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Sono incinta di 3 gemelli e mio marito ha un lavoro precario: aiutatemi!

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Romina ha 36 anni ed è mamma di Gabriele. Quando scopre di aspettare tre gemelli teme davvero di non farcela ma non vuole abortire. Il Centro di Aiuto alla Vita Mangiagalli è pronto a donarle sostegno concreto e speranza!

Solita giornata fredda e grigia di gennaio.
Romina di 36 anni arriva tutta infreddolita, chiusa in un cappottino che non sembra scaldarla più di tanto.
E’ pallida, con grandi occhi neri spalancati sul mondo della sua preoccupazione.

SAD
Photo by Aliyah Jamous on Unsplash

Sembra che si vergogni un po’ di venire a chiedere aiuto ma, d’altra parte…
Le chiedo di accomodarsi e di raccontare a sé stessa e a me che cosa la spaventa tanto.

“Sono incinta – frase celebre con cui cominciano tanti colloqui – ho già un bambino di 5 anni e lavoro per circa 1.000 euro al mese. Aspetto però tre gemelli. La mia casa è piuttosto piccola e non posso quindi chiedere alla mia mamma lontana di venire a stare con me per permettermi di continuare a lavorare.
Mio marito ha un lavoro precario, per il quale guadagna solo 500 euro mensili.
Capisce la mia ansia?!”

Sono trasecolata: quattro bambini, un lavoro che probabilmente non potrà andare avanti, un’occupazione precaria, l’affitto da pagare (per fortuna di casa popolare),…
Difficile decidere per la vita di questi piccolissimi anche se, sia Romina sia suo marito, non sono propensi a interrompere la gravidanza.
Come tante altre volte mi viene da pensare che vorrei essere molto ricca o di possedere una bacchetta magica, perché l’aria grigia del suo viso e i suoi occhioni spalancati prendano un’aria più distesa anzi, esagerando, quasi gioiosa.
Non è così!

Romina si sente il mondo sulle spalle e sembra stia valutando la sua capacità di sopportare una fatica così grande.

“Ha ragione di aver paura di non farcela, visto che il compito che l’aspetta è davvero pesante pesante.
Lei però è già stata qua da noi per il suo primo bambino e sa che l’aiuteremo per tutto ciò che sarà possibile.”

Sussurra:

“Grazie, sapevo che sarei stata accolta e ascoltata, tanto che ho rifiutato l’appuntamento in ospedale perché volevo essere visitata e seguita dalla vostra dottoressa che mi ha accompagnato durante la mia prima gravidanza.”

Questa è una buona cosa; si respira già un’aria più familiare e rasserenante.

“Vogliamo fare allora un progetto di aiuto insieme? Sono sicura che per lei ci sarà un piccolo sussidio mensile, una borsa della spesa colma e naturalmente tutto ciò che servirà ai bambini e a una mamma così coraggiosa, anzi prenoteremo subito una carrozzina a tre, perchè bisognerà accompagnare a scuola Gabriele e i gemelli dovranno venire con voi.”

Spunta un piccolo sorriso:

“E’ riuscita a pensare proprio a tutto! Mi sento quasi parte di una famiglia dove qualcuno di voi sarà sempre disponibile a starmi accanto. Ho trovato la strada giusta per essere meno angosciata e provo molta gratitudine.”

pixabay

“La mia gratitudine invece è tutta per lei, che non si è lasciata schiacciare da questa situazione. Camminiamo insieme, imparando a far fronte anche a queste difficoltà che sembrano più grandi di noi.”

Anche oggi è nata una mamma, una mamma speciale!

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

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