Ricevi Aleteia tutti i giorni
Le notizie che non leggi altrove le trovi qui: inscriviti alla newsletter di Aleteia!
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Renzo Arbore: il mio passato in Africa, con missionari e volontari ad aiutare i bambini

Condividi

“Ho visto questa gente dedita ad amare il prossimo come se stessa, a soccorrerlo”

«Vidi la sofferenza nel volto di un mio cugino disabile e un viaggio della solidarietà in Sudan mi cambiò la vita».

Non gli bastava certo entrare via etere nelle case degli italiani con la voce e con il volto in veste di showman e testimonial radiotelevisivo. Per Renzo Arbore, testimonial mondiale per antonomasia del Belpaese (in primis con la sua Orchestra italiana), il luccicante mondo dello spettacolo, per quanto totalizzante nella sua vita, non era sufficiente a saziargli l’anima.

E così ha aperto il suo cuore in un’intervista ad Avvenire (18 novembre) alla vigilia del 20 novembre, quando in diretta su Rai 1 dall’Aula Paolo VI in Vaticano, sarà uno degli ospiti d’onore per la festa dei 150 anni di fondazione dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma.

Wikipedia

Il cugino Carletto

La sensibilità verso il mondo dell’infanzia disagiata, spiega il cantautore, viene «anzitutto dalla consapevolezza di essere stato fortunatissimo nella mia vita. Fin da bambino. A differenza del mio caro cugino Carletto, che proprio due mesi fa se ne è andato, a 75 anni. Era rimasto praticamente fermo a livello cognitivo e anche motorio dall’età di sei anni. Abitava nel mio stesso palazzo a Foggia e anche quando me ne sono andato a Napoli e poi a Roma ogni volta che tornavo nella mia città lo andavo sempre a trovare con tanto affetto. Quando gli parlavo era come se parlassi con lui come quando eravamo bambini. Fino alla fine dei suoi giorni».

«Questo fatto, la sua disabilità – confessa Arbore – mi ha colpito molto. Tutta la nostra famiglia è sempre rimasta segnata dall’assistenza a Carletto, una persona peraltro davvero amabile. Era sempre sorridente, proprio come i bambini».

Leggi anche: Neosposi cattolici: al posto di una festa per il matrimonio, una cena per bambini poveri

La Lega del Filo d’Oro

Anche per questo ha deciso di diventare, ormai da più di trent’anni, testimonial della Lega del Filo d’oro.

«Sì, da quando nel 1986 ho iniziato a prestare il mio volto in televisione e in altre circostanze a questa straordinaria realtà che cerca di lenire una drammatica forma di sofferenza infantile. La Lega del Filo d’oro si occupa di persone che non vedono, non sentono e non parlano. Li ho tutti nel cuore, ma con alcuni ho davvero condiviso un percorso di crescita. Come Andrea o come Alberto, che mi considera un suo grande amico. Molti li ho conosciuti da bambini e sono diventati grandi. Devo dire che la vita vince su tutto e sorprende ogni giorno. Quando ho detto di sì alla collaborazione con la Lega del Filo d’oro venivo da una esperienza talmente forte da avermi quasi sconvolto la vita».

Leggi anche: L’ultimo desiderio di Giulia morta di tumore: “Mamma regala i miei giocattoli ai bambini poveri”

Il Sudan

Quell’esperienza accadde all’inizio del 1986, «poco prima di andare al Festival di Sanremo con Il clarinetto». Arbore fece un viaggio in Sudan con una organizzazione statunitense che si chiama Care.

«Trascorsi in Africa quindici giorni visitando alcuni ospedali per bambini. Là mi sono davvero reso conto di quello che di straordinario facevano e fanno centinaia di giovani volontari che arrivano da tutte le parti del mondo. Provo poi una grande ammirazione verso gli operatori dei campi profughi di una guerra infinita che era già in corso allora. È stata una esperienza molto toccante a contatto con la povertà e la fame. Un posto dove ovviamente non si incontrava neanche un turista, ma solo missionari, volontari e al massimo qualche diplomatico».

“Gente dedita ad amare il prossimo”

Già tempo fa, in un intervista a Radio Vaticana, Arbore dichiarò di nutrire un profondo rispetto per preti e suore, che hanno scommesso la vita su Cristo: ‘«Devo dire che se mai ci fossero state ombre sull’utilita’ o sulla missione di queste persone, le ho subito fugate. Ho visto questa gente dedita ad amare il prossimo come se stessa, a soccorrerlo. Noi che viviamo in ambienti totalmente opposti, noi gente di spettacolo, non possiamo che sorprenderci»’ (Adnkronos, 1999).

Leggi anche: Il Papa dona uno storico palazzo con vista su San Pietro a 50 poveri

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni