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È morta questa notte a Brescia: Nadia Toffa e tutta la vita (vera) davanti

NADIA TOFFA
Nadia Toffa
Instagram photo. Nadia Toffa in un suo post il 10 giugno, giorno del suo 40mo compleanno
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La conduttrice de Le Iene è deceduta a Brescia, presso la clinica Domus Salutis dove era ricoverata da luglio per l’aggravarsi della malattia. Aveva da poco compiuto i 40 anni.

A dare l’annuncio gli amici e colleghi della trasmissione che la Toffa aveva lasciato solo quando le sue condizioni diventavano oggettivamente proibitive.

Il suo dolore, il suo fardello, quello che le era toccato e del quale diceva “è mio, devo portarlo” e al quale aveva osato riconoscere lo status di “dono” , l’aveva sorpresa nel 2017. Durante una trasferta a Trieste per un servizio aveva accusato un malore e la diagnosi non aveva tardato a raggiungerla: cancro.

Bene, anzi male, nessuno vuole il cancro, il cancro è una brutta notizia, racconterà nel pieno della battaglia, il viso gonfio e i tratti alterati dall’aggressività delle cure, in una commovente intervista a Verissimo, di fronte a Silvia Toffanin. Eppure ha mostrato una dignità e una forza che meritano, anzi esigono il nostro rispetto e tutto il conforto spirituale che possiamo assicurarle con le nostre preghiere. E meritano anche la nostra gratitudine: chiunque si metta alla testa di una cordata per una parete così ripida e insidiosa e nel frattempo sostenga i compagni di salita con parole di incoraggiamento è un vero benefattore.

Dipenderà dal fatto che, forse, è il primo ad intravvedere la cima?

Leggi anche: Nadia, ma il cancro è davvero un dono?

La carriera come conduttrice

Prima di diventare un volto noto al grande pubblico aveva fatto gavetta in emittenti locali; dal debutto in Telesanterno, passando in seguito a Retebrescia, dove lavora per quattro anni, ci ricorda la pagina di Wikipedia. Del 2009 è l’inizio della sua collaborazione per Le Iene, prima come inviata in seguito anche come conduttrice.

Tra i servizi più caldi per tematiche affrontate e nervi scoperti toccati, ci sono quello sulla diffusione delle slot machine (cui era seguito anche un libro) e quello sul crescente numero di tumori nella zona inequivocabilmente detta “triangolo della morte”, tra Napoli e Caserta.

Alla conduzione, prima della puntata infrasettimanale poi di quella domenicale, Nadia giungerà solo del 2016. Con i colleghi Giulio Golia, Marco Viviani, Nicola Savino (tra gli altri) ha stretto un legame intenso, che dalla condivisione professionale è tracimato in una vera amicizia.

Ecco come la ricorda via Instagram Giulio Golia

A Nadia piacevano i contrasti, sembra, le cose difficili e insieme buone, come può esserlo il carattere irsuto e dolce di un orso buono. Come è stata di fatto la sua battaglia con la malattia. La stessa che, a tratti, mostrava il suo volto paradossale di alleata.

Le battaglie e la battaglia

Tra le tante battaglie nelle quali si era arruolata non possiamo dimenticarne più di una tutt’altro che condivisibili, ma non è giusto ricordarle adesso, certi del fatto che non conosciamo a fondo il cuore di nessuno né i progressi che possa avere fatto in ordine alla verità, proprio grazie alla durezza del tratto finale del suo cammino. Io ne sarei capace? C’è da pregare per questo, ognuno preparandosi alla prova decisiva della propria vita, quando sarà in prossimità della fine. Quando l’ora coinciderà con quell’ora.

Nadia ha reagito subito all’urto della malattia cercando, forse inizialmente con una certa fretta, di mostrare i lati positivi della sorte che le era toccata e poi via via approfondendo insieme alla sofferenza e alla consapevolezza della propria fragilità, anche la certezza di un destino buono per sé, per tutti.

