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Querida Amazonia: clericalizzare le donne sarebbe ridurre il loro valore

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Nell’esortazione apostolica che esce oggi Papa Francesco scommette su una presenza femminile nella Chiesa che porti l’ardore di una dedizione in grado di vivificare il messaggio cristiano. L’invito a una partecipazione maggiore delle donne è tutt’uno con il desiderio di combattere ogni riduzionismo.

Esce oggi l’attesissima esortazione apostolica Querida Amazonia, in cui il Pontefice esprime le sue riflessioni sintetiche sul valore del lavoro svolto nel corso del Sinodo sull’Amazzonia, svoltosi dal 6 al 27 ottobre scorso. Leggendo il documento ne esce anche un vivido ritratto della presenza femminile nella Chiesa, non soltanto in Amazzonia; il dono specifico delle donne, suggerisce il Papa, sta nell’incarnare dentro l’esperienza cristiana quella spinta vitale, per nulla schematica ma anzi libera e coraggiosa, che c’è nella tenerezza e forza di Maria.

Il mantello della Madonna, il suo carisma materno compare fin dall’introduzione dell’esortazione come via d’incontro alla scoperta del volto paterno dietro la realtà:

Sappiamo che «gli indigeni hanno un incontro vivo con Cristo attraverso molte vie; ma la via mariana ha contribuito più di tutte a questo incontro».

Sotto la protezione di Maria

Il tema ecologico domina il panorama di molte discussioni attuali e rischia spesso di ridursi a una premura puramente astratta per l’ambiente, spesso guardato come depositario di una bellezza meravigliosa e anonima. L’Amazzonia contiene in sé la contraddizione di essere una terra dalla natura lussureggiante eppure altrettanto segnata da grandi ferite umane, quale visione ecologica porta il contributo cristiano in questo ambito? Il Papa si lascia interamente guidare dalla Madonna e da Lei ricava uno sguardo unitario che lega la premura umana per il creato alla tensione intima che brucia nell’anima di ciascuno, come attesa di un senso. Ecco alcuni passaggi intensi della preghiera con cui si conclude il documento Querida Amazonia:

Mostrati come madre di tutte le creature,
nella bellezza dei fiori, dei fiumi,
del grande fiume che l’attraversa
e di tutto ciò che freme nelle sue foreste.
Proteggi col tuo affetto questa esplosione di bellezza.

Fin da bambini siamo stati catturati dalla meraviglia che una semplice margherita in un prato sapeva regalarci. Eravamo ecologisti in erba? No, eravamo fatti a immagine e somiglianza di un Dio che nella sua Creazione ha messo tutti i segni possibili per chiamarci a conoscerLo. Altrettanto spesso è stata la voce di una mamma a rispondere alle domande che ai figli sorgono, guardando il cielo o un fiume o le montagne. Spetta alla Madre accompagnare per mano gli uomini a sentire la Voce che parla dentro le vesti naturali del creato, a ricondurre una generica meraviglia alla preghiera rivolta a un Volto. Perché la custodia del creato ci può animare nel modo più consapevole solo ricordandoci che il creato è il luogo in cui innanzi tutto deve fiorire la nostra anima:

Fa’ che il tuo Figlio nasca nei loro cuori,

perché risplenda nell’Amazzonia,
nei suoi popoli e nelle sue culture,
con la luce della sua Parola, col conforto del suo amore,
col suo messaggio di fraternità e di giustizia.

L’impronta tenera e forte delle donne

La preoccupazione che muove il Papa a prendersi a cuore la terra ferita che è l’Amazzonia lo spinge anche a essere molto profondo e chiaro sul valore che la presenza femminile può portare alla Chiesa del Sudamerica. La sua riflessione prende le mosse dal passato, in cui la premura evangelica delle donne è stata la linfa vitale della fede del popolo:

In Amazzonia ci sono comunità che si sono sostenute e hanno trasmesso la fede per lungo tempo senza che alcun sacerdote passasse da quelle parti, anche per decenni. Questo è stato possibile grazie alla presenza di donne forti e generose: donne che hanno battezzato, catechizzato, insegnato a pregare, sono state missionarie, certamente chiamate e spinte dallo Spirito Santo. Per secoli le donne hanno tenuto in piedi la Chiesa in quei luoghi con ammirevole dedizione e fede ardente. (Querida Amazonia 99)

