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Accordo Santa Sede-Repubblica Popolare Cinese frutto di un cammino

Jeffrey Bruno & Lianqing Li
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Il dialogo con la Repubblica Popolare Cinese è iniziato con San Giovanni Paolo II con colloqui confidenziali, è proseguito con Benedetto XVI e ora Papa Francesco intende continuare in questo impegno

Nel quadro dei contatti tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese, che sono in corso da tempo per trattare questioni ecclesiali di comune interesse e per promuovere ulteriori rapporti di intesa, oggi, 22 settembre 2018, si è svolta a Pechino una riunione tra Mons. Antoine Camilleri, Sotto-Segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati, e S.E. il Sig. Wang Chao, Viceministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese, rispettivamente Capi delle Delegazioni vaticana e cinese.

Nel contesto di tale incontro, i due Rappresentanti hanno firmato un Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi.

Il suddetto Accordo Provvisorio, che è frutto di un graduale e reciproco avvicinamento, viene stipulato dopo un lungo percorso di ponderata trattativa e prevede valutazioni periodiche circa la sua attuazione. Esso tratta della nomina dei Vescovi, questione di grande rilievo per la vita della Chiesa, e crea le condizioni per una più ampia collaborazione a livello bilaterale.

È auspicio condiviso che tale intesa favorisca un fecondo e lungimirante percorso di dialogo istituzionale e contribuisca positivamente alla vita della Chiesa cattolica in Cina, al bene del Popolo cinese e alla pace nel mondo.

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L’Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi firmato oggi a Pechino dalla Santa Sede e dalla Repubblica Popolare Cinese è frutto di un lungo cammino iniziato con San Giovanni Paolo II. Durante questo Pontificato si sono stabiliti contatti istituzionali con le Autorità cinesi, nel contesto dell’apertura della Cina al mondo esterno.

In questo periodo vengono avviati colloqui confidenziali. La Santa Sede conduce il dialogo manifestando un atteggiamento rispettoso verso il Governo cinese e cercando di chiarire, al di là di ogni malinteso passato o presente, la natura e la missione religiosa della Chiesa cattolica e la finalità dell’operato della Santa Sede a livello internazionale.

Nel Messaggio al Convegno su Matteo Ricci del 24 ottobre 2001, San Giovanni Paolo II afferma: “Non è un mistero per nessuno che la Santa Sede, a nome dell’intera Chiesa cattolica è – credo – a vantaggio di tutta l’umanità, auspica l’apertura di uno spazio di dialogo con le autorità della Repubblica popolare cinese, in cui, superate le incomprensioni del passato, si possa lavorare insieme per il bene del popolo cinese e per la pace nel mondo”.

Sulla stessa linea, Benedetto XVI nella Lettera alla Chiesa in Cina del 2007 riafferma che la Santa Sede è aperta a un dialogo con le autorità della Repubblica popolare cinese, e auspica “di vedere presto instaurate vie concrete di comunicazione e di collaborazione tra la Santa Sede e la Repubblica popolare cinese”, poiché “l’amicizia si nutre di contatti, di condivisione di sentimenti nelle situazioni liete e tristi, di solidarietà, di scambio di aiuto” (n. 4). Senza mai dimenticare, da un lato – sottolineava – la bussola della fede e della saggezza pastorale e, dall’altro, l’umile cognizione della complessità delle questioni in campo, si deve cercare la soluzione dei problemi ecclesiali superando le tensioni esistenti con le legittime autorità civili.

In questa linea continua di azione e di magistero pontificio, Papa Francesco desidera proseguire nell’impegno del dialogo e ha promosso e sostenuto il dialogo ufficiale col Governo cinese. In un’intervista rilasciata ad “Asia Times” nel febbraio 2016, Papa Francesco afferma: “Per me, la Cina è sempre stata un punto di riferimento di grandezza, un grande Paese, una grande cultura con una saggezza inesauribile”. E aveva aggiunto: “Il vero equilibro della pace si realizza attraverso il dialogo, dialogo che non significa scendere a compromessi, ma camminare insieme per costruire”.

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Nel giorno dell’Accordo Santa Sede-Repubblica Popolare Cinese, il Papa decide di riammettere nella piena comunione ecclesiale i vescovi ordinati senza mandato pontificio

Al fine di sostenere l’annuncio del Vangelo in Cina, il Santo Padre Francesco ha deciso di riammettere nella piena comunione ecclesiale i rimanenti Vescovi “ufficiali” ordinati senza Mandato Pontificio: S.E. Mons. Giuseppe Guo Jincai, S.E. Mons. Giuseppe Huang Bingzhang, S.E. Mons. Paolo Lei Shiyin, S.E. Mons. Giuseppe Liu Xinhong, S.E. Mons. Giuseppe Ma Yinglin, S.E. Mons. Giuseppe Yue Fusheng, S.E. Mons. Vincenzo Zhan Silu e S.E. Mons. Antonio Tu Shihua, O.F.M. (deceduto il 4 gennaio 2017, che prima di morire aveva espresso il desiderio di essere riconciliato con la Sede Apostolica).

Papa Francesco auspica che, con le decisioni prese, si possa avviare un nuovo percorso, che consenta di superare le ferite del passato realizzando la piena comunione di tutti i Cattolici cinesi.

La Comunità cattolica in Cina è chiamata a vivere in più fraterna collaborazione, per portare con rinnovato impegno l’annuncio del Vangelo. Infatti, la Chiesa esiste per testimoniare Gesù Cristo e l’Amore perdonante e salvifico del Padre.

Articoli tratti dal sito di “Vatican News”

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cina
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