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Un presente senza passato significa un futuro senza speranza?

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padre Robert McTeigue, SJ - pubblicato il 13/01/20

Vinciamo la nostra amnesia per amore di Dio

Quanto tempo trascorrete pensando o preoccupandovi del tempo? C’è un’infinità di libri sulla gestione del tempo. Si potrebbero trascorrere varie vite imparando come gestire meglio il proprio tempo.

Per quanto tempo valutate il vostro? Cosa ritenete tempo positivo, tempo negativo, tempo perso? E, cosa forse più importante, come valutate i nostri tempi? Quella che viviamo è l’epoca migliore o quella peggiore? Sta per inizare la III Guerra Mondiale, o stiamo per entrare in una nuova era di progresso?

Quanto tempo trascorrete a valutare il tempo della Chiesa? Stiamo vivendo una nuova primavera o siamo nel momento di peggiore crisi da…?

Prima di parlare del modo cattolico di intendere il tempo, siamo chiari: dalla caduta di Adamo ed Eva, non c’è mai stata una vera epoca d’oro. Siamo uomini caduti che vivono in un mondo caduto. Il peccato ha oscurato il nostro intelletto e ha indebolito la nostra volontà. E tuttavia insisto sul fatto che Dio è il sovrano della storia e dell’eternità.

Per i fedeli cattolici, quello che potrebbe essere un tratto distintivo della nostra epoca è l’abitudine comune di vedere il tempo in un modo non cattolico. Formulerei la questione in questi termini: “Viviamo in un presente senza passato, e di conseguenza affrontiamo un futuro senza speranza”. Qual è l’essenza di questo errore, e come possiamo superarlo?

Per presente senza passato intendo il fatto che molti di coloro che possiedono un’eredità cattolica non ne hanno quasi la consapevolezza – un’eredità che santi, eroi e martiri hanno offerto la propria vita per generare e trasmettere. Potremmo a ragione piangere l’ignoranza diffusa delle arti, della storia e della cultura cattolica, ma dovremmo piangere ancor di più quella della Provvidenza, della Fedeltà, della Misericordia e della Giustizia di Dio che implica la nostra ignoranza culturale. Quando una “celebrazione” del Natale riguarda più il consumo che l’adorazione del Verbo che si è fatto Carne, quando riguarda più il fatto di abbuffarci che di prostrarci davanti all’Emmanuele (Dio con noi), allora abbiamo la prova che la nostra amnesia cultura e e teologica – ovvero il nostro presente senza passato – deve portare a un futuro senza speranza.

Guardiamo all’Occidente, che ha vissuto in una pace relativa e in una prosperità senza pari dalla fine della II Guerra Mondiale, 75 anni fa. Si potrebbe pensare che questa gente si ritenga benedetta e voglia trasmettere queste benedizioni (così come la conoscenza e l’amore della fonte di queste benedizioni) ai posteri. L’Occidente, invece, si trova di fronte a un “inverno demografico”, il risultato di un tasso delle nascite ben inferiore a quello di sostituzione. Non considerandosi beati, i devoti alla cultura del consumo ritengono di non avere niente e nessuno da offrire al futuro. Sono persone che non richiamano le parole del salmista: “Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?” (Salmo 116, 12). Per queste persone, disattente nei confronti sia di Dio che della Chiesa fondata dal Cristo di Dio, non c’è letteralmente nulla o nessuno da aspettare.

Vivendo in un presenza senza passato, vedono solo un futuro senza speranza, e agiscono di conseguenza.

Qual è un’alternativa cattolica al passare il tempo senza pensare e senza metterci il cuore, una vita senza gratitudine o speranza?

“Battezziamo” questa osservazione filosofica del dottor Rein Staal del William Jewell College: “La tradizione ancora la nostra esperienza del tempo alla memoria, e la proietta nel futuro attraverso la speranza”. In altri termini, c’è un filo che ci lega nel presente al passato e al futuro. Senza quel filo, ogni momento è solo una serie di “ora” scollegati, che ci portano alla fin fine a gridare disperati “E ora?”

Possiamo iniziare stabilendo l’abitudine di rimuginare durante la giornata, cercando le impronte di Dio che siamo stati troppo impegnati o distratti da notare al momento del contatto con Lui. Possiamo scandagliare la storia della Chiesa e vedere che c’è una grande ricchezza di cultura e saggezza che aspetta di essere riscoperta, e dobbiamo immergerci nella Sacra Scrittura, di modo da poter vedere che Dio è sempre fedele.

Superare la nostra amnesia ci permetterà di vedere chi siamo e di chi siamo. Le persone di questo tipo riconoscono come vera questa promessa divina: “Io, infatti, conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo – dice il Signore – progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza. Voi mi invocherete e ricorrerete a me e io vi esaudirò” (Geremia 29, 11-12). Saldi nel nostro passato, possiamo vivere con fiducia nel presente, nutrendo speranza per il futuro.

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