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Torniamo a essere femmine, anche per il bene dei maschi!

young beautiful mother

By Anna Kraynova/Shutterstock

Rachele Sagramoso - pubblicato il 08/08/19

Le madri sono estremamente capaci di educare i loro figli: sbagliano – chi non lo fa? – ma sono portate verso questa strada che le distingue copiosamente dalla figura del padre. Questo non fa essere costui inferiore o superiore, ma semplicemente differente qualitativamente e quantitativamente. Ecco perché si preme che un bambino adottato abbia entrambe le figure genitoriali. E inoltre fare le madri è un privilegio e un vanto verso il quale la politica deve svegliarsi: fornire più asili nido è una sciocchezza che porta le donne -e la statistica ce lo dice – non a fare più figli, ma a farne meno. Il che è ovvio: gli esseri umani vivono di emulazione e apprendono tramite neuroni specchio: più donne hanno figli, più donne hanno voglia di fare figli (una mia amica carissima che non era mai riuscita ad allattare, vedendo me si è incaponita e finalmente allatta la sesta figlia, per esempio).




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I bambini debbono essere seguiti ed educati, dicevamo. E, anche qui farò una rivelazione assoluta: più crescono, più i figli debbono essere seguiti (da mamma e papà in modo differente ma attento egualmente). Perché se i genitori sono obbligati a lavorare per vivere, non sono in grado di stare coi figli, -che trovano molti altri “educatori”-, non sono in grado di vivere i figli -che trovano altri modelli di vita- e, soprattutto, non possono pretendere che i figli abbiano una relazione con loro in modo da sentirsi non solo seguiti, ma anche “istruiti” nella vita. Un figlio cresciuto da nonni (che sono meglio, comunque, di tante altre persone), tate, scuole, corsi pomeridiani, colf e, molto semplicemente, amici e coetanei, non è seguito: è solo. Un figlio ha bisogno di presenza, invece.

LARGE,FAMILY
Shutterstock

Equiparare nei modi, nei tempi, nelle azioni, la figura materna a quella paterna, è l’ennesima cancellazione delle differenze che porta a credere che un bambino -visto come una tabula rasa- può essere allevato da chiunque a caso, basta l’amore. Bastasse l’amore saremmo fritti. Ai bambini serve, lo ripetiamo, una presenza che abbia capacità empatiche, pazienza, dolcezza, fermezza… E molte altre cose che possiedono madri e padri in modo del tutto differente e, soprattutto, che sono richieste in modo differente a seconda dell’età. La società che preme verso l’equiparazione presuppone che la donna non sia importante, che i suoi sforzi durante il parto siano sciocchezze, che quel pelle a pelle dopo quel dolore lancinante sia cancellabile, che l’allattamento sia un’opzione hippie dell’accudimento, che le ore desta a cullare siano un metodo come ce ne sono molti (vogliamo parlare di tutti i “bei” manualetti su come far dormire i figli? Ma da quand’è che una mamma non sa queste cose? Da quando le è stato detto che “lo sa il pediatra, l’esperto, l’educatore”) e che tutti i momenti preziosi nei quali una madre è fondamentale perché non è un padre (e viceversa) siano interscambiabili e, quindi, inutili.




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Combattere per poter affermare, con l’aiuto della scienza, che la madre e il padre sono necessari perché differenti, è tornare a dire alle donne (specialmente dal menarca in poi): “Tu sei preziosa”, “Tu hai valore”, “Tu metti al mondo e ti dedichi ai cittadini di domani”, “Tu sei adatta e capace”, “Tu sei un’esplosione di vita”, “Tu possiedi un corpo meraviglioso”, “Tu sei consapevole”, “Tu sei una donna e per questo sei speciale: non buttarti via”…

La politica e la cultura debbono andare in questa direzione, ma se non lo fanno, facciamolo noi. Capovolgiamo la storia. Torniamo a essere femmine, anche per il bene dei maschi.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA RACHELE SAGRAMOSO

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Tags:
donnemaschi e femminematernità
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