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Suor Fulvia, catechesi per le donne del monastero Wi-Fi. Qual è il nostro chiostro?

unsplash-logoHartmut Tobies

Il blog di Costanza Miriano - pubblicato il 06/02/19

Nè intimismo, nè controllo, nè affanno: Dio solo basta, dice S. Teresa

E’ lontanissima dalla vita spirituale questo intimismo in cui tante volte ci chiudiamo, è altrettanto lontana dalla vita spirituale questa mania del controllo, questo essere sempre affaticate perché ci sfugge la cosa (che è tipico del femminile).

Piuttosto il Papa ci annuncia una felice tensione… ma il Papa è un uomo! Si può dire “Lui non ci capisce!”, perché gli uomini a volte non ci capiscono (ma il Papa no, il Papa capisce tutto!). Allora volevo citarvi una donna, una super donna! Invochiamo Santa Teresa d’Avila, monaca, santa, eccezionale, molto normale, se voi leggete la sua vita ve la fate sorella, amica! Noi di santa Teresa sappiamo che il suo mantra era “Dio solo basta”.

Questa cosa credete di saperla tutte, Dio solo basta, quindi sola, prega, in silenzio, clausura rigida, niente uomini, per carità! Questa tensione del Papa sembra non esserci in Santa Teresa, cioè lei aveva capito tutto, basta Dio, e stiamo a posto. Teresa alle sue sorelle, che poi sono le sue figlie, scrive così in una lettera, invoca e dice:

“O mio Dio, concedete anche a me di essere amata da molti. Sorelle, se trovate qualcuno che sia animato da questo amore prego la priora di fare il possibile per procurarvi di parlare, di trattare con lui; allora amatelo quanto volete. Tuttavia il Signore, anche se queste anime sono poche, non mancherà di farvene conoscere. -E allora voi mi direte: non è necessario, vi basta avere per amico Iddio (l’ha detto lei, Dio solo basta!)- Ma io vi rispondo che mezzo eccellente per godere Dio, è appunto l’amicizia con i suoi amici. So per esperienza che se ne ricava sempre un grande vantaggio”.

Ecco la tensione di cui parla Papa Francesco, queste donne tese, come un arco che, dice la Scrittura, se è allentato, fallisce il bersaglio. Questa tensione, che è tutta da vivere nella vita spirituale, ma nella realtà, è nelle nostre corde. La monaca non è una donna rilassata sul morbido, questa donna in natura non esiste e non esiste neanche nella sovra natura! Perché la grazia presuppone la natura, allora esiste una donna diremo pro-tesa, cioè tesa a favore di qualcosa, che vive la sua vita normale in questa continua tensione. E’ evidente che è una fatica e che il Papa dice, nell’ultima frase:

In questo la prudenza, il discernimento vi farà capire quanto tempo va a una cosa e quanto tempo a un’altra.

L’importante è non perdere di vista che ci sono queste cose da vivere nella vita: la preghiera e preparare il pranzo per i tuoi figli, il marito e, forse, un rosario da recitare. Ma le monache non sono le parrocchione, io non so se avete presente quelle donne che, chissà perché, frustrate da qualcosa si piazzano in parrocchia e diventano il vice parroco. Ma non è questa la vocazione che dobbiamo vivere!

Il vice parroco lo farà il vice parroco, lo farà lui! Come noi la chiamiamo la sindrome del bidello, che siccome pulisce il corridoio, se tu uscivi dalla classe dovevi rendere conto a lui, questa è una specie di mania del controllo… a ognuno il suo posto! La tua vita in questa tensione, questa è la vita monastica! Quando i Padri parlano del combattimento si tratta di questo. Cuore indiviso, ma libero dalla dispersione. In realtà la dispersione è il vero contrario della felicità. Il contrario della felicità non è la tristezza, si può essere tristi, legittimamente, per molti motivi, eppure avere la pace e la gioia del cuore. Il contrario della felicità è la dispersione, quando fai mille cose e non ne fai bene una, stai sempre a rincorrere tempo, gratificazioni e non ti gratifichi mai, non ti basta mai.

