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Hai "divorato" la vita credendo di saziarti? Coraggio: è Quaresima anche per te!

SAD WOMAN, YOUNG WOMAN,

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Don Antonello Iapicca - pubblicato il 27/02/20

Strumentalizziamo tutto, onnivori di carne e spirito, Dio e mondo. Tutto in un boccone a saziarci, a messa e al Centro commerciale, ogni cosa ce la offriamo senza misura.

Silenzio, è Quaresima. È tempo di chiudere la porta del cuore e cercare nostro Padre. Viviamo, infatti, come orfani, che fanno tutto per essere notati e amati, ammirati e lodati. E così anche “le preghiere, le elemosine e i digiuni” si riducono a sentimenti ostentati, mai segreti; strumentalizziamo tutto, onnivori di carne e spirito, Dio e mondo. Tutto in un boccone a saziarci, a messa e al Centro commerciale, ogni cosa ce la offriamo senza misura.

Per questo oggi (ieri, N.d.R.) inizia la Quaresima, a raccogliere la carne sgonfiata dei mascherati esausti dopo una vita di carnevale. Arriva la Quaresima come un seno di misericordia, amore gratuito e senza condizione preparato dal Padre per i figli perduti. La Quaresima è una buona notizia: c’è speranza, possiamo convertirci, ritornare a casa, da nostro Padre. La conversione, infatti, è il figlio prodigo: è la fitta che gli percuote il petto, la percezione chiara d’aver buttato la vita credendo di saziarsi. Ma, proprio al termine della discesa nell’abisso, in quel vuoto di parole, sguardi e affetti, può risuonare la voce della verità. Proprio quando tutto è svanito, può affiorare in lui la memoria del Padre, sepolta ma mai cancellata; la solitudine, il frutto amaro del peccato, lo spinge a rientrare in se stesso, dove non aveva mai smesso d’essere figlio. Rientrato “nel segreto” del cuore incontra lo sguardo dell’Unico che può vederlo sin lì, guardandolo come nessun altro; riconosce suo figlio, anche se non gli assomiglia più.




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Comprende allora quello che aveva smarrito: “Mi alzerò e tornerò da mio Padre”. E inizia così un cammino serio di conversione che leviga in lui innanzitutto l’umiltà, la terra buona dove può crescere l’uomo nuovo. Figli smemorati come lui ci ritroviamo con una vita in cenere: senza il perdono, non è polvere il rapporto con tua moglie o tuo marito? Un giorno di lavoro speso tra mormorazioni e invidie, non è polvere che il vento porta via? Per questo siamo insoddisfatti e tristi. Per questo, il digiuno, l’elemosina, la preghiera, sono innanzi tutto segni della nostra realtà che il mondo e il demonio ci occultano, la memoria di un’assenza e, quindi, di un bisogno insopprimibile.

Il digiuno per ricordare la fame mai saziata di Dio; l’elemosina, per ricordare il nostro mendicare senso e sostanza alla vita; la preghiera, per ricordare la solitudine degli orfani. Il segno che oggi riceveremo ci aiuta a rientrare in noi stessi, a fare verità e consegnarci così come siamo all’amore di nostro Padre, il solo che può trasformare la polvere in oro. Lui è alla finestra, e freme nell’attesa di correrci intorno. La sua “ricompensa” è il suo abbraccio di misericordia. Ci attende un cammino serio per discendere nella verità e riconoscere i nostri peccati; non sarà senza sacrificio, il “telaio” sul quale Dio costruisce l’amore. Per questo, saranno quaranta giorni da vivere come un fidanzamento, il cammino della sposa appoggiata al Padre che va incontro allo Sposo a celebrare le nozze nella notte delle notti, la notte di Pasqua, la notte dei figli nel Figlio.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA DON ANTONELLO IAPICCA

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