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Mio figlio (la mia opera, il mio progetto) mi ha deluso: Dio si contraddice?

By Marian Fil/Shutterstock
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San Francesco soffriva, dubitava, temeva quando vedeva in pericolo quello che tanto amava, e si aggrappava al suo tesoro… Sapete come si è liberato?

Può essere la famiglia che Dio mi ha dato. Può essere un cammino professionale che mi rende felice come persona. Può essere un’opera che ho fondato e che finora ha dato tanti frutti.

Perché ora Dio mi chiede di sacrificare tutto come ha fatto con Abramo un giorno a Moria? O come ha fatto con Francesco nella solitudine e nel silenzio del monte della Verna?

Il cuore trema. Dio si contraddice? Dov’è nascosto il male in un amore sano e vero? Non lo capisco. Il mio cuore si ribella accarezzando nervoso le mie sfere d’oro, che stringo con rabbia al petto perché mi fanno bene.

Ho già dato tutto, Lui lo sa. Per questo dico a Gesù: “Questo non posso dartelo. Altre cose sì, ma questo è il mio tesoro, l’unica cosa che non posso darti, mi dispiace”.

Che nome ha quello che Dio mi chiede? Vuole davvero che glielo dia o alla fine mi salverà come ha salvato Isacco dal pugnale di suo padre Abramo? Non lo so.

Penso a quella scena di Gesù nel Getsemani che dona la propria vita ai suoi figli. A quel momento della vita di Abramo in cui tutto è sembrato oscurarsi sul monte Moria.

Guardo Francesco in quella notte sul monte del suo ritiro mentre guarda Gesù. Il “Sì” di quel momento è così profondo… È la rinuncia più sincera del figlio che crede ai progetti e alle richieste di un Dio che lo ama.

Guardo il mio tesoro. Forse sono schiavo e non me ne rendo conto. Voglio che mio figlio, il mio sogno, il mio progetto, il mio piano, sia mio. Solo mio. Non voglio darlo a Dio perché non mi fido tanto.

Mi sono costruito il mio regno, non il suo. Mi sono posto al centro dicendo che era Lui. Ma ero io nascosto sotto un manto di superbia e vanità.

Voglio guardarmi dentro l’anima. Tra le mie ferite. Cosa temo di perdere? Cosa mi toglie la pace se penso al futuro? Le mie paure prendono corpo, forma, nome. Sono le mie sfere d’oro tra le dita, attaccate alla pelle.

Sembra come se chiedendomele Dio mi stesse togliendo la vita. Quello che sta facendo è rendermi più simile a Lui.

Come Francesco in quella notte di paura. E gli dico di sì. Gli do il mio tesoro. Le mie paure. Le mie sicurezze. È tutto suo. La mia vita gli appartiene.

Confido solo nel fatto che il suo amore è per sempre. E lascio la zattera in mezzo al mare in tempesta. È Lui a sostenere la mia vita. Lo so. Confido.

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