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Il caso delle baby-mamme? Non usatelo per farci sermoni sui contraccettivi

TEENAGER, GIRL, PREGNANT
Anna Kobycheva | Shutterstock
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A Perugia una 12enne è andata al Pronto Soccorso senza sapere di essere incinta; a Campobasso una 17enne ha partorito nel bagno della scuola. Il caso giornalistico mette sotto accusa insegnanti e genitori. Ma come stanno davvero le cose?

Due eventi simili nell’arco di un paio di giorni bastano a creare un «caso», cioé permettono ai giornali di usare toni sensazionalistici per attirare l’attenzione del pubblico. Ma dietro ogni vicenda ci sono delle singole persone, è bene non dimenticarlo.  In questi giorni è tornato di stretta attualità il caso di giovanissime ragazze che hanno manifestato una gravidanza conclamata “all’insaputa” di chi sta loro vicino. Osservando nel dettaglio le due storie, in realtà, si spalancano finestre di vita diversissime, che suscitano riflessioni e non meritano, però, riduzioni affrettate colpevolizzando i genitori e la scuola, per poi tornare alla carica con un’educazione sessuale a suon di contraccezione e basta.

Perugia e Campobasso, due storie diverse

Si è presentata in ospedale a Perugia lamentando mal di pancia, accompagnata dal fratello anche lui giovanissimo. Così i medici del Santa Maria della Misericordia, dopo averla sottoposta a un’ecografia hanno scoperto che, nonostante i suoi soli 12 anni, da circa sette mesi aspetta un figlio. Una scoperta sconcertante che riguarda una bambina appartenente alla comunità Rom e arrivata in Italia soltanto da una settimana. (da La Nazione)

La bimba è stata affidata al personale medico dell’ospedale ed è stato attivato il tribunale dei Minori. In questo caso siamo di fronte a una vicenda dai risvolti complessi che coinvolgono anche il paese di provenienza della giovane, la Romania. Se oggi è al settimo mese perché c’è un certificato medico risalente a novembre di un ospedale rumeno in cui risulta non incinta? I contorni poco chiari hanno suggerito agli inquirenti di non trascurare l’ipotesi di abusi.

Di tutt’altro genere è la storia che riguarda una 17enne di Campobasso:

Ha partorito nel bagno della scuola senza che famiglia, prof e fidanzatino fossero a conoscenza della gravidanza. E il bimbo, nato prematuro sta bene. Sta bene anche la giovanissima mamma, una studentessa di 17 anni che ieri alle 10.30 ha partorito nel bagno della scuola, l’Istituto superiore di Corso Bucci, a Campobasso. (da Il Messaggero )

TEENAGE, GIRL, STRESS
Shutterstock

 

Puntando solo sulla cornice sensazionalistica, ci si è affrettati ad accusare di indifferenza gli insegnanti e i genitori, immaginando che sia impossibile non accorgersi di una gravidanza prossima al parto e ai segni del travaglio. Poi, leggendo bene i dettagli della storia, qualche dubbio su questa interpretazione emerge: si è trattato di un parto molto pretermine, la ragazza era al sesto mese di gravidanza. Le sue forme non erano dunque quelle di una donna nello stadio finale della gravidanza; una pancia al sesto mese può ragionevolmente essere camuffata con dei maglioni ampi. Il parto, poi, è stato precipitoso e il bambino è nato in fretta. Anche su questo aspetto, dunque, non immaginiamo un lungo travaglio passato per forza inosservato: sono stata io stessa protagonista di un evento simile, un parto fulmineo avvenuto in mezz’ora. Accade.

A quanto pare solo l’amica più fidata della giovane neomamma era al corrente della situzione. E su questo c’è da spendere qualche parola senz’altro. Ma non me la sento di mettere alla svelta  sul banco degli imputati gli insegnanti. Lo stereotipo del professore disinteressato degli alunni, agli antipodi del meraviglioso prof. Keating de L’attimo fuggente, non è una fotografia per forza adeguata a tutti i contesti. Sono figlia di un’insegnante di ginnastica (materia in cui il corpo è al centro dell’osservazione) che non si accorse di un’alunna incinta e ne è tuttora amareggiata; se ne fa un cruccio anche a distanza di tanto tempo, si colpevolizza di non esserle stata vicina a sufficienza. Mia madre (oggi in pensione) era una di quelle professoresse che investiva sul rapporto umano tantissimo, al punto che io stessa mi lamentavo – per gelosia – che dedicasse molto tempo extrascolastico a certe sue alunne in difficoltà. Ecco: non affrettiamoci a dire che, indubitabilmente, l’indifferenza regna sovrana. Poniamo semmai la questione in termini propositivi: quali sono i modi migliori per permettere ai docenti di essere davvero messi in condizione di coltivare i rapporti umani in classe? Le incombenze burocratiche e i piani scolastici concedono sempre e comunque all’insegnante di dedicarsi appieno al compito educativo?

