, comprarono con esse il “Campo del vasaio” per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato “Campo di sangue” fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore».

[Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo:

A «Sei tu il re dei Giudei?».

L Gesù rispose:

X «Tu lo dici».

L E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla.
Allora Pilato gli disse:

A «Non senti quante testimonianze portano contro di te?».

L Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse:

A «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?».

L Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire:

A «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua».

L Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro:

A «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?».

L Quelli risposero:

A «Barabba!».

L Chiese loro Pilato:

A «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?».

L Tutti risposero:

A «Sia crocifisso!».

L Ed egli disse:

A «Ma che male ha fatto?».

L Essi allora gridavano più forte:

A «Sia crocifisso!».

L Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo:

A «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!».

L E tutto il popolo rispose:

A «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli».

L Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano:

A «Salve, re dei Giudei!».

L Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei».
Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo:

A «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!».

L Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano:

A «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!».

L Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce:

X «Elì, Elì, lemà sabactàni?»,

L che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano:

A «Costui chiama Elia».

L E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano:

A «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!».

L Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano:

A «Davvero costui era Figlio di Dio!».]

L Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.
Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatèa, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria.
Il giorno seguente, quello dopo la Parascève, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo:

A «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore, mentre era vivo, disse: “Dopo tre giorni risorgerò”. Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: “È risorto dai morti”. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!».

L Pilato disse loro:

A «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete».

L Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.

Nessuna acclamazione conclude la lettura.
Tutti si siedono e colui che guida ripete lentamente, riproponendo all’attenzione dei presenti la clausola:

«Davvero costui era Figlio di Dio!»

Si osservano cinque minuti di silenzio per una meditazione personale e silenziosa. 

Poi tutti si alzano e professano la fede della Chiesa recitando il simbolo apostolico:

Io credo in Dio, Padre onnipotente,
Creatore del cielo e della terra.
E in Gesù Cristo, Suo unico Figlio, nostro Signore,
il quale fu concepito di Spirito Santo,
nacque da Maria Vergine,
patì sotto Ponzio Pilato,
fu crocifisso,
morì e fu sepolto; discese agli inferi;
il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo,
siede alla destra di Dio Padre onnipotente:
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.

Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica,
la comunione dei santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna.

Amen.

Tutti restano in piedi e si svolge la Preghiera Universale, secondo lo schema approntato [in alternativa si possono utilizzare le parole che proponiamo di seguito].
Colui che guida la preghiera dice:

Gesù, re dei secoli, entra a Gerusalemme e cammina verso la propria morte. Imploriamolo:

℣.: Dimentica il nostro peccato e abbi pietà di noi. ℟.

Gesù, figlio di Davide, ti ammanetteranno come un ladro. ℟.

Gesù, figlio di Davide, ti butteranno fuori dalla città come un profeta. ℟.

Gesù, figlio di Davide, sarai immolato come un agnello. ℟.

Gesù, Salvatore, hai voluto soffrire per i colpevoli laddove eri innocente. ℟.

Gesù, Salvatore, tu che sei venuto facendo il bene, vieni a guarire quelli che soffrono negli ospedali. ℟.

Gesù, Salvatore, tu che hai consolato Marta e Maria, vieni a sostenere quanti sono nel lutto senza poter accompagnare i loro cari. ℟.

Gesù, Figlio dell’uomo e Figlio di Dio, fa’ entrare nella Gerusalemme celeste quanti sono stati strappati a questa vita. ℟.

A seguire, ciascuno può far seguire intenzioni proprie e spontanee, alle quali si risponde con la medesima acclamazione finora usata. Alla fine, colui che guida introduce alla preghiera del Signore: 

Obbedienti alla Parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento, osiamo dire:

Padre Nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome.

Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà,
come in cielo, così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano
e rimetti a noi i nostri debiti,
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

[aggiungendo immediatamente (ossia senza l’embolismo della celebrazione eucaristica)]

Perché tuo è il regno,
tua la potenza e la gloria
nei secoli.

