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Coronavirus, 6 sacerdoti morti a Bergamo. Il vescovo: prova estremamente dolorosa

COFFIN-GRAVE-FUNERAL
Tuomas Kallio/Shutterstock
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Nell’inferno della bergamasca ci sono anche note positive: 20 sacerdoti nel giro di qualche giorno sono migliorati e altri sono già dimessi dall’ospedale

«Pur essendo noi molto numerosi il numero dei sacerdoti morti questa settimana e quello di coloro che sono ancora in una situazione particolarmente grave è veramente elevato».

Lo ha detto il vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, in un’intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei, sull’emergenza Coronavirus.

«A conforto deve dire anche che questa settimana – ha aggiunto il vescovo di Bergamo – 20 sacerdoti nel giro di qualche giorno sono migliorati notevolmente e altri sono già usciti dall’ospedale. Questo è un segno che ci conforta molto. Stiamo vivendo questa pena condividendola con quella delle nostre comunità insieme al numero dei contagiati, dei malati e un elevato numero di morti. Non siamo separati dalla nostra comunità nemmeno nel passaggio della morte».

LEKARZE
Mateusz Grochocki/EAST NEWS

Il dramma di Bergamo

La situazione in provincia di Bergamo resta drammatica. Centinaia i contagiati ogni giorno, e centinaia sinora anche i morti dall’inizio dell’epidemia. Gli ospedali sono in grande difficoltà e lo stesso sindaco del capoluogo Giorgio Gori ha ammesso che per alcuni malati non c’è neppure la possibilità di andare in terapia intensiva, poichè i posti disponibili sono saturi in tutti i nosocomi della bergamasca. Il Cimitero Monumentale della città resta ingolfato di bare, come avevamo documentato qualche giorno fa.

La sofferenza della messa

«In questi ultimi 15 giorni – ha proseguito il vescovo di Bergamo a InBlu Radio – ho visto una generosità crescente da parte di tutti. Oggi siamo nelle nostre case e vedo tessere dei legami di vicinanza veramente significativi. Dentro questo orizzonte è emersa la generosità dei sacerdoti con la sofferenza iniziale di non poter più celebrare la messa con i fedeli».

Vicini sui social

Anche oggi, prosegue il vescovo, «con tutte le dovute precauzioni, siamo vicini alla gente nella consapevolezza che da un verso portiamo Gesù e dall’altro potremmo diventare portatori del virus. Sta crescendo molto la relazione attraverso media e social, adesso è l’unico modo che ci permette di essere vicino a tutti».

VINCENSO RINI
Diocesi di Cremona
Monsignor Rini, già direttore de "La vita cattolica", uno dei primi religiosi morti per il Coronavirus

“I tempi saranno lunghi”

«Bisogna fare attenzione – ha concluso il vescovo di Bergamo a InBlu Radio – perché i tempi saranno ancora lunghi. Siamo passati da una certa indifferenza a una consapevolezza e comprensione reciproca maggiore. Adesso bisogna che questa condivisione si mantenga nelle prossime settimane».

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