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Coronavirus: 3 consigli di San Francesco per affrontare questo difficile momento

SAINT FRANCIS

K505 - Shutterstock

padre Enzo Fortunato, OFM Conv. - pubblicato il 10/03/20

La Chiesa italiana si ferma per il coronavirus. Mi sono chiesto cosa avrebbe detto e come avrebbe agito San Francesco, dinanzi a uno scenario di tale portata

Una decisione senza precedenti, che sconcerta ma che guarda al bene di ogni persona e dell’intera comunità: la Conferenza Episcopale Italiana ha comunicato la decisione di non vivere la celebrazione eucaristica su tutto il territorio nazionale a causa dei rischi di contagio per il coronavirus, che è diventato una seria emergenza nazionale.

Allora mi sono chiesto cosa avrebbe detto e come avrebbe agito San Francesco, dinanzi a uno scenario di tale portata, lui che è il patrono della nostra nazione.

La risposta che mi sono dato, è che Francesco avrebbe ribadito tre consigli.

ST FRANCIS OF ASSISI
Public Domain

Il primo: obbedienza.

Recita il capitolo II della Regola non Bollata:

(…) Finito l’anno e il periodo della prova, sia ricevuto all’obbedienza. Dopo di che non potrà passare ad altra Religione, né andar vagando fuori dell’obbedienza, secondo la prescrizione del signor Papa, e secondo il Vangelo, poiché nessuno che mette mano all’aratro e guarda indietro è adatto al regno di Dio (…). Nessuno sia ricevuto contro le norme e le prescrizioni della santa Chiesa (…).

Francesco, dunque, sarebbe stato obbediente alla Chiesa, che è nostra Madre. Ad essa siamo soggetti e sudditi.




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Il secondo: non giudicare.

Recita il capitolo II della Regola non Bollata:

(…) E tutti i frati si vestano di abiti vili che possono rattoppare con sacco e altre pezze con la benedizione di Dio. I quali ammonisco ed esorto di non disprezzare e di non giudicare gli uomini che vedono vestiti di abiti molli e colorati ed usano cibi e bevande delicate, ma piuttosto ciascuno giudichi e disprezzi se stesso.

Francesco non avrebbe giudicato, nel bene o nel male, una scelta dolorosa ma doverosa, perché ha lo sguardo rivolto al bene comune.




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Il terzo: la paternità di Dio

Dalle Fonti Francescane (1043-1044):

(…) Giunto alla presenza del vescovo, non sopporta indugi o esitazioni; non aspetta né fa parole; ma, immediatamente, depone tutti i vestiti e li restituisce al padre. Si scoprì allora che l’uomo di Dio, sotto le vesti delicate, portava sulle carni un cilicio.

Poi, inebriato da un ammirabile fervore di spirito, depose anche le mutande e si denudò totalmente davanti a tutti dicendo al padre: “Finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d’ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro, che sei nei cieli, perché in Lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza”.

In queste settimane, ci troviamo in una situazione che ci fa sperimentare la paternità di Dio: non guardiamo l’altro o gli altri come degli appestati, ma come delle persone amate da Dio, che è Padre di ogni uomo.




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