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Parlare alle ragazze di affettività attraverso la moda: è la sfida vinta di “Turris eburnea”

TURRIS EBURNEA
Turris Eburnea, Milano
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La vera eleganza è fortezza e purezza, le giovani che vivono i valori cristiani non sono mosche bianche ma semi di luce. Ecco una storia italiana nata negli anni ’40 che sta girando il mondo

Ho preso appunti più svelta che potevo, mentre Maddalena mi parlava con grazia e piena di entusiasmo. Amo le etimologie, perché illuminano la realtà: siamo smemorati cronici e riscoprire l’origine di una parola può cambiare il nostro modo di agire. Lo sappiamo che «moda» deriva dal latino «modus», cioè misura, equilibrio? E che «eleganza» viene da «eligo», vale a dire «saper scegliere»?

La scelta presuppone un protagonista, invece nel gergo comune è diventato frequente definirsi fashion victims, vittime della moda; le modelle stesse, quelle della cosiddetta haute couture, somigliano sempre più a malinconiche malate di insensatezza e nichilismo. Stravaganti anoressiche con lo sguardo fisso nel vuoto.

ALTA MODA
Shutterstock

Che ne è della donna? Che ne è del messaggio di felicità, bene, affetto che s’accompagnano con naturalezza alla femminilità? Eccomi allora, a orecchie tese e scrittura veloce, ad ascoltare da Maddalena D’Osasco (responsabile della sede di Milano di Turris eburnea) una storia tutta italiana, cristiana e dedicata alla formazione dell’anima delle ragazze attraverso la moda.

Torino anni ’40, Italia e mondo anni 2000

La storia di quest’avventura che si fa opera inizia a Torino negli anni ’40 e ha come protagonista Don Michele Peyron, giovane parroco che nel Piemonte respira l’aria fresca del messaggio di Don Bosco e in quanto anche avvocato tocca con mano le ferite delle coppie sposate.
Intuisce che occorre parlare coi giovani di cosa sia il matrimonio realmente, capisce che bisogna farlo quando sono molto giovani, avverte che la donna sia il perno su cui puntare. Mi spiega Maddalena:

Formando la donna in profondità, di riflesso si forma l’uomo. Don Peyron pensava che la moglie fosse «l’autista» della vita coniugale ed il suo concetto altissimo della femminilità fu profetico, pensando alla successiva venuta dell’enciclica Mulieris Dignitatem e alla lettera di San Giovanni Paolo II alle donne.

Come riuscire ad avvicinare e coinvolgere le adolescenti, soprattutto quelle che non gravitavano attorno alla parrocchia? Ci voleva qualcosa di simpatico ed attraente, e qui il ricordo va ai giochi di prestigio usati da Don Bosco per divertire i ragazzi. Una chiave di accesso al mondo femminile poteva essere la moda.
Proposta azzardata, erano gli anni ’40, ma è un percorso che Don Michele intraprende confrontandosi dapprima con Don Giovanni Calabria e poi col Papa.

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