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Dall’amore all’odio: come può la persona amata trasformasi in un nemico?

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nd3000 - Shutterstock
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Nelle prove della vita, certamente vi è già capitato di trovare nel vostro coniuge un sostegno insostituibile. Capita pure, però, che questa medesima persona diventi il vostro peggiore nemico. Ecco come evitare che nella coppia scoppi una guerra che non farà prigionieri.

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Com’è possibile che il vostro coniuge, la persona che tanto amate, possa trasformarsi nel vostro peggiore nemico? Come queste due attitudini, che pure sono radicalmente opposte, possono coabitare nella vita di coppia? Gli estremi si toccano? Qual è dunque l’elemento che permette di oscillare così rapidamente dal mutuo sostegno a una guerra senza quartiere?

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L’ostilità crescente tra due persone può essere il risultato di emozioni inconsce che si accumulano nell’arco di molto tempo. Talvolta noi blocchiamo queste emozioni a livello conscio, talaltra lo facciamo inconsciamente. Di conseguenza, blocchiamo l’accesso alle nostre emozioni “non volute”, quelle che ci minacciano, che non accettiamo perché provocano in noi senso di colpa e vergogna. Purtroppo, la collera repressa non si cancella con un magico colpo di gomma. Un’enorme quantità di energia rischia di restare imprigionata nel nostro corpo. Presto o tardi, però, questa carica finisce per esplodere. Una grande fatica o un sentimento di vulnerabilità può risvegliare la collera. Possiamo allora proiettarla sul nostro coniuge: ci sembra di essere “arrabbiati”, ma non abbiamo coscienza di essere precisamente arrabbiati con lui/lei.

Nominare ciò che sentite

La prima tappa per trovare una soluzione contro questa deriva è prendere coscienza delle proprie emozioni. Nominate quel che sentite e cercate di accettarlo. Poi riflettete sull’origine della vostra rabbia. Quali sono le situazioni precise che vi hanno sconvolti? Perché non vi siete espressi in quel frangente? La mancanza di conversazione profonda sull’argomento è ciò che ha seminato all’epoca il germe di quel che attualmente state vivendo? Far fronte alle emozioni in maniera efficace significa essere capaci di gestirle “qui ed ora” in maniera costruttiva, senza ferire l’altro.

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Capita anche che proiettiamo le nostre emozioni negative sul coniuge, mentre magari provengono da relazioni difficili con altre persona. Siccome però il coniuge sembra meno “minaccioso”, poiché ci sta molto vicino, la nostra collera si sfoga facilmente con lui. Paradossalmente, egli diventa la vittima delle nostre emozioni negative perché in sua compagnia ci sentiamo al sicuro. Spesso facciamo più male a coloro che più amiamo. Un’umiliazione da parte del vostro capo sul lavoro può quindi trasformarsi in un litigio coniugale riguardo alla lavastoviglie o alla lavatrice. Senza saperlo, proiettate sul vostro coniuge il vostro capo. La collera repressa sul lavoro esplode allora in un contesto neutro, a casa vostra, per la minima tensione la quale – altrimenti – non avrebbe fruttato se non una leggera irritazione.

Decrittare le emozioni accumulate negli anni

Il male che voi credete sia stato originato dal vostro amato può invece avere le radici anche nel vostro passato. Le emozioni non trattate e archiviate da qualche parte in voi da anni possono farsi sentire nelle situazioni attuali. Si tratta di impulsi aggressivi da parte di persone importanti per voi, in passato, le quali d’un colpo possono risorgere nella relazione col vostro coniuge. Per esempio, il suo silenzio può spiazzarvi perché vostra madre o vostro padre mostravano in questa maniera il loro nervosismo.

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Per il vostro coniuge, al contrario, un momento di silenzio può costituire uno spazio di pace o di riposo. È così che sorgono allora dissonanze nella coppia. La situazione difficile attuale nella quale vedete il vostro coniuge come se fosse “il cattivo” vi ricorda qualcosa del passato? Questo decrittaggio delle emozioni del passato è una tappa importante nella comprensione di quelle che sentite oggi.