Monache sì, ma di un monastero wi-fi

Seconda cosa, volete fare le monache -bellissimo- in un monastero wi-fi. E’ bello, bello anche questo. Io ho dovuto studiare, perché io sono in monastero da un po’ di tempo e sono entrata in monastero quando a casa c’era il modem che faceva quel rumore (e allora papà sentiva che ti stavi connettendo e era proprio una fatica!). Del wi-fi non si accorge nessuno, wi-fi mi dicono che significa wireless fidelity. “Fidelity”, fedeltà senza fili.

Di per sé è un concetto bellissimo, fedeltà: la fedeltà piace a tutti, tutti preferiamo un’amica fedele, un marito fedele, un cagnolino fedele, soprattutto Dio fedele (che è la nostra unica salvezza). Quindi la fedeltà la conosciamo da subito, già da piccole, direi anche per negazione, chi di noi non ha delle ferite, non ha gustato l’amaro di un’amichetta chiacchierona, di un fidanzatino un po’ così; per le più addolorate tra di noi di un tradimento serio, di un marito in un matrimonio. Quindi la fedeltà ci piace, la desideriamo per la nostra vita. Meno siamo capaci di viverla noi, ma dagli altri la desideriamo sempre, quindi non ci sono dubbi. Fedeltà in monastero si traduce con stabilità. Stabilità viene dal verbo stare, che nella scrittura si traduce anche con rimanere, dimorare, riposare. Finalmente ha a che fare con la pace.

La stabilità, la fedeltà, la dimora, il rimanere ha a che fare in Dio con il riposo e la pace e poi wireless, senza fili. Ha a che fare, o almeno a me veniva in mente, questo grande senso di libertà e di infinito, che sono due parole religiosissime, come altre che sono mutuate nel web: comunità, è una parola cristiano-cattolica, condivisione è una parola cristiano-cattolica, così infinito, libertà. Libertà è una parola interessantissima nell’annuncio del Vangelo.


MONASTERO WIFI

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Chiostro e clausura, fondamenti della vita monastica

Ma chiediamoci se è possibile una libertà, vivere una libertà senza fili, cioè senza limiti, senza legami, se è possibile una stabilità senza confini. Io adesso vi devo parlare di due cose fondamentali nella vita monastica, che sono la clausura e il chiostro. Fa impressione perché molte di voi penseranno che la clausura non ha niente a che fare con la propria vita, è una cosa che riguarda, appunto, le monache, vestite di nero, un po’ stile medioevale. E invece l’annuncio che vi devo fare è che vi riguarda moltissimo la clausura! Proprio dirà se avete o no la vocazione.

Clausura

Clausura viene da “claudere”, che significa chiudere, chiudere dentro e chiudere fuori. Anche chiostro viene dalla stessa radice, chiostro traduce più “claustrum”, che viene da claudere, che è un recinto, qualcosa di concluso. Allora la clausura è un annuncio nella nostra vita e dice semplicemente il fatto che noi siamo fatti (e il corpo delle donne ancora di più, se possibile) per contenere, accogliere, quindi ricevere, ospitare, custodire e tutto quello che vi viene in mente su questo filone.

Cioè, e questo se ognuna di noi guarda il suo cuore, il bisogno del suo cuore -diceva prima Costanza: “Tutti noi desideriamo appartenere a qualcuno” – per appartenere senti sempre il bisogno di abbracciare una persona, una realtà e di custodirla. Custodire ha a che fare con la protezione, vi faccio degli esempi: facciamo l’ipotesi, io sono amica di Costanza, qualche giorno fa ci siamo sentite e io le ho detto.