Colpiscono davvero le sue parole (a me viene da piangere, ma non faccio testo), autorevoli per forza data la sua condizione, quando già nel 2018, mentre il cancro si era da poco ripresentato, era tornata negli studi Mediaset ospite di Silvia Toffanin e aveva parlato del dolore, delle prove, delle sofferenze con una serietà così disarmata e uno spicchio di gioia così irriducibile per le quali dobbiamo solo esserle riconoscenti.

La chiamavano la guerriera perché sapeva bene di avere a che fare con un nemico. E perché aveva intenzione di vincere: la vita è una faccenda interessante, da non lasciarsi sfuggire per distrazione o pusillanimità, diceva con il suo resistere a suon di sorrisi, incoraggiamenti e dimostrazioni di affetto che andava a prendersi a piene mani. Ma proprio nel cuore della battaglia sembrava avere imparato il segreto, quello per cui siamo di fatto tutti uguali o addirittura si può essere privilegiati a trovarsi in prima linea, ai ferri corti con il nemico più forte.

La vita è ora, la vita è un dono, per questo il miglior assetto “in battaglia” è proprio la gratitudine.

Il Signore non è cattivo, ci mette di fronte secondo me a sfide che possiamo affrontare. Questa è la mia sfida. Io all’inizio mi chiedevo: “Perché proprio a me?” Perchè, Silvia, chi è che vuole il cancro Silvia, parliamone, nessuno! E’ una brutta notizia, no? però poi mi sono detta, “ma perché non a me? Perché non a me! E’ pieno di bambini che muoiono il primo giorno di vita. Pensa a quei genitori. Questo è il mio dolore e me lo devo portare, è il mio fardello.(…)

Sentendola parlare dei bimbi colpiti all’inizio della propria vita, subito strappati all’amore dei genitori, ho pensato a questa e storia (e tante altre simili), guardatela.

Leggi anche: Elena: nostra figlia Ester è vissuta un’ora e ha fatto nuove tutte le cose

Sa bene che potrà non vincere la sfida terrena con la malattia ma sa che è chiamata a restare presente a sè stessa, nelle circostanze che le sono date. “Non bisogna mollare”, dice. E prosegue aumentando l’enfasi:

Il Signore non è crudele, non ci vuol vedere soffrire. Io in Dio ci credo e penso che non sia cattivo.

Il pubblico scoppia in un “brava!” e in un caldo applauso. Come ha potuto parlare così del Signore proprio mentre la vita sembrava così ingiusta?

La fede: il finale è solo quello ultraterreno

Servono gli occhi acuti della fede, serve l’esperienza di un pugnace abbandono per riconoscere, nella prova, proprio mentre picchia più duro, gli indizi amorosi del più tenero dei Padri. Che regalo, ci ha fatto Nadia, condividendo con tutti questa sorprendente scoperta.

In una recente intervista al Corriere aveva raccontato

Quando mi sono sentita male per la prima volta, mi sono tornate in mente le preghierine che recitavo da piccola. Se mi hanno fatto bene? Sono state come un abbraccio. E ne avevo tanto bisogno.

Anche questo prova come i piccoli semi, ben piantati, fioriscano o rifioriscano a tempo debito.

E ora penso all’Altro per eccellenza, l’unico decisivo interlocutore, taciuto, cercato, ritrovato. Penso al Signore, al mio, che è il suo, l’unico per tutti a prescindere dal momento in cui ci è dato di intravvederne il volto. E provo ad immaginare la gioia che avrà provato nel vedere il cuore di una figlia aprirsi via via sempre di più a Lui. Non fa come noi Dio, che non appena mostriamo la nostra debolezza dopo anni di arrogante disinteresse nei suoi confronti, si affretta a rinfacciarcelo, a dirci “vedi che da solo non ce la fai? Ora arrangiati”. Va subito al sodo e ci offre quello che solo Lui può darci e che ogni cuore, pur negandolo a sé stesso, cerca: il suo perdono e con esso la vita piena, intera e che non finisce.

Ecco perché di Nadia non posso che dire che ha davvero, definitivamente, tutta la vita (vera) davanti.

https://www.facebook.com/fanpage.it/videos/463620341157661/

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