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Cosa sono le fake news, e come so se sto peccando condividendole?

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By HBRH | Shutterstock

Catholic Link - pubblicato il 06/09/19

4. Condividendo metto il mio sigillo personale

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Iakov Filimonov - Shutterstock

Quando condividiamo un contenuto, una notizia, ci mettiamo un timbro personale, in qualche modo diciamo di credere a quell’informazione, e visto che abbiamo inviato quel contenuto, la persona che o riceve ha la sensazione che sia un bene condividerlo perché ne “beneficino più persone”.

Tutto questo con appena un po’ di sforzo, visto che si deve semplicemente premere un tasto. È importante essere sicuri del fatto che quello che condividiamo sia un’informazione vera, altrimenti si può aiutare a diffondere fake news. Ammettiamolo, quando si condivide qualcosa su Internet a titolo personale sono in gioco la propria credibilità, la reputazione e la popolarità.

Condividere notizie di cui non si è sicuri può voler dire calunniare o diffamare. Diffamare è togliere la fama dell’altro, dicendo di lui, in sua assenza, cose negative che chi ascolta non conosce e che non c’è motivo di dire anche se sono vere. Calunniare è un’accusa o un’imputazione falsa contro qualcuno per provocargli un danno.

Papa Francesco ci ricorda che parlare male dell’altro è uccidere, perché la radice è lo stesso odio: “non hai il coraggio di ucciderlo o pensi che è troppo, ma lo uccidi in un’altra maniera, con le chiacchiere, con le calunnie, con la diffamazione”. Nel Vangelo ascoltiamo le parole di Gesù: “ Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: ‘Stupido’, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: ‘Pazzo’, sarà destinato al fuoco della Geènna”.

Per questo, il Pontefice ricorda che “quando sentiamo persone che si dicono tante cose brutte, bisogna sempre ricordare che dando dello ‘stupido’ o del ‘pazzo’ si uccide il fratello, perché l’insulto ha una radice di odio”.

La facilità delle reti sociali di condividere contenuti ci ha portati ad avere il potere della diffamazione a livelli mai conosciuti prima d’ora e a un solo click di distanza. Il male provocato condividendo questi contenuti ha conseguenze che non riusciremo mai a comprendere.

Cicerone diceva che “nulla si espande tanto rapidamente quanto la calunnia, nulla si lancia con più facilità, nulla si accoglie con più velocità o si diffonde in modo più ampio”. Ripetere gli insulti o screditare gli altri perché ci sembra divertente è continuare a chiamare “stupido” o “pazzo” un’altra persona che magari neanche conosciamo. Questa è diffamazione, ed è quindi moralmente inaccettabile.

Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica si tratta di un peccato contro la giustizia, e quindi richiede riparazione. Reinviare un messaggio è estremamente semplice, ma dobbiamo essere sicuri che si tratti di un’informazione autentica, che non diffama o calunnia nessuno. In caso di dubbio, è meglio non condividere, perché si può trattare di fake news.

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Tags:
comunicazionefake news
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