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Chiara Amirante: attenti a queste 6 trappole che bloccano il nostro “potenziale spirituale”

CHIARA AMIRANTE
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Paura dei pregiudizi, sudditanza al digitale, pensare in continuazione al giudizio degli altri: la fondatrice di “Nuovi Orizzonti” prova a rimuoverle con la “spiritoterapia”

Il nuovo libro di Chiara Amirante è una boccata di ossigeno puro. Con “La guarigione del cuore.

In Spiritherapy: l’arte di amare e la conoscenza di sé” (Piemme), la fondatrice della comunità Nuovi Orizzonti prende per mano il lettore e lo conduce alla scoperta delle proprie ferite, dei bisogni più profondi della sua anima, delle potenzialità del proprio io ed indica la strada per superare le umane fragilità riconoscendo le trappole «che impediscono di sperimentare la gioia piena che scaturisce dal donare e ricevere amore» (Vatican News, 14 marzo).

Si parla spesso del potenziale racchiuso nella nostra mente, nel nostro cervello di quanto potremmo sfruttare meglio le nostre risorse mentali. Ci sono diversi tipi di percorsi che molti propongono per sviluppare le potenzialità della nostra mente. Difficilmente però dedichiamo tempo e impegno e troviamo un minimo di supporto per approfondire i tanti aspetti legati alle immense potenzialità racchiuse nel nostro spirito, che troppo spesso rimangono inesplorate e inespresse.

© DR

Se è vero, come ci rivela la Sacra Scrittura, che siamo creati a immagine e somiglianza di Dio, ragiona Amirante, il nostro potenziale spirituale deve essere davvero straordinario!

Ecco, allora, cosa frena il “decollo spirituale” a molti di noi. La fondatrice di Nuovi Orizzonti ha individuato diverse cose che causano il “blocco”.

1. Identificarsi con ciò che si fa

«Devo affermarmi, devo dimostrare che sono il più bravo, il migliore, devo fare del mio meglio per dimostrare il mio valore. Devo sempre fare bella figura… così mi vorranno più bene!».

Se questo non accade non ci si sente all’altezza di competere con gli altri, si pensa di essere inferiore rispetto a loro.

2. Identificarsi in ciò che gli altri pensano di noi

Ci si lascia condizionare troppo dalla paura dei giudizi, dal timore di deludere le aspettative: «Se faccio così cosa penseranno, cosa diranno di me?»; «Come devo comportarmi perché tutti possano pensare che sono in gamba, bello, bravo, buono, simpatico, forte, intelligente?».

Spesso è più il tempo, l’energia, l’impegno che dedichiamo nel rispondere a ciò che gli altri pretendono da noi, che quello che impieghiamo nel metterci in ascolto delle nostre aspirazioni più profonde, dei nostri ideali, valori, bisogni dello spirito. Siamo così impegnati a non deludere ciò che gli altri si aspettano da noi che troppo spesso rischiamo di perdere di vista noi stessi. Impariamo a recitare, identificarci in diversi ruoli a seconda di ciò che capiamo essere richiesto dal contesto in cui ci troviamo.

3. Identificarsi con ciò che si ha

«Se vesto tutto firmato gli altri mi rispetteranno!»; «Devo avere l’ultimo modello di cellulare per dimostrare che sono il più “figo”!»; «Devo fare soldi per essere considerato, invidiato dagli altri!». La società dell’apparire ingabbia sempre più spesso, sopratutto i giovanissimi, in queste pericolose e perversa trappola.

4. Identificarsi con il potere.

Si cerca di dimostrare la propria superiorità sugli altri. «Se dimostro che sono il più forte gli altri mi temeranno e mi rispetteranno!».

Si usa il potere della seduzione, della manipolazione, dei ricatti affettivi per sottomettere gli altri e fare in modo che rispondano alle proprie pretese. Si cerca in ogni modo di raggiungere riconoscimenti, “medagliette”, “trofei”, ruoli che diano l’illusione di essere importanti e stimabili.

5. Ostaggi della rete

In una società dove si trascorre sempre più tempo davanti alla tv, “assorbiti” da internet, in balìa dei social e delle relazioni virtuali, le figure tradizionali di riferimento, genitori, insegnanti, educatori, perdono sempre di più la loro capacità di avere un ruolo centrale nella formazione dell’identità e nella possibilità di trasmettere valori, ideali, regole sane e ben definite.

In questa società liquida, dove si è tutti costantemente sovraesposti al condizionamento da parte dei media e dei new-media, osserva Amirante, troppo spesso ci si nutre di veleni, disvalori, falsi miti. Alle regole si contrappone il fascino della trasgressione, alle relazioni vere di amicizia basate sul rispetto, il fascino della fiction e delle mille relazioni virtuali, della seduzione del piacere, del denaro, del potere, del successo a tutti i costi.

6. L’autorevolezza dei tuttologi

Viviamo in una società di “tuttologi” dove troppi preferiscono farsi grandi esprimendo i loro giudizi su ciò che gli altri dovrebbero fare, piuttosto che mettersi in gioco per realizzare qualcosa di davvero significativo. Si preferisce restare in panchina a esprimere critiche piuttosto che giocare con tutte le proprie possibilità la partita della vita.

Viviamo nella società del gossip, dei talk televisivi in cui ciò che conta non è dialogare esprimendo punti di vista diversi per cercare onestamente la verità. Ciò che conta è alzare la voce, attaccare l’altro, dimostrare a tutti i costi di avere ragione, spesso mancando di rispetto.

Sono tantissimi i giudizi che troppi si sentono in diritto di “sparare” gratuitamente sugli altri, in un’assurda pretesa di dimostrare la propria superiorità. Difficilmente si ha consapevolezza di quanto sia importante imparare a esprimere la propria stima e apprezzamento verso le caratteristiche positive degli altri.

Esercizi per lo spirito

Per non farsi trascinare in queste trappole, Amirante consiglia, in calce al capitolo del libro che le approfondisce, alcuni esercizi che ognuno di noi può fare. 

Ad esempio, domande di approfondimento: Ho consapevolezza delle potenzialità presenti nel mio spirito? Cosa faccio per esprimerle al meglio?. O ancora: Quali sono i miei vizi principali? Come posso impegnarmi maggiormente a crescere nelle virtù per liberarmi dalle catene dei vizi?

Altro momento di “spiritoterapia” può essere un confronto con le trappole. Tendo a giudicare il mio valore: Con ciò che faccio? Con ciò che gli altri pensano di me? Con ciò che possiedo? Nelle mie scelte punto all’essere o all’apparire? Quali sono le mie principali dipendenze?

Ovviamente queste sono solo alcune delle domande che propone Amirante. Le risposte vanno annotate su dei fogli e poi bisogna confrontarle con quelle che danno alle stesse domande almeno tre persone che ci conoscono bene.

Le parole di luce

Al termine di ogni capitolo, Chiara Amirante, consegna “parole di luce”, tratte dal Vangelo come antidoto alle trappole. Ad esempio:

«In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi» (Gv 14, 12).

«Tutto è possibile per chi crede!» (Mc 9, 23).

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