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La profezia che si autoadempie: ciò che credi può cambiare la realtà!

young woman thinking
By Leszek Glasner|Shutterstock
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Il fenomeno della profezia che si autoadempie ci illumina su quanto possiamo involontariamente condizionare i nostri rapporti con il prossimo.

Sul numero di settembre/ottobre 2019 della rivista Psicologia Contemporanea è apparso un interessante articolo a firma di Davide Lo Presti, psicologo clinico, sul fenomeno della profezia che si autorealizza.

Il termine profeta sta ad indicare una persona che, per ispirazione divina, predice il futuro o rivela fatti ignoti alla mente umana; pronunciandolo, immediatamente ci viene da pensare ai grandi preveggenti del Vecchio Testamento: Elia, Isaia, Geremia, Ezechiele … Persone straordinarie, speciali, nulla a che fare con il resto di noi comuni mortali!

La profezia che si autoadempie è una predizione, anche di per sé infondata, che produce gli effetti reali attesi!

In realtà, tutti noi cristiani siamo sacerdoti re e profeti come si legge nel Catechismo della Chiesa Cattolica, ma molto più banalmente studiando il fenomeno oggetto dell’articolo veniamo a scoprire che in qualche maniera siamo tutti profeti, molto spesso inconsapevoli. La “profezia che si autoadempie”, consiste in una predizione, anche di per sé infondata, che produce gli effetti reali attesi. Non facciamoci fuorviare da questa “etichetta” che suggerisce qualcosa di magico: le più diverse discipline se ne occupano, dalla medicina alla pedagogia, dalla sociologia alla psicologia. Essa indica e qualifica un modo di comportarsi che spesso ci sfugge, grazie al quale creiamo, senza una consapevole volontà in tal senso, solide prove che sostengono le nostre premesse, ancorché errate o non verificate, attraverso una prova del nove che non ammette errori di sorta.

Leggi anche: Cadete nella trappola dei pregiudizi?

Il famoso esperimento della Oak School

Per chiarire il concetto ripercorriamo, come nell’articolo, il famoso esperimento della Oak School condotto in una scuola elementare alla fine degli anni ’60 negli Stati Uniti. In prossimità della chiusura dell’anno scolastico i ricercatori sottoposero tutti gli alunni ad un test di intelligenza, riportando poi ai loro insegnanti che alcuni di essi avevano ottenuto risultati tanto elevati da farli ritenere grandi promesse in vista del corso successivo. L’informazione fornita era falsa in quanto i potenziali “geni” erano stati scelti a caso, per cui in realtà questi studenti non erano mediamente più bravi dei loro compagni, rispetto ai quali non avevano quindi maggiori possibilità di eccellere. L’unica cosa che differenziava questo 20% dal resto della classe era pertanto la percezione che i maestri avevano di loro, in quanto la consegna degli sperimentatori prevedeva che né ad essi, né ai loro familiari, venissero comunicati i risultati dei test. Alla fine del successivo anno scolastico i bambini furono sottoposti ad un vera prova di intelligenza; i risultati riscontrati confermarono che la profezia si era perfettamente adempiuta: gli alunni che erano stati indicati come delle promesse ottennero risultati significativamente superiori rispetto agli altri.

Come era avvenuto tutto ciò?

I maestri avevano inconsapevolmente avvantaggiato gli alunni da cui si attendevano risultati migliori concedendo loro più attenzione, sostegno individuale ed incoraggiamento, assegnando ad essi materiale più impegnativo da studiare, fornendo riscontri valutativi puntuali e frequenti, concedendo maggiori possibilità di rispondere in classe. Partendo da una aspettativa assolutamente infondata si erano “oggettivamente” verificati i risultati attesi.

L’effetto palcebo

Altro esempio noto e scientificamente accertato di profezia che si autorealizza riguarda il campo medico, dove viene chiamato “effetto placebo”. Consiste nel fatto che l’assunzione di una sostanza inerte – come ad esempio una pillola di zucchero – ma creduta un farmaco per la patologia di cui si soffre, produce effetti benefici in chi la assume. La “magia” funziona solo se il paziente è convinto di assumere una vera terapia.

Leggi anche: Il pregiudizio? ci impedisce di vedere i miracoli!

L’effetto nocebo

Cosa ancor più interessante è la magia speculare, l’”effetto nocebo”, dove chi assume una sostanza convinto che gli nuocerà finirà per registrare degli effetti sfavorevoli, confermandosi anche in questo caso le aspettative di partenza. Affinchè una predizione si realizzi, non rileva che l’asserzione di partenza sia fondata o meno, ma è sufficiente che venga presa per vera, condizionando così prima le aspettative e subito dopo le azioni concrete di chi le dà credito.

Quale antidoto tenere a portata di mano per non cadere nella trappola di essere facili e falsi profeti?

Tornando alla nostra vita di tutti i giorni, tutto questo ci deve far riflettere sul rischio che i nostri rapporti con il prossimo vengano alterati sul piano fattuale da idee preconcette che nutriamo su singole persone o categorie di esse. Quale antidoto tenere a portata di mano per non cadere nella trappola di essere facili e falsi profeti? Per prima cosa chiederci di fronte ad un nostro prossimo che abbiamo squalificato se non siamo partiti già da una idea preconcetta, e poi provare a contrastare la profezia immaginando che chi percepiamo in modo più o meno negativo sia abbastanza ok, e comportarci di conseguenza. Non raramente saremo obbligati a stupirci dei risultati, “rischiando” addirittura di scoprire un nuovo amico e, perché no, un alleato per qualche nostro progetto.

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