Colui che guida invita allora gli altri alla condivisione di un gesto di riconciliazione e di pace: 

Abbiamo appena unito le nostre voci a quella del Signore Gesù per rivolgerci al Padre. Siamo figli nel Figlio.
Nella carità che ci unisce gli uni agli altri, rinnovati dalla parola di Dio, possiamo scambiarci un gesto di pace, segno della comunione che riceviamo dal Signore.

A questo punto tutti si scambiano (a distanza!) un gesto di pace: un inchino profondo o anche (se si sta soli in famiglia) un bacio.

Ci si siede

COMUNIONE SPIRITUALE

Colui che guida dice:

Poiché non possiamo ricevere la comunione sacramentale, dal momento che non è stata celebrate l’eucaristia, seguiamo l’invito di Papa Francesco a praticare la comunione spirituale, chiamata anche “comunione di desiderio”.

Il Concilio Tridentino ci ricorda che essa «consiste in un ardente desiderio di nutrirsi del Pane celeste, con una fede viva che agisce mediante la carità e che ci rende partecipi dei frutti e delle grazie del Sacramento».

Il valore della nostra comunione spirituale dipende quindi dalla nostra fede in Gesù nostro salvatore e redentore e sul nostro desiderio di unirci a lui per mai da lui essere separati.

In questo spirito, vi invito adesso a inchinare il capo, a chiudere gli occhi e a raccogliervi. 

Silenzio

Ai tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro e ti offro il pentimento del mio cuore contrito che si abissa nel suo nulla e nella Tua santa presenza. Ti adoro nel Sacramento del Tuo amore, desidero riceverti nella povera dimora che ti offre il mio cuore. In attesa della felicità della comunione sacramentale, voglio possederti in spirito. Vieni a me, o mio Gesù, che io venga da Te. Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere, per la vita e per la morte. Credo in Te, spero in Te, Ti amo. Così sia.

Si serba il silenzio per altri cinque minuti.

Quindi si intona un cantico per rendere grazie.

Ci si mette in piedi e colui che guida recita, a nome di tutti, la formula di benedizione:

Per l’intercessione di san N. [patrono/a della comunità parrocchiale], di tutte le sante e i santi di Dio,
il Signore della perseveranza e del coraggio ci dia di manifestare con tutta la nostra vita lo spirito di sacrificio, di compassione e di amore di Cristo Gesù.
E così, nella comunione dello Spirito Santo, renderemo gloria a Dio, padre del nostro Signore Gesù Cristo, per tutti i secoli dei secoli.

℟.: Amen.

BENEDIZIONE FINALE

Tutti insieme, rivolti verso la Croce e a mani giunte, invochiamo la benedizione del Signore:

Ci benedica il Signore
e ci protegga.

Il Signore faccia brillare il suo volto su di noi
e ci sia propizio.

Il Signore rivolga su di noi il suo volto
e ci conceda pace (cf. Nm 6,24-26)

Tutti si segnano. Poi i genitori possono tracciare il segno della croce sulle fronti dei figli.

Si può chiudere la celebrazione cantando un’antifona mariana

Ave, Regina cælorum
Ave, Domina Angelorum,
Salve radix, salve, porta, Ex qua mundo lux est orta.
Gaude, Vírgo gloriosa, Super omnes speciosa;
Vale, o valde decora
Et pro nobis Christum exora.

Per continuare la santificazione della festa, sarà cosa buona rinnovare la venerabile tradizione dei vespri domenicali celebrando, verso la fine del pomeriggio, la Liturgia delle Ore che si troverà a questo link.

Per la Settimana Santa, vi proporremo formulari sempre più ricchi per aiutarvi a celebrare, malgrado tutto, i tempi forti della nostra vita cristiana, per la gloria di Dio e la salvezza del mondo.

[traduzione dal francese e adattamento a cura di Giovanni Marcotullio]

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