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Quotidiano cinese allude a una possibile visita di Papa Francesco

Antoine Mekary / Aleteia / I.Media
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Un tabloid approvato dal Governo cita un esperto che paragona la possibile visita papale alla storica apertura di Nixon alla Cina

Le immagini del Presidente statunitense Richard M. Nixon e della first lady Patricia mentre camminano lungo la Grande Muraglia cinese nel 1972 hanno stupito milioni di telespettatori perché la Cina e gli Stati Uniti non avevano relazioni diplomatiche dalla vittoria di Mao Tse-Tung nel 1949. L’America stava ancora combattendo la guerra del Vietnam, e i cinesi stavano ancora aiutando i nordvietnamiti.

Un’immagine altrettanto sorprendente potrebbe essere trasmessa sugli schermi di tutto il mondo nel prossimo futuro: il Papa della Chiesa cattolica che viene accolto nella Repubblica Popolare Cinese.

In qualche modo, qualcosa di sorprendente ha già avuto luogo e potrebbe essere un antecedente della visita papale tanto attesa in terra cinese: un quotidiano ufficiale del Governo cinese ha alluso alla possibilità di una visita di questo tipo.

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“Pensando alle questioni globali, le relazioni Cina-Vaticano potrebbero essere le più importanti relazioni bilaterali al giorno d’oggi. Se Papa Francesco potesse visitare la Cina, il significato e l’impatto di questo viaggio potrebbero essere superiori a quelli della visita del Presidente Richard Nixon in Cina nel 1972. Sarà una questione incredibile e cambierà il mondo”, ha detto al Global Times Yang Fenggang, professore del Centro sulla Religione e la Società Cinese della Purdue University.

Il Global Times è un tabloid quotidiano cinese sotto gli auspici del People’s Daily, un quotidiano controllato dalle autorità cinesi. L’articolo aveva un’inclinazione a favore del Governo comunista, dipingendo i cardinali “conservatori” come se interferissero in quello che viene mostrato come il desiderio di Papa Francesco di un accordo con Pechino.

Le conversazioni tra la Santa Sede e le autorità comunista sono apparentemente riprese, dopo una raffica di chiacchiere questa primavera che volevano che si fosse vicini a un accordo sull’esercizio dell’autorità della Chiesa nella Repubblica Popolare Cinese seguita poi da un periodo di silenzio. Il cardinale Joseph Zen, arcivescovo emerito di Hong Kong, si è espresso contro un accordo che richiederebbe che certi vescovi cinesi nominati dal Vaticano – alcuni dei quali anziani – rinunciassero al proprio incarico per essere sostituiti dai vescovi nominati dall’Associazione Patriottica Cattolica Cinese, senza l’input di Roma.

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La Reuters ha intervistato Papa Francesco il 20 giugno, e il Pontefice “ha dato voce all’ottimismo nei confronti di legami migliori tra il Vaticano e la Cina, respingendo le critiche per cui la Santa Sede potrebbe vendere i cattolici al Governo comunista di Pechino”.

“Siamo a buon punto” nei negoziati, ha detto il Papa.

Pechino ha istituito l’Associazione Patriottica negli anni Cinquanta, resistendo all’autorità di qualsiasi regime straniero – e ritenendo il Vaticano un regime di questo tipo. Esiste da tempo una divisione tra i cattolici cinesi che appartengono alle chiese approvate dal Governo, che ricadono sotto l’Associazione Patriottica, e quelli che restano fedeli ai vescovi nominati dal Papa. Negli ultimi anni, in base ad alcuni resoconti, c’è stata però una maggiore mescolanza tra le due realtà.

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