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Crollo delle adozioni in Italia: tra nazionalismi e politiche da “ultima spiaggia”

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Africa Studio|Shutterstock
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Crollano le adozioni nel nostro paese che si attestano sotto quota 1000 per la prima volta: pesano nazionalismi, instabilità di governo, ma anche politiche da “ultima spiaggia” che non tengono conto dei diritti dei bambini in primis.

Nel mondo che mercifica i bambini, che li rende prodotti pre-confezionati con gli ingredienti e le avvertenze sempre più ben in vista sulla confezione, nel mondo che scarta i difettosi senza pensarci due volte prima ancora di consegnarli, pronti all’impianto, nella carta trasparente, in quel mondo dove l’acquirente pretende di sapere se sta comprando occhi azzurri o marroni, QI alto o nella media, un corredo genetico più o meno prestante, anche l’adozione non sfugge alle logiche di mercato. A dirla con franchezza, non è mai sfuggita proprio del tutto a quell’approccio da grande magazzino che accompagna spesso (anche se non sempre, per fortuna) gli aspiranti neo-genitori, già ai tempi in cui la FIVET o altre pratiche mediche non erano una soluzione così abbordabile e diffusa: no down, no pelle nera, no Thailandia, no femmina eccetera eccetera. E’ sempre stata una questione di scelta dell’adulto, di quello che si confà all’idea di felicità e futuro che ci siamo fatti, più che un mettersi a disposizione, un farsi dono vero per chi ne ha bisogno.

Non è sempre così e ci sono storie che raccontano di papà e mamme adottivi o affidatari con una vera “vocazione” alla cura di chi non è sangue del proprio sangue, una genitorialità autentica. Perché diventare mamme e papà, lungi dall’essere quel diritto che oggi va tanto di moda promulgare, un qualcosa che il legame naturale renderebbe “più” vero, “autentico” è invece un faticoso lavoro fatto di negazione di sé stessi, responsabilità, cura, lavatrici che aumentano, cene da saltare, carriere da interrompere, accoglienza incondizionata, divani irrimediabilmente macchiati, un costante mettersi “dopo” quei piccoli. E no, nessun legame biologico rende tutto questo davvero “innato” o più semplice: è un costante donarsi, non senza difficoltà o senza mettere in discussione ancora e ancora i nostri desideri, la nostra idea di felicità, per fare spazio a una nuova (che poi, di solito, si rivela più grande, oltre ogni nostra aspettativa, nonostante avessimo letto avvertenze, allergeni e ingredienti sulla confezione).
Per fortuna ci sono ancora storie belle, a ricordarmi di non essere cinica e non generalizzare, anche se le parole di chi nel settore ci lavora mi fanno pensare che proprio tutti i torti non li ho:

Negli ultimi anni abbiamo assistito al sostegno di molte forme di genitorialità in Italia, ma non di quella adottiva. Tanto che sempre più spesso incontriamo coppie che arrivano all’adozione come alla loro ultima spiaggia, provate da anni di tentativi di gravidanza, con ogni tipo di metodica.

 

Sono le parole di Paola Strocchio, vicepresidente del Cifa ( ente “leader” nelle adozioni nel nostro Paese) riportate da Avvenire. L’adozione è l’ultima l’alternativa per avverare i desideri di adulti che ci arrivano spesso impreparati, focalizzati sul raggiungimento dell’obiettivo a tutti i costi. Di sicuro, non è solo la diffusione delle pratiche di fecondazione assistita (anche fatte a costo di andare in paesi dove “tutto” è lecito per concepire) l’unico motivo a cui imputare il drastico crollo delle adozioni nell’anno appena trascorso (meno 14% rispetto al 2018). Sui bassi numeri delle adozioni, che per la prima volta si attestano sotto quota mille nel nostro paese, pesano anche fattori esterni come i crescenti nazionalismi di alcuni paesi che hanno portato la chiusura dei flussi a favore dei “mercati” interni (vedi la Cina dopo le selvagge politiche sul taglio nascite) o di quelli a pagamento e le crisi di governo con conseguenti difficoltà nelle relazioni internazionali. Il calo degli investimenti e l’instabilità governativa è indubbiamente un freno:

Quelle 3.039 coppie con procedure di adozione ancora pendenti ci dicono che le adozioni aumenterebbero, e di molto, se il governo si decidesse a investire su queste potenziali nuove famiglie,

sostiene Marco Griffini, presidente di Ai.Bi. Amici dei Bambini. Ma a parte le difficoltà oggettive, gli enti denunciano a latere una mancata formazione sia dei servizi sociali che dei genitori verso l’adozione e a farne le spese sono proprio i bambini:

Quanti bambini avrebbero bisogno davvero? Perché un’altra drammatica verità è che i bambini che hanno bisogno di una famiglia sono molto di più di quelli che riusciamo ad abbinare, ci vengono continuamente segnalate situazioni difficili e non troviamo famiglie,

osserva Paola Crestani, presidente del Ciai, sempre riportata da Avvenire. Quelle famiglie

che vanno preparate ad accogliere situazioni sempre più complesse e che non possono essere abbandonate durante il percorso e nemmeno dopo che hanno adottato.

Questo nonostante il dato positivo che ha sempre visto il nostro paese in prima fila nell’accoglienza di piccoli con special needs, ovvero con problematiche fisiche o psicologiche o più avanti con l’età. Possiamo solo auspicare che dati così drammatici non restino solo numeri di un trend negativo a cui abituarsi, ma che per il bene delle piccole braccia aperte dietro a queste cifre, si trasformino in politiche di formazione e sostegno alle famiglie e di incentivo all’adozione. Non quella da “ultima spiaggia” del desiderio di genitorialità, ma quella che mette al centro l’unico diritto che conta: quello del bambino ad avere una famiglia che lo ami, così com’è.

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