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Perché la malattia? La risposta di Gesù

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Hans Lucas via AFP

padre Carlos Padilla - pubblicato il 03/04/20

Il coronavirus ci ha avvicinati molto alla malattia e all'agonia, alla solitudine e all'isolamento, ma in realtà questa sofferenza fa parte della vita. Ne conoscete il senso?

Mi colpisce il dolore di chi soffre. Il dolore dei malati soli. Grido a Dio perché mi ascolti: “Signore, ascolta il mio grido; siano le tue orecchie attente al mio grido d’aiuto! Se tieni conto delle colpe, Signore, chi potrà resistere? Ma presso di te è il perdono, perché tu sia temuto. Io aspetto il Signore, l’anima mia lo aspetta; io spero nella sua parola. L’anima mia anela al Signore più che le guardie non anelino al mattino, più che le guardie al mattino”.

Questa supplica mi commuove. È quella di tanti che oggi soffrono per la malattia e l’isolamento. Per la solitudine e l’agonia. Ci sono tante persone malate…

Quanta gente che amo è malata! Quanta gente che Gesù ama! Il mio cuore trema come quello di Gesù. L’amore mi fa soffrire per la malattia di quelli che amo.

La malattia è la cosa più opposta alla vita. La salute è quel dono che tanto apprezzo. Ritengo normale essere sano. Questa pandemia è venuta a spezzare tutte le mie sicurezze. La mia salute, quella degli altri…

E la malattia dell’altro non solo mi fa male, ma è anche una minaccia per la mia vita. Posso recludermi per la mia sicurezza. Non posso aiutare. Farlo è pericoloso. Mi sento impotente.

Non posso accompagnare il malato, non posso sostenerlo con la mia presenza fisica, non posso calmarne i dolori, non posso esortarlo nelle sue paure.

Posso farlo solo se c’è uno schermo tra noi. Per non ammalarmi. Per non far ammalare altri. Una malatia che mi unisce e mi separa allo stesso tempo. Risveglia la mia solidarietà, il mio desiderio di pregare per il malato, di accorrere in suo aiuto con i mezzi possibili.

La malattia fa sempre male, ma ora che è così estesa mi inquieta e mi rende insicuro. Quando finirà tutto questo?, supplico Dio nella mia impotenza.

Se venisse ed eliminasse il dolore di tanti in un colpo solo… ma i tempi di Dio non sono i miei. Cosa mi vuole dire Dio in questa pandemia?

“Questa malattia non è per la morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio sia glorificato”, spiega Gesù nel Vangelo.

Mi costa decifrare il senso di queste parole. La mia vita è per la vita eterna. Una malattia che non mi distrugge. Sono chiamato a vivere per sempre. La malattia non mi toglie la vita.

Voglio imparare a vivere questo tempo con pace, senza inquietarmi. Gesù è in cammino. Ha aspettato più di quanto volessi. Ma viene nel mio dolore, nella mia pena. Viene a sostenermi nella mia malattia. Gesù mi ama.

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Reprodução Redes Sociais

Il suo amore è una certezza nella mia vita. La mia malattia, il mio dolore, lo commuovono. Me ne sono accorto. Non vuole che io sia malato. Non vuole che io muoia. Vuole che viva con speranza.

La malattia fa parte della mia vita, del mio cammino. Questo tempo non è una parentesi, in cui tutto si paralizza. È questa la mia tentazione. Pensare che sia una parentesi.

Credo che sia piuttosto una scuola per imparare a vivere la mia malattia e quella dei miei cari. A vivere con speranza nella disperazione.

Ad avere uno sguardo fiducioso quando la mia tentazione è quella di diffidare. Penso che Gesù non verrà, ma non è vero. Ritarda soltanto. Viene nel mio dolore perché mi ama.

Non riesco a credere all’amore che Dio ha per me. Per questo mendico tanto l’amore degli uomini. Vivo supplicando di essere amato.

In questo tempo di solitudine guardo Gesù nella mia vita. Egli viene ad accompagnarmi. Vuole camminare con me perché mi ama. Questa scuola mi insegna a vivere. Quando tutto finirà, il mio cuore sarà diverso. Ne sono certo.

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