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Un piccolo “miracolo” in Cina: una fabbrica dismessa è stata trasformata in chiesa

LIU JIANGDONG
chinacatholic.org
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Il governo ha autorizzato il luogo di culto, che ospiterà liturgia e altre funzioni per i cattolici di un villaggio dove (finalmente) non ci sono più fedeli clandestini

In un villaggio della diocesi di Baoding in Cina cattolici un tempo divisi tra “ufficiali” e “clandestini” si mettono insieme per riconvertire una fabbrica abbandonata in luogo per la preghiera, le liturgie e la celebrazione dei sacramenti. A darne notizia è La Stampa (5 aprile).

Troppo stretto per contenere tutti

Il villaggio si chiama Shizhuang, ha 2000 abitanti, per l’80 per cento cattolici. Fino a qualche tempo fa, sacerdoti e fedeli delle comunità cosiddette “clandestine” celebravano le loro messe nelle case private. Dopo la riconciliazione di inizio marzo, scrive La Stampa, si è capito subito che il locale utilizzato dalla comunità “ufficiale” non sarebbe stato in grado di contenere le messe per i battezzati cattolici del villaggio, finalmente intenzionati a condividere le liturgie eucaristiche per vivere e manifestare la loro piena comunione sacramentale.

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Fondi e ok del Governo

In effetti gli spazi si sono rivelati stretti. Tanta gente rimaneva fuori durante le celebrazioni e così i cattolici del villaggio della diocesi di Baoding hanno iniziato una raccolta di fondi per costruire una chiesa dalle dimensioni adeguate. Nel frattempo hanno chiesto di poter riadattare i locali di una fabbrica dismessa da 30 anni come spazio provvisorio in cui ritrovarsi per pregare e celebrare l’eucaristia.

Dopo aver ottenuto il consenso dalle autorità civili, i sacerdoti e i laici si sono organizzati spontaneamente in squadre di lavoro per riconvertire la vecchia fabbrica in luogo per la preghiera, le liturgie e la celebrazione dei sacramenti. Un lavoro gratuito, fatto con impegno e passione, che ha trasformato la fabbrica in una chiesa.

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Il contrario della Rivoluzione

E’ avvenuto il percorso inverso, per la prima volta in Cina, di quello che accadde durante la Rivoluzione Culturale (1966-1976), quando erano le cattedrali e le chiese cinesi che venivano trasformate in fabbriche, depositi e stalle. Già nell’agosto del 1966 Mao Zedong poteva dichiarare che «in Cina la religione non esiste più».

Oggi, nonostante problemi, difficoltà, periodi chiaroscuri che sta attraversando la Chiesa cattolica in Cina, la storia della fabbrica-chiesa, in cui celebrare l’eucaristia, con il permesso dei funzionari del governo, è una delle più belle favole a lieto fine.

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