“Guarda Costanza, mi è successa una cosa, ho litigato con una consorella, mi ha proprio ferita, però io ho peccato…” le ho raccontato un fatto della mia vita. Poi arriviamo oggi qui, siete 2200, e scopro che lo sapete tutte perché lei l’ha scritto sul suo blog. Allora secondo voi Costanza è amica mio o no? “No!”. Cioè se siamo amiche, traduco, se c‘è dell’affetto tra noi, è obbligatorio, per definizione, che tu custodisca le mie confidenze.

C’è una clausura, in un’amicizia, cioè c’è un confine.

Lo capite meglio se parliamo del matrimonio, questo è proprio un esempio splatter: la fede nunziale che due sposi si scambiano che cos’è, se non un segno di clausura? Cioè quella coppia è conclusa e tutte le stupidità che ci raccontano su molto altro, sulla coppia aperta, sono idiozie che mentono alla natura del cuore che ci dice che è monos, cioè che io devo appartenere a uno solo, e la clausura mi aiuta, perché quando io ho la fede al dito, e sono sulla metropolitana e il mio anello sbatte sul palo io mi ricordo che ho qualcuno che sta da un’altra parte e quindi forse è meglio che la smetta di fare la stupida a fare gli occhi dolci con.. mi capite no? E’ un segno di clausura. E chi la vede, dovrebbe dire a quella lasciamola stare!

Un mio amico, un avvocato di Verona, mi disse: “Lo sai Fulvia quando ho capito che il mio matrimonio sarebbe finito? Quando, il giorno dopo mi sono tolto la fede dal dito, l’ho messa nel portafoglio e ho detto: no, è che mi da fastidio, non sono abituato”. Capite che la stanza nuziale, il letto, la camera da letto di due sposi, in questa stanza meravigliosa vige un regime austerissimo di clausura, perché se ci entra qualcun altro, che non ci deve entrare, è finito! Hai voglia a recuperare, cucire… quando la clausura viene violata ci si fa molto, molto male. La porta di casa vostra è un segno di clausura. Noi siamo quattro sorelle, mia madre passava molto tempo a dirci che non era opportuno litigare a voce alta che ci sentivano i vicini. Cioè in casa accadono delle cose che fuori non devono essere viste o ascoltate; in casa entra chi vogliamo noi. Mi rendo conto che nell’epoca del grande fratello, di questi che vanno nelle isole, parlare di clausura fa ridere, uno dice: “ma dove vivi?!”.

Ma dove vivi tu? Dove dentro di te c’è scritto che tutto deve essere esposto, tutto deve essere visto e tutto deve essere commentato? I nostri giovani oggi, che stanno cambiando modo di pensare, di credere alla realtà, se una cosa non è vista, pubblicata e commentata non è accaduta! ù

Cioè nel nascondimento non sanno vivere più niente, neanche mangiare il piatto che la nonna gli prepara, perché lo devono fotografare e condividere, sennò non hanno mangiato. Allora la clausura è questo argine, è questo confine, che permette a ciò che scorre al suo interno di produrre energia, di essere vivo, ed è un mezzo che voi che volete fare le monache dovete capire come vivere, per appunto contenere, convogliare le vostre energie per amare di più vostro marito, per amare di più i vostri figli, per vivere con passione il vostro lavoro, per bello o brutto che sia. Raccogliere e convogliare le energie, un argine, per cui ha molto a che fare con la vostra vita la clausura.