Si sente l’eco di quel piglio con cui Maria si mosse a visitare sua cugina Elisabetta, un’operosità che si muove grazie a un affetto che non fa calcoli e si dona interamente. Dove c’è bisogno, la donna accorre e, infatti, è proprio questa unicità di tempra che secondo Francesco può vivificare la Chiesa in questo tempo. E ad ogni latitudine, verrebbe da aggiungere:

Le donne danno il loro contributo alla Chiesa secondo il modo loro proprio e prolungando la forza e la tenerezza di Maria, la Madre. (QA101)

Un contributo vitalizzante

L’agenda di certo femminismo avrà trovato sgradevole il netto sbarramento opposto da Papa Francesco all’ipotesi di un accesso delle donne all’Ordine Sacro (ma c’è poco da stupirsene: la questione era già stata chiusa da Giovanni Paolo II, il successore ha solo la “colpa” di condividere quella posizione): a dire il vero, Francesco non si limita a dire “no”, ma aggiunge anche un’articolata motivazione, che si spinge fino a qualificare quell’agenda politica di “riduzionismo”.

Tale riduzionismo [quello del pensare la Chiesa unicamente in termini di strutture funzionali, N.d.R.] ci porterebbe a pensare che si accorderebbe alle donne uno status e una partecipazione maggiore nella Chiesa solo se si desse loro accesso all’Ordine sacro. Ma in realtà questa visione limiterebbe le prospettive, ci orienterebbe a clericalizzare le donne, diminuirebbe il grande valore di quanto esse hanno già dato e sottilmente provocherebbe un impoverimento del loro indispensabile contributo. (QA 100)

Al punto 102 il Papa ricorda che tale contributo femminile e vitalizzante è analogo nella Chiesa e nella società, e nel 103 si spinge ad affermare che le donne dovrebbero poter accedere a funzioni e anche a servizi ecclesiali che non richiedano l’Ordine sacro e permettano di esprimere meglio il posto loro proprio. È bene ricordare che tali servizi comportano una stabilità, un riconoscimento pubblico e il mandato da parte del Vescovo.

Questo fa anche sì che le donne abbiano un’incidenza reale ed effettiva nell’organizzazione, nelle decisioni più importanti e nella guida delle comunità, ma senza smettere di farlo con lo stile proprio della loro impronta femminile. (QA 103)

Con quel “è bene ricordare” Papa Francesco chiarisce al di là di ogni ragionevole dubbio che non sta parlando dei soliti (e benemeriti) gruppi delle signore che fanno le pulizie, come neppure del solo (fondamentale) contributo delle donne alle attività catechistiche nelle parrocchie, ma dei veri e propri ministeri istituiti che di fatto sono già esercitati ad actum da moltissime donne – il lettorato e l’accolitato. Questo passo sembrerebbe in sé la mera ufficializzazione di qualcosa che già avviene – e si direbbe pertanto un orpello inutile –, mentre invece l’ecclesiologia (teorica e pratica) si gioverebbe grandemente di ripristinare una chiara distinzione tra quel che pertiene al sacerdozio ministeriale (conferito nell’Ordine) e quel che è invece proprio al sacerdozio regale (conferito nel Battesimo). In realtà, a dispetto del silenzio su viri probati e celibato, sembra che Papa Francesco abbia avuto in mente continuamente, scrivendo l’Esortazione Apostolica, i sacerdoti, ai quali ha inteso offrire un aiuto concreto e significativo e nell’assegnazione di amici e amiche fidate e nella spoliazione di tutto quanto non appartiene loro peculiarmente e rischia così di dissipare le loro forze. Non a caso, al centro del paragrafo su “la forza e il dono delle donne” si trova (n. 101) una descrizione del ministero sacerdotale (verginale e sponsale) in relazione alla femminilità (verginale e sponsale) della Chiesa:

Gesù si presenta come Sposo della comunità che celebra l’Eucaristia, attraverso la figura di un uomo che la presiede come segno dell’unico Sacerdote. Questo dialogo tra lo Sposo e la sposa che si eleva nell’adorazione e santifica la comunità, non dovrebbe rinchiuderci in concezioni parziali sul potere nella Chiesa. Perché il Signore ha voluto manifestare il suo potere e il suo amore attraverso due volti umani: quello del suo Figlio divino fatto uomo e quello di una creatura che è donna, Maria. Le donne danno il loro contributo alla Chiesa secondo il modo loro proprio e prolungando la forza e la tenerezza di Maria, la Madre. In questo modo non ci limitiamo a una impostazione funzionale, ma entriamo nella struttura intima della Chiesa. (QA 101)

 

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