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Querida Amazonia, il celibato e i “viri probati”

Shutterstock-Anton_Ivanov / Mazur-catholicnews.org.uk-CC
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Finalmente pubblicato il testo dell’Esortazione Apostolica postsinodale sull’Amazzonia (che era stato completato in prima bozza il 27 dicembre): la febbrile attesa di quanti speravano o paventavano una rivoluzione disciplinare sul piano del celibato ecclesiastico va incontro a una (in realtà nient’affatto sorprendente) doccia fredda, ed entrambe le fazioni potrebbero risultarne scontente. Per l’implantatio Ecclesiæ in Amazzonia, invece, viene delineata un’analisi accurata con corollario di proposte assai concrete (e in qualche caso “gravose”).

L’unica acquisizione certa è l’impatto negativo di una siffatta sovra-teologizzazione dello stato clericale sui problemi del clero attuale.

Con queste (tra molte altre e non tutte condivisibili) parole il teologo ortodosso Jean-François Colosimo ha stigmatizzato in una tribuna pubblicata ieri su LaVie.fr il contributo di quanti hanno creduto di dover imporre (con mossa editoriale poco trasparente) il tema del celibato ecclesiastico in termini di un assurdo aut aut, in spregio del diritto canonico, dalla storia della Chiesa e della stessa Rivelazione. Questa fissazione monomaniacale sul celibato ha fatto sì che qualche commentatore abbia sentito il testo di Querida Amazonia, finalmente pubblicato (ma concluso e consegnato in prima bozza il 27 dicembre), come un vuoto ciurlare nel manico e tutto il cammino sinodale come un menare il can per l’aia: molto rumore per nulla?

Celibato e “viri probati”: articulus stantis vel cadentis fidei?

Ieri pomeriggio di qua e di là dalle Alpi venivano scritti articoli sul tenore di “chissà se poi ci sarà il n. 111 del Documento Finale, nel testo dell’Esortazione Apostolica…”; un amico tedesco, sacerdote, twittava in serata che «se davvero così non fosse sarebbe difficile tenere alta la speranza per il Sinodo tedesco». I viri probati e il celibato sacerdotale come due declinazioni dell’articulus cadentis vel stantis ecclesiæ, sive fidei… (mentre dell’Amazzonia nessuno pare darsi pensiero più di un anno fa): sembra che questa sia stata una «notte di lacrime e preghiere» per molti – a destra e a manca –, notte dissoltasi oggi con il semplice chiarore meridiano di Querida Amazonia. Niente numero 111, anzi niente citazioni del Documento Finale, con proposito deliberato:

Ho preferito non citare tale Documento in questa Esortazione, perché invito a leggerlo integralmente.

Francesco, Querida Amazonia 3

I portavoce autentici della Santa Sede

E su questo leggeremo presto i lai di quelli che fino a ieri dicevano di avere il testo dell’Esortazione (ed evidentemente non ce l’avevano): «Ah! Una mossa gesuitica per restare con le mani pulite e far passare l’eversione sottobanco». Frattanto a manca si dirà: «Fermi tutti: il Papa non ha dato luce verde ai viri probati… ma neppure ne ha apertamente cassato l’ipotesi!» …Quanto avremmo bisogno di un dibattito ecclesiale meno banale e più intelligente… Andrea Tornielli ha scritto (e lo citiamo come voce autentica dell’establishment vaticano):

[…] Papa Francesco testimonia uno sguardo che eccede le diatribe dialettiche che hanno finito per rappresentare il Sinodo quasi come un referendum sulla possibilità di ordinare sacerdoti uomini sposati. Questione discussa da lungo tempo e che potrà esserlo ancora in futuro, perché «la perfetta e perpetua continenza» non è «certamente richiesta dalla natura stessa del sacerdozio», come ha affermato il Concilio Ecumenico Vaticano II. Questione sulla quale il Successore di Pietro, dopo aver pregato e meditato, ha deciso di rispondere non prevedendo cambiamenti o ulteriori possibilità di deroghe rispetto a quelle già previste dalla vigente disciplina ecclesiastica, ma chiedendo di ripartire dall’essenziale.

