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Lavoro femminile, lettera aperta di un imprenditore: la vera conciliazione è possibile

By NazarBazar - Shutterstock
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Permettere alle donne che lavorano di fare le mamme e non solo di partorire e tornare in fretta in ufficio lasciando i figli ad altri…La conciliazione reale tra impegno materno e lavoro fuori casa è possibile e fa bene a tutta la società.

LETTERA APERTA a:  Imprenditori, Politici, Sindacalisti, Giornalisti  di buona volontà (maschi e femmine)

di Gianfranco Vanzini

Agosto 2002. Pochi giorni prima di lasciare il mio incarico di Direttore Generale presso una importante azienda di abbigliamento, oltre  1.000 dipendenti di cui due terzi donne, una giovane madre, al momento dei saluti, mi ha inviato una e-mail che fra le altre cose diceva:” …la ringrazio enormemente per quello che ha fatto per noi donne e soprattutto noi mamme,  per averci dato la possibilità di continuare a sentirci realizzate come persone che lavorano e che operano all’interno della società  e che, allo stesso tempo, si prendono cura dei propri figli e della propria famiglia…” 

Era una mamma che lavorava con un contratto di lavoro “ part-time.”

Leggi anche: Novità per le neomamme? La copertina sempre troppo corta del congedo di maternità

Avevo  presente da tempo il problema, ma quella lettera mi ha spinto ad approfondirlo.

Queste sono le idee e le proposte che ho maturato in anni di riflessione e di azioni concrete  che oggi vorrei mettere a disposizione di TUTTI.

Chiariamo subito che lavoro femminile può voler dire:

.. lavoro domestico, cioè lavoro svolto in casa propria dedicato alla gestione della famiglia, (marito, figli, eventuali genitori anziani, ecc.) senza corresponsione di alcuno stipendio o salario.

.. lavoro professionale, cioè lavoro svolto normalmente fuori casa, in maniera autonoma o dipendente dal quale si percepisce uno stipendio o salario.

Oggi il primo è molto sottovalutato, spesso svilito, poco considerato e per niente retribuito.

Leggi anche: “Professione?” mi chiede. “Casalinga” rispondo. “Ah, quindi è disoccupata!”

Vale la pena, allora, proporre alla riflessione di tutti due citazioni, una tratta  dalla Costituzione della Repubblica Italiana e l’altra dalla “Laborem exercens”, l’enciclica sul lavoro di  Giovanni Paolo II.

La  “Costituzione della Repubblica Italiana”  recita:.

Art. 30:    E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli…..

Art.  31 :  La Repubblica  agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi…”

Art.  37:   La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e a parità di lavoro le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”.

Nella Laborem exercens si legge:

L’esperienza conferma che bisogna adoperarsi per la rivalutazione sociale dei compiti materni, della fatica ad essi unita e del bisogno che i figli hanno di cura, di amore e di affetto per potersi sviluppare come persone responsabili, mature e psicologicamente equilibrate…..L’abbandono forzato di tali impegni ( per la madre), per un guadagno retributivo fuori della casa, è scorretto dal punto di vista del bene della società e della famiglia….La vera promozione della donna esige che il lavoro sia strutturato in modo tale che essa non debba pagare la sua promozione con l’abbandono della propria specificità a danno della famiglia, nella quale ha come madre un ruolo insostituibile.

In entrambi i documenti la funzione materna viene adeguatamente specificata e valorizzata.

Leggi anche: Perché il lavoro dev’essere sempre seguito dal riposo, secondo San Giovanni Paolo II

Anche la moderna pedagogia, quella che si preoccupa della salute, anche psicologica, della madre e dello sviluppo armonico dell’infanzia è  certa che la presenza materna sia fondamentale nei primi anni di vita dei bambini. Per evitare confusione e decisioni sbagliate, però, va anche precisato che  la funzione materna e quella paterna non sono interscambiabili ed equivalenti, ma sono diverse. Sono uguali in dignità e importanza, ma diverse funzionalmente e praticamente e fra loro complementari.

Basta, infatti, una attenta e onesta  osservazione per accorgersi che, negli anni  il mondo è cambiato, la società si è modificata, i rapporti fra i due sessi si sono evoluti, la  globalizzazione ha portato nuove opportunità e nuovi problemi; due  cose però sono rimaste invariate:

..I  FIGLI NASCONO SEMPRE DALLE MAMME,  sempre piccoli e sempre bisognosi delle loro madri,  la cui presenza  è  fondamentale, almeno nei loro primi anni di vita.

..LE MADRI desiderano sempre poter stare con i propri figli, per poterli  accudire al meglio.

Chiarito  ed evidenziato  quanto sopra, non possiamo e non  dobbiamo dimenticare che motivi di: realizzazione personale, desiderio di svolgere una professione extra casalinga, condizioni economiche, ecc. possono portare la donna ad avere anche una sua attività esterna, cioè un lavoro professionale. Desiderio assolutamente legittimo e degno di essere tutelato.

Il problema nasce quando  questi  due legittimi desideri devono conciliarsi tra loro.

A mio avviso il LAVORO PART -TIME  ( lavoro parziale – orario ridotto  ecc. ) rappresenta la soluzione, se non proprio ideale, comunque molto vicina all’ideale.

Anziché dire alla lavoratrice che ha appena avuto un figlio: “ o continui a lavorare a  tempo pieno o ti licenzi” (come spesso succede) e cioè:  questo  o  quello;  dare alla lavoratrice  MAMMA la possibilità di  chiedere e ottenere un  orario di lavoro che le consenta di impostare e gestire al meglio la sua nuova situazione.

Un orario di lavoro (ridotto o flessibile) modulato sulle esigenze e sugli orari della famiglia e concordato con l’azienda, può consentire alle  lavoratrici madri un  adeguato e gratificante  svolgimento delle due  mansioni.

 Si può fare da SUBITO.

Come tutti sanno, le lavoratrici madri dopo la maternità hanno diritto ad alcuni congedi più o meno retribuiti con durate prestabilite. Dopodiché  possono/devono tornare al lavoro.

Oggi possono anche fare richiesta di lavorare part-time.

L’azienda deve esaminare la richiesta ma non ha nessun vincolo né obbligo di accoglierla, per cui molto spesso la domanda  non viene accettata e la giovane madre si trova nel dilemma: sistemare  il figlio da qualche parte, ammesso che ci riesca, oppure licenziarsi perché la sua richiesta di riduzione di orario ha avuto esito negativo. Triste situazione nella quale si sono trovate e si trovano moltissime mamme.

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