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Orgoglio, indifferenza, egoismo… sapete riconoscere i vostri difetti?

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Shutterstock | Dean Drobot
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Uno sguardo autocritico ci avvicina alla realtà e agli altri

Il fariseo va all’altare pieno di sé, dei suoi successi, dei suoi meriti. Mi fa paura che la mia vita da cristiano consista nell’accumulare meriti. E temo il fatto di vivere soddisfatto della vita che conduco. Senza esigere di più da me stesso. Felice di essere come sono.

Come se il mondo dovesse ringraziarmi per tutto ciò che do, per tutto quello che sono. È il pericolo di credermi buono. Non faccio niente di male. Tratto bene tutti. Ma non vedo il mio prossimo che soffre accanto a me.

Guardo Dio e penso che debba essere grato. Faccio tanto per Lui. Un Dio giusto che paga in abbondanza chi fa di più. Il mio sguardo distorto mi fa vedere il bene che faccio e sentire che sono gli altri che vivono in un errore.

Pecco di omissione quando mi sento giustificato. Rinuncio alla carità. Non lotto per porre fine alle disuguaglianze. Mi costa vedere le mie omissioni. E sono tante.

Oggi vedo molte persone che non si confessano perché credono di non avere nulla per cui chiedere perdono. Forse non commettono grandi peccati.

Ma si abituano a vivere atteggiamenti che in sé sono peccaminosi. Vivono con indifferenza di fronte al male del povero, di chi è ferito. Un modo malato di vivere, di amare, di donarsi.

L’egoismo è diventato qualcosa di abituale nella loro anima. Non vedono nulla che sia degno di essere confessato. La mancanze di sempre, mi dicono. Piccole, quasi insignificanti. Non sono neanche degne di essere menzionate. Quel modo di guardare è malato. Altre volte il senso di colpa viene represso. Dice padre Josef Kentenich:

“Molti uomini non riescono a sopportare il senso di colpa, e per questo lo negano. E più lo negano, più si ammalano a livello psichico. Domani o dopodomani collasseranno anche a livello corporeo”.

A volte non è la mancanza del senso di colpa, ma la sofferenza per la colpa che porta a negarla, a non volerla riconoscere. La colpa viene messa a tacere, negata, nascosta. Questa repressione non è positiva. Fa male e alla fine farà scoppiare.

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