Identificare i tratti del vostro carattere che non amate

Se la persona con la quale siete in coppia vi sembra ostile, forse vi pare così in relazione con il vostro desiderio di eliminare gli aspetti della vostra personalità che non amate. Questo meccanismo consiste nel vedere nel vostro coniuge i difetti che sono… i vostri. Pensate a quel che vi fa arrabbiare nel suo comportamento e alle vostre attese a suo riguardo. Non sono in realtà le vostre debolezze che voi vedete, oppure le vostre proprie attese verso voi stesse? Piazzando l’inaccettabile fuori di sé, si arriva a mantenere una buona stima di sé.

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Se dentro di noi è il coniuge ad essere geloso, arrogante, cattivo o fannullone, subito ci sentiamo meglio. L’autostima è salva. La svalutazione dell’altro, però, aiuta solo a brevissimo termine il nostro auto-apprezzamento. In un momento dato, si finisce per urtare contro la fragilità di un’autostima così costruita, e allora realizziamo che anche noi abbiamo bisogno di guarire quel che è stato ferito, e che il nostro amato è una persona esterna, dalla quale non dipende il nostro proprio valore.

Evitare di colpevolizzare l’altro

L’ostilità tra gli sposi può anche venire dal riflesso di colpevolizzare sistematicamente l’altro. Siccome non vogliamo accettare la responsabilità del nostro comportamento, dei nostri pensieri o dei nostri sentimenti, allora cerchiamo di tenere per responsabile l’altro. In questo modo, si riesce a liberarsi dal peso del senso di colpa e delle emozioni indesiderate. Per esempio, vi sentite a disagio quando siete in ritardo e rimproverate subito al vostro coniuge di essere impaziente. Quando dimenticate di comprare qualcosa al supermercato, subito accusate l’altro di avere esigenze eccessive o di non stilare una lista della spesa esaustiva e chiara.

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Le occasioni per colpevolizzare l’altro non mancano, con tutte le commissioni quotidiane che si condividono – la scuola dei bambini, la macchina, la casa, le bollette… –. In caso di difficoltà o di fallimenti, tentiamo di colpevolizzare l’altro soprattuto se, conoscendo la sua personalità, sappiamo che egli “si assumerà” quella colpa. Un’attitudine da evitare e che imprigiona la coppia in un circolo vizioso.

Distinguere le vostre opinioni dai fatti

Essere in una relazione di coppia è una negoziazione costante dei bisogni di ciascuno. Ci ritroviamo spesso in una situazione in cui solo i bisogni di una delle due parti possono essere soddisfatti. Oppure in una in cui i bisogni dei due si escludono mutuamente. Potenzialmente, la strada verso il conflitto è aperta. Vi ponete la questione se valga la pena di battersi o di abbandonare il campo. Sia che andiate al cinema sia che l’altro esca a bere una birra con gli amici. A chi toccano i piatti? Chi fa la spesa? Tutto, nella vita di coppia, è in un negoziato permanente.

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È essenziale non lasciar sistematicamente cadere i propri bisogni, perché la sottomissione costante incoraggia l’aggressività. Non rispettiamo i nostri propri bisogni e rimproveriamo al nostro coniuge di non rispettarli. È una spirale di accuse, di amarezze e di rimproveri. Comunicare i propri bisogni all’altro evita insomma la situazione in cui il vostro coniuge diventa il peggiore nemico perché… siete voi ad aver abbandonato la via del negoziato.

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Prendendo in considerazione tutto quel che può scatenare una guerra nella coppia, è essenziale domandarsi se il vostro coniuge sia davvero la persona che voi pensate. Quali dei suoi comportamenti confermano veramente la vostra opinione a suo riguardo? Fino a dove arriva la realtà e dove partono i vostri pensieri, le vostre proiezioni e o le vostre emozioni? Cercate di separare i fatti dalle vostre opinioni, riflettete bene. Se siete soggetti alla collera, in coppia, con un poco di onestà verso voi stessi e il vostro coniuge finirete sempre per disinnescare le vostre proprie incoerenze. Niente di meglio, per sminare i terreni più pericolosi. Ricordiamoci la formidabile parabola della pagliuzza e della trave… ed applichiamola a noi stessi fin da subito.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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