Comparabili a queste sono le dichiarazioni del cardinale gesuita Michael Czerny:

Il Papa afferma nell’Esortazione che il tema non è numerico, e che favorire una maggiore presenza di sacerdoti non sarebbe sufficiente. Ciò di cui c’è bisogno è di una nuova vita nelle comunità, di un nuovo slancio missionario, di nuovi servizi laicali, di formazione permanente, di audacia e di creatività. Serve una presenza capillare di laici animati di spirito missionario, capaci di rappresentare l’autentico volto della Chiesa amazzonica. In questo modo sembra indicarci che solo così ritorneranno le vocazioni.

L’implantatio Ecclesiæ e i ministeri secondo Querida Amazonia

I numeri della (relativamente breve) Esortazione Apostolica riferiti ai ministeri ecclesiali vanno dall’85 al 98. Papa Francesco ha scritto:

Occorre far sì che la ministerialità si configuri in modo tale da essere al servizio di una maggiore frequenza della celebrazione dell’Eucaristia, anche nelle comunità più remote e nascoste.

QA 86

Ciò richiede che venga anzitutto compiuto uno sforzo analitico:

Perciò è importante determinare ciò che è più specifico del sacerdote, ciò che non può essere delegato. La risposta consiste nel sacramento dell’Ordine sacro, che lo configura a Cristo sacerdote. E la prima conclusione è che tale carattere esclusivo ricevuto nell’Ordine abilita lui solo a presiedere l’Eucaristia. […]

Per questo lui solo può dire: «Questo è il mio corpo». Ci sono altre parole che solo lui può pronunciare: «Io ti assolvo dai tuoi peccati». Perché il perdono sacramentale è al servizio di una degna celebrazione eucaristica. In questi due Sacramenti c’è il cuore della sua identità esclusiva.

QA 87.88 passim

La teologia del sacerdozio brevemente sviluppata da Francesco in Querida Amazonia sfugge ai due riduzionismi dell’assolutismo ieratico e del funzionalismo pragmatico, e li supera entrambi con una teologia del servizio ecclesiale radicalmente cristocentrica. Ciò posto, s’impone il confronto con i dati emergenti dallo specifico e variegato territorio panamazzonico: «[…] occorre trovare un modo per assicurare il ministero sacerdotale»:

I laici potranno annunciare la Parola, insegnare, organizzare le loro comunità, celebrare alcuni Sacramenti, cercare varie espressioni per la pietà popolare e sviluppare i molteplici doni che lo Spirito riversa su di loro. Ma hanno bisogno della celebrazione dell’Eucaristia, perché essa «fa la Chiesa» [Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia 26], e arriviamo a dire che «non è possibile che si formi una comunità cristiana se non assumendo come radice e come cardine la celebrazione della sacra Eucaristia» [Presbyterorum Ordinis 6].

QA 89

Una teologia, questa, che abbiamo ricevuto in ultima sintesi dal Vaticano II e dal magistero successivo, ma che è pure la “teologia del nuovo Popolo di Dio” di sant’Agostino, tanto amata e studiata dal giovane Ratzinger fin da prima del Concilio…

Rilievi dal territorio e correzioni di rotta da apportare

Il n. 90 è un po’ una summa di questo riscontro territoriale, succinto e stringente:

Questa pressante necessità mi porta ad esortare tutti i Vescovi, in particolare quelli dell’America Latina, non solo a promuovere la preghiera per le vocazioni sacerdotali, ma anche a essere più generosi, orientando coloro che mostrano una vocazione missionaria affinché scelgano l’Amazzonia. Nello stesso tempo, è opportuno rivedere a fondo la struttura e il contenuto sia della formazione iniziale sia della formazione permanente dei presbiteri, in modo che acquisiscano gli atteggiamenti e le capacità necessari per dialogare con le culture amazzoniche. Questa formazione dev’essere eminentemente pastorale e favorire la crescita della misericordia sacerdotale.

QA 90

Sono particolarmente importanti, per comprendere il contesto ecclesiale, le due note del paragrafo: da esse apprendiamo infatti (se n’era parlato al Sinodo, ma il Papa ha voluto riportare l’osservazione perché non vada perduta) che c’è scarsezza di seminari dove formare al sacerdozio cattolico i giovani indigeni; come pure che in alcune zone del bacino amazzonico sono di più i missionari che partono per gli Stati Uniti o l’Europa di quelli che restano ad assistere l’implantatio ecclesiæ nella regione amazzonica. Certamente i Paesi di antica evangelizzazione hanno anch’essi oggi una storica carenza di sacerdoti, ed è «cosa buona e giusta» che alcune chiese giovani ricambino il dono dei secoli scorsi… facilmente tra le fila di questi missionari s’intrufolano degli avventurieri che in nessun altro modo sbarcherebbero a Roma o a Manhattan: (anche) per questo il discernimento vocazionale è tema-chiave e sarebbe imprudentemente sciocco imboccare la via del “reclutamento più facile” (così in fondo viene compresa l’opzione dei viri probati, almeno a sentirne parlare certi prelati tedeschi). Francesco invece chiede di «rivedere a fondo la struttura e il contenuto sia della formazione iniziale sia della formazione permanente dei presbiteri». Guarda caso.

Le responsabilità dei laici (perfino se donne!)

Qualcuno dirà: «Il Papa ha calciato la palla in tribuna: campa cavallo!». Lo diranno quanti speravano di incassare oggi una luce verde da spendere per il proprio tornaconto a corto raggio, mentre

in questo momento storico, l’Amazzonia ci sfida a superare prospettive limitate, soluzioni pragmatiche che rimangono chiuse in aspetti parziali delle grandi questioni, al fine di cercare vie più ampie e coraggiose di inculturazione.

QA 105

Papa Francesco ha parlato infatti anche del giusto (cioè armonioso, non rapsodico e capriccioso) sviluppo di ministeri laicali:

C’è necessità di sacerdoti, ma ciò non esclude che ordinariamente i diaconi permanenti – che dovrebbero essere molti di più in Amazzonia –, le religiose e i laici stessi assumano responsabilità importanti per la crescita delle comunità e che maturino nell’esercizio di tali funzioni grazie ad un adeguato accompagnamento.

Dunque, non si tratta solo di favorire una maggiore presenza di ministri ordinati che possano celebrare l’Eucaristia. Questo sarebbe un obiettivo molto limitato se non cercassimo anche di suscitare una nuova vita nelle comunità. Abbiamo bisogno di promuovere l’incontro con la Parola e la maturazione nella santità attraverso vari servizi laicali, che presuppongono un processo di maturazione – biblica, dottrinale, spirituale e pratica – e vari percorsi di formazione permanente.

QA 92-93

E a partire da ciò si è rivolta un’attenzione particolare alle donne, che certo “riduzionismo” femminista vorrebbe clericalizzare e che invece debbono essere valorizzate (anche mediante l’accesso a ministeri laicali non connessi all’Ordine Sacro) nel loro genio femminile.

Infine

L’Esortazione intende fornire una sintesi autentica utile all’ulteriore sviluppo del cammino sinodale – e dunque dovrà tenersi conto di cosa il Papa ha sottolineato e di cosa ha tralasciato –, ma non il suo termine: il terminus di un sinodo non può essere un più o meno voluminoso plico di carta rilegata, ma soltanto la Chiesa del Dio vivente. C’è da temere che le contrapposte fazioni si scaglieranno contro questa posizione sintetica e mediana assunta dalla Santa Sede, non trovandovi appigli per il proprio immediato tornaconto, ma quel che ora appare più urgente e significativo registrare sarà la reazione del popolo santo di Dio in Amazzonia.

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