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Colesterolo e trigliceridi nei bambini: quali esami fare?

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Ospedale Bambino Gesù - pubblicato il 25/06/19

Si tratta dei più importanti fattori di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari: ecco quali sono i test da effettuare.

di Andrea Bartuli e Sabrina Buonuomo

Le alterazioni dei valori dei grassi nel sangue, e in particolare l’aumento del colesterolo, sono riconosciuti tra i più importanti fattori di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari, perché responsabili della formazione delle cosiddette “placche” di aterosclerosi. Le placche di aterosclerosi sono zone alterate della parete dei vasi sanguigni, che possono predisporre a malattie cardiovascolari come l’infarto. Gli eventi cardiovascolari acuti avvengono in età adulta, ma la scoperta della presenza di placche nei bambini con il colesterolo alto ha fatto comprendere la necessità di una diagnosi e di un trattamento precoci. L’individuazione e il trattamento dei bambini/adolescenti con ipercolesterolemia sono in tutto il mondo occidentale uno degli obiettivi chiave dei piani sanitari. Per individuare i bambini con alterato profilo lipidico, esistono delle tavole di valori (centili) a cui far riferimento specificamente per l’età pediatrica. In generale, salvo rare eccezioni, è consigliabile non effettuare il dosaggio durante i primi due anni di vita. In questa epoca, infatti, i valori sono normalmente più elevati, perché l’organismo ha bisogno di alti valori lipidici per la formazione della mielina, che protegge le fibre nervose, delle membrane cellulari e per la sintesi di ormoni e vitamine.




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I trigliceridi…

Le alterazioni che coinvolgono i trigliceridi non sono frequenti in età pediatrica e, a parte rare eccezioni, sono per lo più causate da altre patologie: diabete mellito, epatite, terapie farmacologiche (in primis cortisone), patologie tumorali, malattie da accumulo, malattie autoimmuni, infezioni, obesità.

…e il colesterolo

L’aumento dei valori di colesterolo invece è relativamente frequente, per l’esistenza di una condizione nota come Ipercolesterolemia Familiare, che colpisce circa 1 bambino ogni 380-500.
I bambini affetti non hanno alcun segno o sintomo di malattia, ma i valori di colesterolo nel sangue sono in genere 2-3 volte superiori alla norma e la persistenza di questo stato può condurre all’infarto in età giovane-adulta, con un rischio 20 volte aumentato rispetto alla popolazione generale. I bambini diagnosticati e trattati prima che abbia inizio il danno alle arterie, invece, non sviluppano in età adulta malattia cardiovascolare e hanno una aspettativa di vita sovrapponibile alle persone che non presentano questa malattia.
Si tratta di una condizione trasmessa con modalità autosomica dominante: in pratica, se un genitore è affetto, un figlio avrà il 50% di possibilità di essere anch’esso affetto da questa patologia. Il sospetto diagnostico può quindi venire da un semplice dosaggio dei livelli di colesterolo nel sangue e da un’attenta raccolta della storia dei familiari. Un esame che può salvare la vita.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SUL MAGAZINE MULTIMEDIALE A SCUOLA DI SALUTE

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