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3 motivi che vi aiuteranno a capire che Dio è sempre al vostro fianco

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SweetOlli - Shutterstock

Catholic Link - pubblicato il 02/11/19

di Sandra Estrada

A volte sentiamo dire che “Dio è in ogni luogo”, e poi cresciamo e iniziamo a sentirci a disagio di fronte a questo, al punto da dire di no, che possiamo trovare Dio solo nelle cose religiose.

Più meditiamo sui Vangeli, però, più conosciamo Gesù come un uomo che vive la realtà più comune. Circondato da pastori, agricoltori, padroni e servi, galline e lupi, vasi d’argilla, lampade, tavoli, pani, nozze e banchetti.

Gesù, da uomo che era, ha vissuto tra alberi, animali e persone. Feste, lutti, canti, notti di silenzio, banchetti di nozze e sere senza un pezzo di pane da mangiare. Quando passiamo del tempo con Gesù meditando sulla sua Parola, ci troviamo di fronte a un uomo che conosceva la sua realtà e in essa poteva trovare Dio, con la sua rivelazione incredibile, nelle cose più quotidiane.

A volte immagino come avranno guardato Gesù i dottori della legge che lo sentivano parlare di pecore senza pastore, di vicini molesti che arrivano di notte o di granelli di senape. Immagino un Gesù che non ha paura di dire di fronte a farisei e scribi che trova Dio in queste scene quotidiane, apparentemente senza senso.

1. Dio Padre ha voluto che Gesù sperimentasse una vita semplice

Come fa un Dio a nascondere le sue lezioni migliori tra le cose quotidiane? Come trova lo Spirito di Dio che agisce come il lievito nella pasta? È incredibile pensare che il Figlio di Dio abbia compreso le rivelazioni più grandi semplicemente contemplando la realtà stessa che Suo Padre gli donava.

È splendido pensare che nulla fosse troppo poco o troppo semplice per conoscerlo meglio e amarlo di più. Gesù ha capito che Dio si prendeva cura dei Suoi figli nel modo in cui i pastori trattavano le loro pecore. Ha capito che se un pastore mette al riparo dai lupi, anche Dio evita che veniamo assediati dal male. E ha capito che se un pastore cerca una pecora di un gregge di cento Dio non può non prendersi cura di noi.

Gesù ha imparato con i costruttori che si scarta la pietra angolare, la più importante, e che costruire senza progetti e strutture salde è come condurre una vita senza Dio. Gesù ha capito che le nozze erano tutto un rituale in cui non poteva mancare nulla. Che se una donna tardava ad accendere la sua lampada nessuno l’avrebbe aspettata. E che otri vecchi non sopportavano il vino nuovo.

Ha visto Maria arrivare a volte a casa per cuocere il pane, ma doveva aspettare che il lievito fermentasse perché crescesse. Ha visto Elisabetta cucire panni vecchi e nuovi e ha verificato che la cosa non andava a buon fine. E allora non dubitiamo neanche per un secondo che Dio è accanto a noi nei nostri compiti quotidiani.

2. Dimentichiamo che Dio ci ha dato l’esempio migliore

In genere imitiamo Dio, come i dottori e i farisei. Dimentichiamo che Gesù cerca di dirci di cosa tratta il Regno di Dio con ciascuna delle sue azioni. Il popolo ebraico anelava alla venuta di un Messia che gli rivelasse il grande potere di Dio nelle cose grandi. Un regno con il suo esercito, un castello, seguaci esperti e coraggiosi, e ovviamente miracoli sorprendenti:

“Io vi dico che in quel giorno Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città. Guai a te, Corazin, guai a te, Betsàida! Perché se in Tiro e Sidone fossero stati compiuti i miracoli compiuti tra voi, già da tempo si sarebbero convertiti”.

Oggi continuiamo ad aspettare che Dio ci si riveli in miracoli allo stile degli spettacoli del circo, ma Gesù continua a dirci che non dipende da quello che accade, ma dalla fede di chi guarda. Gesù ci ha insegnato a percepire la realtà in un altro modo, ed è a quella quotidianità che si è ispirato per comporre le parabole che quanti lo seguivano avrebbero potuto capire. Egli ci ascolta, ci accompagna e ci guida in ogni momento.

3. È morto in croce per salvarci

Dio si rende presente nelle cose quotidiane perché impariamo che è lì che opera davvero. E la croce è proprio quello che sembra assurdamente “corrente” per l’epoca, perché erano i criminali a morire crocifissi. Gesù, però, trasforma tutto il significato che ha la croce. Diventa il vessillo della nostra salvezza, il trionfo dell’amore sull’indifferenza, della misericordia sul peccato, della vita sulla morte.

Noi stessi a volte dobbiamo ricordare che in quella croce troviamo tutto l’amore che cerchiamo, tutte le risposte che vogliamo conoscere. È attraverso un pezzo di pane e un sorso di vino che possiamo vivere davvero e per sempre. In una Chiesa formata da uomini e donne imperfetti possiamo comunque ricevere e portare Cristo.

Forse per incontrare Dio dobbiamo imparare di più da Gesù: a trovarlo in tutto. Forse ci manca quel cuore più mite e più umile. Con le sue parabole, Gesù educa la sensibilità dei discepoli – oggi noi. Ma la domanda sarebbe un’altra: ci lasciamo sensibilizzare?

“In quello stesso istante Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: «Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto. Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare»”.

La prossima volta che dubiterete del fatto che Dio vi stia accanto, ricordate il suo passaggio per la Terra. Ricordate che ha voluto farsi uomo per salvarvi, che si è offerto sulla croce per la vostra salvezza e vi ha promesso di essere al vostro fianco fino alla fine dei tempi.

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link

Tags:
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