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Cadete nella trappola dei pregiudizi?

Shutterstock-Kristina Kokhanova
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Giudicate le persone che avete appena conosciuto? In base a come agite potreste perdervi grandi opportunità

La conoscenza umana si attiva a partire dai sensi (vista, udito, olfatto…), che inviano le informazioni al cervello, che le processa grazie all’intelligenza. È così che emettiamo i giudizi, più o meno elaborati: “L’uomo che ho alla mia destra sull’autobus è stanco”, “La donna con cui sto salendo in ascensore è antipatica perché non mi saluta mai, neanche oggi”…

Quando vediamo qualcuno per la prima volta, cogliamo informazioni in base a come si presenta, alle sue parole, all’azione che sta svolgendo in quel momento, e ci facciamo una “prima idea”. A questi pochi dati di cui disponiamo aggiungiamo un contenuto che mettiamo in relazione con loro.

La marca di un capo di vestiario ci dice quanto denaro ha speso e a quale classe sociale appartiene chi lo porta. Se è una persona molto curata siamo spinti ad avvicinarmici, mentre la trascuratezza e la mancanza di igiene possono spingere a rifiutarla (anche se non si può sapere perché una persona vada in giro in quel modo).

Quando i dati sono scarsi, il nostro cervello si incarica di “tappare” i buchi a livello di informazioni o di ampliare le informazioni reali, per darci un’idea più accurata di quello che conosciamo. È così che si possono formare i pregiudizi su qualcuno.

Un’opinione preconcetta e quasi sempre negativa

Il pregiudizio è un’opinione preconcetta, in genere negativa, nei confronti di qualcosa o qualcuno. È un giudizio che non si deduce dalla realtà, ma è stato elaborato nella nostra mente partendo da dati reali uniti – in modo corretto o meno – ad altri.

Cosa succede se ci lasciamo trascinare dai pregiudizi? Finiamo per giudicare una persona in modo sbagliato. Non lasciamo che sia lei a esprimersi, mentre diamo per valida la nostra opinione su di lei. La guardiamo di traverso e mettiamo in moto l’immaginazione perché crediamo di sapere già quali saranno i suoi prossimi passi.

E allora chi ha un giubbotto nero e un bracciale con le borchie è un delinquente, chi si è tagliato i capelli allo stile punk è un violento, la donna che ha il capo coperto è una fondamentalista…

Pixabay

Una professoressa ha spiegato che un giorno un’alunna dall’aspetto punk è arrivata in classe con una catena piena di oggetti appuntiti al collo. Con quell’aspetto richiamava l’attenzione, e alcuni compagni si erano allontanati da lei. La docente le ha chiesto perché la portava e lei ha risposto: “Perché non voglio che mi guardino, sono timida”.

La professoressa ha capito che l’ultima cosa che voleva fare quella ragazza era danneggiare qualcuno, come poteva far pensare il suo aspetto.

Se ci lasciamo trasportare dai pregiudizi possiamo perdere grandi opportunità: di conoscere persone diverse da noi, di creare nuove amicizie, di approfondire la conoscenza di qualcuno…

L’ignoranza volontaria è nemica della cultura e della fraternità tra le persone e i popoli.

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