Il sermone su contraccettivi e pillola

A forza di stereotipi non si va lontano, come un cane che si morde la coda. Parte dell’emergenza educativa in corso è anche constatare che quando vengono sollevati casi del genere, sul grande punto di domanda che è la sessualità giovanile, si finisce sempre a tirar fuori il discorso della contraccezione. Ci si lamenta della carenza genitoriale, della società incurante e poi si conclude con un bel rilancio sul sesso sicuro. Questo copione è tornato alla ribalta anche questa volta, come a confermare che il “problema” sarebbe l’arrivo di un bambino indesiderato. Stimo molto la professoressa Alessandra Grazziottin, ma non concordo sulla riflessione che ha condiviso coi lettori dell’Huffington Post e non concordo sul fatto che si siano volute trarre conclusioni uniche avvicinando due casi così diversi come quello di Perugia e Campobasso:

Sulla gravidanza e tutto ciò che le ruota intorno c’è bisogno di più informazione, più consapevolezza. Sulla contraccezione, ad esempio, secondo la professoressa Graziottin, si assiste ad un vero e proprio ritorno al passato: “C’è un silenzio colpevole da parte di scuola, genitori, istituzioni e medici sulla contraccezione. Non si fa altro che demonizzarla, senza parlare dei benefici. La pillola, ad esempio, è la migliore forma di protezione del cancro ovarico e può prevenire gli attacchi d’asma durante il ciclo: sono verità accertate, ma nessuno ne parla – afferma -. Le pillole contraccettive eviterebbero gravidanze indesiderate ed è un peccato che non si faccia informazione da questo punto di vista”.  (da Huffington Post)

L’inizio di una riflessione adeguata, a mio avviso, parte separando i casi di Perugia e Campobasso. Ogni storia e ogni persona non si merita i nostri sermoni preconfezionati, ma uno sguardo attento alla particolarità di ciascuno. Implicitamente si dà per scontato che sarebbe stato meglio per la 17enne non aver quel figlio. E se la trama fosse un po’ diversa? Non conosco la verità, ma pongo questa domanda: e se lei quel figlio lo avesse proprio voluto ma le fossero mancate le fondamenta per sostenere quella scelta davanti a degli adulti? Perché diamo per scontato che non fosse stata adeguatemente informata su come prevenire la gravidanza? Perché non riflettiamo invece sul fatto che i nostri giovani crescano in un mondo che offre loro tantissimi gerghi dedicati al piacere e ai preservativi, ma non offre loro la lingua giusta per decifrare la meraviglia e l’affetto per la vita?

Senza volermi dilungare troppo, accenno a un altro dato che metterei sul tavolo della discussione. Proprio questa nostra cultura che oso definire «contraccettivo&aborto centrica» sta facendo scomparire il corpo. Ci si chiede: ma può una ragazzina non accorgersi di essere incinta? Non so, ma forse sì. E vorrei piuttosto chiedere: una ragazzina è stata educata a conoscere il suo corpo, a osservare come cambia nel corso del ciclo mensile? Forse una ragazzina sa cos’è l’ovulazione, ma sa riconoscerla quando accade nel suo corpo? La pillola data fin dalla più giovanissima età cancella la trasformazione mensile che il corpo femminile attraversa. La pillola risolve (?) il problema delle gravidanze indesiderate e guai se non aggiungiamo che può essere utile riguardo a certe disfunzioni; però, la cultura della pillola ha allontanto la donna dalla “mensilità” del suo corpo e quindi non mi stupisco se una giovanissima non sa più decifrare proprio quei segni corporei che annunciano una gravidanza.

Il primo meraviglioso dovere che come adulti – genitori, insegnanti, medici, ecc – abbiamo è donare ai nostri figli la riscoperta meravigliosa del corpo. Non lasciamoli prede di un lavaggio del cervello in base a cui il corpo è solo l’oggetto da cui ricavare piacere senza effetti indesiderati. Il corpo è una casa straordinaria, che ci cala dentro il tempo molto più degli orologi. La nostra corporeità custodisce la nostra coscienza, conoscerne il mistero affascinante ci dà una prova tangibilissima del valore che siamo, col nostro puro e semplice essere. Ripartiamo da qui.

Gravidanze indesiderate?

Per allargare ancora di più lo spazio della riflessione, anziché chiuderlo sui binari dei commenti preconfezionati, vorrei citare il caso di SAGA a Milano. Si associa l’idea dell’adolescente incinta alle gravidanze per forza indesiderate. All’ospedale Santi Paolo e Carlo di Milano esiste il Servizio di Accompagnamento alla Genitorialità in Adolescenza (SAGA) che si occupa di assistere le mamme adolescenti: questa esperienza è una finestra aperta sulle tante unicità che ogni nascita porta con sé.

Molte di loro non vanno più a scuola, hanno difficoltà a trovare un lavoro e non hanno relazioni stabili, per cui si trovano in una situazione di disagio, di vuoto identitario e la gravidanza può rappresentare un modo inconsapevole per affrontarla, magari con il pensiero inconscio che l’arrivo di un bambino possa rappresentare una svolta in senso positivo della qualità di vita. Non significa che queste gravidanze siano cercato in modo attivo, ma neppure che siano del tutto casuali. “Spesso alla base c’è un comportamento non pienamente consapevole” chiarisce la referente del Servizio del San Paolo, la neuropsicomotricista Margherita Moioli. “Magari dicono che non desideravano un figlio, ma non hanno fatto nulla per evitare che arrivasse, pur sapendo benissimo cosa andava fatto in questo senso”. Certo, ci sono anche mamme adolescenti con alle spalle situazioni e ambienti positivi, famiglie solide, che studiano e continuano a farlo anche dopo aver scoperto della gravidanza. (da Nostro figlio)

Insomma, il quadro della situazione è ricco di sfumature. Sia chiaro: non sto incentivando le maternità precocissime, tutt’altro. Sto riflettendo su quale posto possiamo presidiare con tutta la nostra premura. E accompagnamento è una parola che si sente poco, eppure suggerisce un’ipotesi ampia, adeguata e profonda: prima di tutto esserci, con una proposta educativa che metta al centro il corpo in relazione alla crescita della coscienza personale; e poi esserci nel giudicare le proposte affettive che questo nostro tempo offre o svilisce; esserci anche quando la vita arriva e chiede una riflessione nuova di sé, non delle soluzioni che recidono alla svelta.

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