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Vi sentite soli e abbandonati? Meditate questo passo della Bibbia

PRAYER

Pascal Deloche | GoDong

Philip Kosloski - pubblicato il 07/08/19

Dio è sempre presente e vicino per confortarci. Un passaggio del Vangelo secondo san Giovanni ci ricorda che Cristo invita ognuno di noi a riposarci sul suo cuore.

Essendo la natura umana segnata dal peccato, capita che ci sentiamo traditi o rigettati dalle persone che di più contano per noi, mentre non ce lo aspettavamo affatto. Ciò causa spesso grandi sofferenze associate a un profondo senso di solitudine. Proprio in questi momenti, Gesù vuole consegnarci un messaggio d’amore, e un passaggio del Vangelo secondo Giovanni può darci conforto e consolazione.

Un amore infinito

Di per sé, la scena che segue non incita necessariamente alla meditazione; a guardarla più da vicino, però, essa abbonda d’insegnamenti, poiché riporta il momento in cui «il discepolo che Gesù amava» va a posare la sua testa contro il cuore di Gesù nel corso della Cena. «Stava a tavola, appoggiato a Gesù, uno dei suoi discepoli, quello che Gesù amava. […] Il discepolo di curvò allora sul petto di Gesù» (Gv 13, 23.25). Questa scena si svolse probabilmente in un momento assai breve, eppure c’è molto da dire.


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Anzitutto si può rilevare il fatto che il discepolo che Gesù amava non sia nominato. Sebbene sia comunemente ammesso che si tratti di Giovanni, ciò non viene detto esplicitamente. Così questo discepolo può incarnare ciascuno di noi, perché ciascuno di noi è profondamente amato da Dio. Quando si è manifestato a santa Margherita-Maria Alacoque per rivelargli il suo Sacro Cuore, Gesù le ha parlato del suo amore debordante per l’umanità: «Il mio cuore divino è così appassionato d’amore per gli uomini che, non potendo più contenere in sé stesso le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le spanda per mezzo tuo». Quantunque non ne abbiamo sempre coscienza, l’amore di Dio per noi è infinitamente più grande di tutto quanto possiamo immaginare.


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Nel Vangelo, il discepolo posa la testa contro il cuore di Gesù, come un bambino che si rifugia tra le braccia dei genitori. È precisamente quel che il Signore ci invita a fare, come testimoniano le parole di santa Margherita-Maria: «Mi fece riposare lungamente sul suo divino petto, dove mi disvelò le meraviglie del suo amore». Questo passo può essere meditato anche dopo aver fatto la comunione. In effetti, dopo aver appena ricevuto l’ostia nel nostro corpo possiamo fare l’esperienza del cuore a cuore con Dio ancora più fortemente del solito, possiamo ricordarci che il Signore ci invita a riposare su di lui con tutto il nostro essere.

Non siamo mai soli, a questo mondo, anche quando abbiamo l’impressione di essere stati abbandonati. Gesù è stato abbandonato sulla croce e conosce questo sentimento, ma da parte sua non ci abbandona mai. Egli invita tutti e ciascuno alla tavola del suo Regno, ci invita ad andare a posarci contro il suo cuore per sentire quel fiotto d’amore, quella carità incandescente. L’amore di Dio è più grande di tutto, e allora andiamo ad attingere a quella sorgente, a quel cuore sacro che ci ama tanto e che da noi chiede solo che andiamo a riposare su di lui.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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sacro cuoresacro cuore di gesusolitudine
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