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Come santa Teresina non riuscí a farsi mandare missionaria in Vietnam

LISIEUX

carmelites.net

Santa Teresina.

Philip Kosloski - Aleteia - pubblicato il 31/10/19

Proclamata patrona delle missioni nel 1927, santa Teresa di Gesú Bambino non è mai uscita dal proprio convento normanno. Eppure, anche se in pochi lo sanno, per qualche tempo si parlò dell’eventualità di mandarla dall’altra parte del mondo.

Benché si fosse rinchiusa in un monastero claustrale, santa Teresa di Gesú Bambino aveva un cuore profondamente missionario. Ella ha molto pregato per i preti missionari, nonché per tutti quanti erano affidati alle loro cure. Il suo cuore straripava infatti a tal punto dell’amore di Dio da indurla a volere che tutto il mondo ne risultasse acceso.


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Il Carmelo di Lisieux è il primo della Storia ad aver lanciato una fondazione fuori dalle frontiere francesi. Nel 1861, quattro carmelitane di Lisieux lasciarono la loro terra d’origine per fondare un monastero a Saigon, in Vietnam. Qualche anno piú tardi, una delle monache di Saigon – suor Anne del Sacro Cuore – effettuò un soggiorno a Lisieux. Visse per sette anni accanto a Thérèse, prima di tornare in Vietnam nel 1895. In quell’anno, fu fondato ad Hanoi un monastero.


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Tutte queste missioni toccarono Thérèse, e quando giunse la richiesta che delle suore andassero in Asia a dare man forte il cuore della giovane religiosa trasalí. Sognava di essere missionaria eppure non riuscí a farsi mandare laggiú, come ella stessa dice in una lettera indirizzata al padre Roulland, un prete francese, il 19 marzo 1897.

Forse questo la sorprenderà, e in effetti non è cosa da sogno che una carmelitana desideri partire per il Tonkin? Eppure! No, non è un sogno e io posso assicurarle che se Gesú non viene presto a cercarmi per il Carmelo del Cielo prima o poi partirò per quello di Hanoi, perché adesso c’è un Carmelo in quella città, ossia quello di Saigon, che recentemente ha fondato l’altro.

«La madre crede alla mia vocazione»

Essendo però fragile di salute, la speranza che possa sopportare il viaggio è debole.

Forse lei si chiederà che cosa pensi la nostra Madre del mio desiderio di andare nel Tonkin. Ella crede alla mia vocazione (perché ce ne vuole veramente una a parte, non ogni carmelitana si sente chiamata ad esiliarsi), ma non crede che la mia vocazione potrà mai essere realizzata: sarebbe per questo necessario che il fodero fosse solido quanto la spada e forse (cosí crede la Madre) il fodero verrebbe gettato a mare prima che arrivi nel Tonkin. Non è una cosa pratica, essere composti di anima e corpo! Questo miserando fratello asino – come lo chiamava san Francesco d’Assisi – offre spesso occasione d’imbarazzo alla sua nobile sorella e le impedisce di lanciarsi lí dov’ella vorrebbe.

Anche se gravemente malata, la carmelitana continuò a immaginare una partenza, come si può leggere negli Ultimi colloqui:

Vorrei andare ad Hanoi per soffrire tanto per il buon Dio. Vorrei andarci per essere tutta sola, per non aver risoluzione alcuna sulla terra. Quanto al pensiero di rendermi utile laggiú, neppure mi attraversa la testa: so bene che non farei un bel niente.

Probabilmente la volontà di Dio non è quella che Thérèse passi la sua vita in Vietnam, ma piuttosto quella ch’ella inondi il mondo di una pioggia di rose dal Cielo. Morí poco tempo dopo e la Chiesa, riconoscendo il suo cuore missionario, la proclamò patrona delle missioni nel 1927. Ancora oggi la piccola Thérèse resta un modello per molti cristiani, tanto piú in questo periodo in cui la Chiesa si sforza di avere un cuore missionario, riempito della gioia dell’Evangelo, pronto a diffondere l’amore di Cristo ai quattro angoli della terra.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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