Il chiostro

E finalmente il chiostro: nell’architettura di questo meraviglioso monastero wi-fi, che Costanza ha descritto, lei ci ha messo delle colonne. Qui le colonne sono dodici, gli apostoli… vi manca il chiostro! Qui c’è un bellissimo chiostro (ma è più bello il chiostro che è nel nostro monastero!), ma in un monastero che si rispetti, pensato come tale, c’è un chiostro. A che serve il chiostro? Perché quelle poveracce delle monache stanno in clausura, falle camminare un pochino, no? Non è così, perché i monasteri hanno un grande campo, coltiviamo la terra… il chiostro che cos’è? E’ un annuncio che dice che la vita è questo perimetro chiuso, in cui tu sei chiamata a camminare. Non ci saranno novità super eclatanti nella tua vita, ma ci sarà una storia, che vivrai passo passo in un ordinario, possibilmente felice, ma che a volte lo sappiamo è routinario, torna in se stesso e la tentazione più feroce che tutti noi viviamo è quella di fuggire, perché non se ne può più! Basta! Le stesse cose, mi dici sempre le stesse cose, mia madre mi dice sempre la stessa cosa… ma anche quando accadono fatti seri nella vita, malattie, fatiche esistenziali, lutti gravi, la tentazione è fuggire, andare da qualche altra parte. Mi ricordo che mia madre, in tempi non sospetti, sempre perché noi eravamo quattro figlie “molto calme”, lei diceva: “Ah se lo sapevo! Mi facevo monaca di clausura!”. E uno dice mamma, l’hai invocata, te la sei proprio cercata questa cosa, perché forse io ho saputo dell’esistenza delle monache di clausura da mia madre che quando si lamentava diceva così! Ma l’idea è di fuggire dalla tua realtà perché è troppo complicata. Il chiostro annuncia invece che la vita è possibile, perché al centro della vita c’è un giardino dove c’è sempre nel chiostro l’acqua, che è segno della vita, e intorno all’acqua c’è appunto la vitalità della natura, i fiori, le piante… e c’è la luce che entra dall’alto in questo perimetro che è la tua vita, che tu percorri ogni giorno, c’è un centro da cui ricevi la luce, ricevi la vita e che puoi sempre guardare per continuare a camminare e non fuggire. Perché in ultima analisi il chiostro di un monastero wi-fi è la realtà, ma il chiostro di ogni vita è la realtà.

C’è un versetto potentissimo nella Scrittura che insieme a quello di Giovanni (“Dio è amore”, che è il top proprio!) e poi c’è Paolo, che dice nella lettera ai Colossesi, capitolo 2 (meraviglioso!) a un certo punto:

“La realtà invece è Cristo.” Punto. Cioè se tu esci dalla tua realtà, che è la tua benedetta vita, tu non incontri Gesù Cristo! Perché la realtà non solo parla di Cristo, ma è Cristo! Allora se vuoi essere monaca devi stare nella realtà, nella tua vita. Perché guardate che noi non crediamo in un Dio che rifà il letto in casa, che sposta i mobili… noi crediamo nell’incarnazione, in Qualcuno, non in qualcosa, e la vita cristiana è tutta questo desiderio di un incontro che ogni giorno si può compiere e il giorno dopo ricominci. Perché la realtà è Cristo, non c’è nient’altro. La tua vita così come è. Tuo marito, i tuoi figli difficili, ma le cose belle, perché se guardi bene ce ne hai di cose belle, anche nei dolori più grandi… è lì che incontri Cristo!

Cristo che forma ha? La forma di un crocifisso risorto, la realtà è un crocifisso risorto. Perché rimani sorpresa, ti arriva qualche croce nella tua vita e allora Dio… ma è nel tuo battesimo: hai chiesto, qualcuno ha chiesto per te di farti cristiforme, di cristificare la tua vita. Che parola è? Che tu devi vivere come Gesù Cristo, il Figlio di Dio. Quindi la realtà è Cristo e le donne hanno un problema: pensano di dover vivere per quello che sentono (io sento amore, compassione, tenerezza). Viene un giorno, o molti giorni, in cui non senti proprio un bel niente. Allora noi tutte dobbiamo passare attraverso questa realtà, a vivere non per ciò che sentiamo, ma per ciò che crediamo. E se noi crediamo che la realtà è Gesù Cristo, noi saremo felici per sempre, perché nulla ci può separare dall’amore di Cristo, nulla.

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