Ricevi Aleteia tutti i giorni
Le notizie che non leggi altrove le trovi qui: inscriviti alla newsletter di Aleteia!
Iscriviti!
Aleteia

Volete essere santi? Cominciate a lavorare sulla felicità

SISTER CLARE CROCKETT
Condividi
di Sandra Estrada

A volte crediamo che essere santi sia solo il risultato di sacrifici e penitenze. Ci sentiamo colpevoli per il fatto di riposare, di ridere e piangere con i film romantici. A volte sentiamo che Dio ci giudica quando non stiamo facendo niente o mangiamo quel dolce delizioso anziché salvare qualche anima…

Perché ci costa tanto accettare la felicità?

È un peccato essere felici? Ci sorprende leggere che San Tommaso d’Aquino ha una lista di cinque rimedi contro la tristezza. I Padri della Chiesa ci dicono di non essere tristi perché è la porta del peccato, e “un santo triste è un triste santo”.

Bisogna essere allegri anche per attirare altri alla fede. “Si cacciano più mosche con una goccia di miele che con un barile di aceto”, diceva San Francesco di Sales. Ci sono anche studi che dicono che alcune parabole di Gesù erano piene di frasi come “Guardi la pagliuzza nell’occhio altrui e non la trave che è nel tuo!”

Perché essere felice mi conduce più rapidamente alla santità? Perché è una responsabilità nei confronti di Dio e anche dei fratelli? Meditiamo su questi sei punti.

1. Gesù stesso ha portato felicità

A volte mi chiedo perché Gesù veniva seguito tanto. In quell’epoca di guerre interne, dispute familiari, insicurezza e ingiustizie, Gesù doveva aver portato pace, speranza, allegria e motivazione per andare avanti, e per andare avanti facendo il bene anche ai nemici!

Gsù si è dedicato a guarire i malati, risuscitare i morti e nutrire gli affamati. Perché tra noi si è affermata l’idea per quale più siamo rovinati, migliori cristiani siamo? A volte ci manca di vederci più con gli occhi di un Dio che vuole il meglio per i suoi fratelli e le sue sorelle, di un Dio venuto a soddisfare le nostre necessità.

2. Dio vuole che siamo felici


Un Padre amorevole ama vedere i suoi figli felici. Vuole che mangino bene, che si dedichino a quello che li appassiona, con buoni maestri, buoni amici e tempo libero per riposare e sognare. Dio cerca la nostra felicità fin dall’inizio della Creazione, quando ci ha donato il giardino dell’Eden. Non ci ha creati per la sofferenza, ma per la vita, e la vita in abbondanza.

È ovvio che c’è una felicità che genera più felicità e ce n’è una che genera tristezza – la seconda è falsa. Forse credo che sarò felice mangiando dolci tutti i giorni, ma questo mi porterà solo a malattia e vita sedentaria. Di questa felicità bisognerà misurare la data di scadenza. Molte volte, però, rinunciamo a quello che ci può donare una felicità reale semplicemente perché crediamo che come cristiani dobbiamo soffrire.

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni