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“Da piccolo giocavo con i palloni di stracci”. Così il Papa si è commosso in Mozambico

MOZAMBIQUE
Vatican Media
Il pallone che ha fatto commuovere il Papa
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I ricordi del pontefice alimentati da un pallone fatto con borsine di plastica da uno dei ragazzi poveri aiutati dal Vaticano. E cita come esempi per i giovani mozambicani Eusebio e la Mutola

Un pallone da calcio fatto con delle borsine di plastica, di quelle che si usano per fare la spesa, ha fatto commuovere Papa Francesco: un’onda di amarcord gli ha fatto venire in mente quando, in Argentina, il piccolo Jorge Mario con i suoi compagni costruiva dei palloni simili fatti con stracci e carta da giornale e poi iniziavano tutti a giocarci.

Il pallone che gli è stato mostrato nella sede della nunziatura a Maputo, in Mozambico, prima tappa del suo viaggio africano, lo ha costruito Celestino, un bambino di strada che fa parte della Fondazione Scholas Occurrentes, l’organismo pontificio che si occupa di istruzione e collegamento tra le scuole di tutto il mondo

Palloni di stracci

«Questo pallone mi ha toccato il cuore – ha detto il Papa –  Anche io giocavo con un pallone simile. Non avevamo i soldi per comprare palloni di cuoio e così ci arriangiavamo. Praticamente i palloni fatti con gli stracci erano molto frequenti a quei tempi, erano piccole opere di artigianato di recupero» (Il Messaggero, 5 settembre).

Il direttore Enrique Adolfo Palmeyro ha illustrato al Papa le attività della fondazione in Mozambico, specialmente nel campo dello sport.

Due celebri sportivi mozambicani

Papa Francesco, non a caso, rivolgendosi ai giovani mozambicani nel Pavillon di Maxaquene, ha voluto riaccendere la loro speranza, chiedendo ad essi di camminare e sognare insieme, non da soli, e ha offerto loro due personaggi, provenienti proprio dal mondo del sport: Eusébio da Silva Ferreira (scomparso il 5 gennaio 2014 all’età di 71 anni) e Maria de Lurdes Mutola, atleti di successo mozambicani che si sono distinti rispettivamente nel calcio e nell’atletica.

Leggi anche: Papa ai giovani: l’inimicizia sociale distrugge, restate uniti per il Mozambico

Eusebio

Eusébio, dopo essere stato notato al suo debutto nel Moçambique Clube di Maxaquene, aveva avuto una lunga e brillante carriera al Benfica di Lisbona, indossando la maglia della squadra per 15 stagioni, dal 1960 al 1975. Conosciuto come “la Pantera Nera”, con i suoi 41 gol per il Portogallo in 64 partite è nella top ten dei migliori giocatori del XX secolo. Nato a Maputo da una famiglia povera, Eusébio non aveva mai rinunciato al suo sogno di diventare calciatore.

Il suo record è impressionante. Al Benfica Lisbona aveva giocato in tutto 440 partite e mandato la palla in rete per 473 volte. Nel 1965 ricevette il suo primo Scarpino d’Oro e l’ambito Pallone d’Oro. In Portogallo, Eusébio è una leggenda ed è rimasto nel cuore dei portoghesi e mozambicani per la sua semplicità, fair play e spirito di squadra.

Leggi anche: Cardinal Parolin: il Papa in Africa sarà testimone di speranza

Maria Mutola

Maria de Lurdes Mutola, invece, è la prima atleta mozambicana ad avere conquistato un titolo olimpico, una medaglia d’oro per la quale aveva lavorato a lungo e che aveva coronato i suoi sforzi dopo tre fallimenti nei tre Giochi precedenti. Nella sua carriera, Maria ha vinto altre 20 medaglie d’oro, di cui 3 ai Campionati del Mondo di Atletica Leggera.

Dopo 20 anni da atleta, ha creato una fondazione in Mozambico per aiutare i più vulnerabili del suo Paese. La Fundação Lurdes Mutola ha come missione lo sviluppo professionale, sociale, intellettuale e fisico dei giovani, ponendo basi per il loro futuro. Ma non è tutto. La fondazione sostiene numerose iniziative sociali, tra cui azioni a favore delle persone con disabilità, dei malati o delle vittime delle 500.000 mine anti-uomo disseminate sul territorio mozambicano durante la lotta per l’indipendenza e la guerra civile (Africa Rivista, 5 settembre).

Leggi anche: Guerriglia, aggressioni, minacce. Amnesty al Papa: tutto questo accade in Mozambico 

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