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“Hanno una parvenza umana”. Le apparizioni dei morti alla venerabile Benedetta Rencurel

mystic benoite rencurel
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In più di una occasione si sarebbero manifestati i defunti e le avrebbero lasciato dei messaggi

La venerabile Benedetta Rencurel, ebbe il grande dono di ripetute apparizioni Mariane che durarono per più di 54 anni, dal 1664 al 1718. Benedetta nacque nel 1647 il giorno della festa dell’arcangelo Michele, nel piccolo paese Saint-Etienne, vicino ad Avencon nel dipartimento Hautes Alpes (Francia), da genitori molto poveri. Benedetta morì all’età di 71 anni, dopo una santa condotta di vita. I numerosi pellegrini, che a Le Laus si raccomandarono alla Vergine, cominciarono presto ad invocare anche Benedetta e a pregare per la sua beatificazione.

Le statue di Benedetta e della Madonna presso il santuario di Laus

In mezzo agli strani doni di Benedetta Rencurel, la veggente del santuario mariano del Laus, ve n’è uno di cui i suoi biografi parlano generalmente poco: è la possibilità ch’ella ha di entrare in contatto coi morti. Si diceva all’epoca le “anime del purgatorio”, a proposito dei defunti che non sono ancora entrati in paradiso.

Benedetta sente delle “voci” ch’ella identifica sia a quelle dei morti che ha conosciuti o che le sono sconosciuti. Per esempio, ella “senteLouis Roche, un abitante del vicino villaggio di Tallard, parlarle. Una sera, egli la chiama col suo nome: “Benedetta!”, allorché ella si appresta a recitare le litanie della Vergine. La supplica di pregare per lui e di prevenire suoi figlio che deve restituire il denaro che un sacerdote gli ha prestato.

Un’altra volta, nella cappella del Laus, ella sente una voce anonima e “lamentevole”, precisa lei, che le dice di continuare a pregare per le anime del Purgatorio, e di mettervi tutto il suo cuore. Nel 1678, la voce di una donna che dice di trovarsi “in purgatorio”, le giunge. Ella ignora di chi si tratti ma prega per lei.

I morti prendono un grande posto nella sua vita spirituale: ella consacra, si dice, il terzo delle sue preghiere alle “anime del purgatorio” e gli altri due terzi alla “conversione dei peccatori” ed alla “salvaguardia della sua purezza”.

Quel dono specifico di contatto coi morti si è manifestato molto presto. Fin dal 1666, ella vede la Vergine Maria in testa ad una “processione di anime”, ossia di persone decedute che le spiegano: “Durante la nostra vita siamo venuti a pregare al Laus con fiducia e la Madre di Dio ci libera in questo bel giorno. Prima di aprirci le porte del paradiso, ella ci conduce nel suo santuario per rendervi grazie a Dio”.

Citiamo anche quella visione più tardiva poiché essa giunge nel 1702 (Benedetta ha 55 anni) ai piedi della Croce d’Avançon. La notte è calata, e mentre lei prega, “vede” nel cielo guardando verso la valle una “nube lunga un quarto di lega” ossia di circa 300 metri. E’ ancora una “processione di anime”. Esse hanno una “parvenza umana”. Due Angeli stanno alla loro testa. Quando la nube luminosa giunge all’altezza della Croce, Benedetta interpella gli Angeli: “Ecco ben delle anime, begli Angeli!”. “Voi non le vedete tutte”, risponde uno di essi, “ve ne sono molte altre disperse nell’aria”.

Benedetta chiede che cosa facciano lì.

Noi andiamo al santuario”, precisa uno dei pellegrini, “ad adorare Dio e ringraziare la nostra buona Madre, la nostra avvocata, la nostra protettrice. Da lì, noi andremo in cielo”.

Il 18 settembre 1677, Maria “ordina” a Benedetta di pregare per delle “anime” che sono in purgatorio “ancora per molto tempo”.

Accade anche che dei morti le appaiano. Ella è nella sua stanza – la scena accade nel 1693 – e cerca di accendere un fuoco nel camino senza giungervi. E’ “estenuata” da delle ascesi particolarmente severe.

Jean Peytieu le appare e le dice: “E’ tempo figlia mia che prendiate qualcosa! Bisogna mangiare!”.

Pierre Gaillard riporta che il cibo ch’ella mangiò quel giorno le apparve “di un gusto così eccellente che non ve ne è di simile”.

Quanto al fuoco che non voleva prendere nel camino, Jean Peytieu spiega prima di scomparire: “E’ il demonio che ve lo impedisce. Siate paziente!”.

 

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