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Uno tsunami di Grazia ci ha travolti, grazie a tutto il Monastero WI-FI!

MONASTERO WIFI
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Ecco le prime riflessioni e il racconto partecipato di Costanza Miriano dopo il primo capitolo generale del "Monastero WI-FI".

E’ stata una giornata di grazia esagerata, un pezzetto di paradiso per le 2000 persone (oltre 1900 sedie, più gente in piedi qua e là) che sono riuscite a venire a Roma, e che hanno avuto il privilegio di essere accolte nella chiesa che è capo e madre di tutte le chiese dell’urbe e del mondo – mica bruscolini – cioè l’Arcibasilica Papale del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano, come ci ha ricordato don Fabio (e Padre Emidio, Ndr).

Adesso mi viene da ridere a ripensare come è nata questa avventura, in un bar sul lungomare di Viareggio, tra cinque amiche – mogli e mamme – che desideravano un momento di spiritualità da condividere tutte insieme (poi abbiamo aperto ai maschi), noi che ci incontriamo fugacemente in giro per l’Italia, ma che sappiamo che l’amicizia ha bisogno anche della carne, noi che nel quotidiano dei nostri chiostri familiari riusciamo a tenere i contatti fra di noi quasi solo in wi-fi, cioè con una fedeltà senza fili. Pensavamo a qualche decina di amiche, ed eravamo certe che sarebbe bastata una parrocchia qualsiasi.

Ma se lavori per il Signore, ho imparato, il Signore lavora per te. E così ha sfondato porte e portoni, ha vinto critiche, resistenze e sospetti, ci ha spianato le strade, le autostrade. Il segreto è che qui nessuno ha voluto fare il protagonista. Le amiche, capeggiate dalla condottiera Monica, hanno fatto un lavoro ciclopico, ma senza apparire, i sacerdoti si sono messi al nostro servizio, con umiltà, perché hanno capito bene che non era per nessuna di noi, ma per Lui. Tutti quelli a cui abbiamo chiesto ci hanno aiutato, le amiche caterpillar hanno fatto un lavoro mostruoso, e nell’ombra, Aleteia ha fatto la diretta, grazie al sacrificio di Paola Belletti e Rocco Spiezio. Sui grazie potrei soffermarmi varie ore, ma per farla breve ringrazio il padrone di casa, Papa Francesco, e, diciamo, l’inquilino, cioè Sua Eminenza il Cardinal Angelo De Donatis, che ha creduto in questa avventura, fidandosi del nostro cuore desideroso solo di avvicinare a Cristo noi e gli amici; infine grazie a don Pierangelo Pedretti, il nostro cavaliere!

Quello che è successo è stato commovente. E’ ovvio che c’è la mano di quell’intrallazzona della Madonna, che scioglie tutti i nodi, nel silenzio. Nel momento in cui tutte le strade sembravano sbarrate, siamo andate a San Giovanni a pregare, e come faceva madre Teresa, abbiamo lanciato una medaglia miracolosa, che ha fatto una rovesciata con triplo carpiato in aria, ha curvato a destra, si è capovolta, ed è finita nell’unico fiore che stava sotto la madonna di Czestochowa.

A parte che quasi ce la facevamo sotto dalle risate, piegate in due sulla panca, non pensavamo mai che avrebbe esagerato così tanto, lasciandoci entrare nella sede della cattedra papale. Cioè, eravamo andate a san Giovanni perché eravamo in zona, e mi sono ricordata che c’era quell’icona amata da san Giovanni Paolo II, non certo per chiederle la Basilica.

Un’altra cosa che ho imparato, è che Dio provvede a te se tu non vuoi fare da solo. Il punto fermo che mi sembrava inderogabile era che non si chiedesse un solo euro alle persone, perché già dovevano affrontare il viaggio. Non volevamo aprire il conto postepay che poi abbiamo aperto e che, lo promettiamo, rimarrà vuoto, a zero, quando avremo coperto tutte le spese. E più dicevamo che non volevamo soldi, più arrivavano.

Allora abbiamo pensato di usarli per pagare i viaggi (gente che arriva a fine mese per un pelo ha pagato tre viaggi) a persone per le quali il costo del biglietto era un po’ troppo. Ora, i cestini a fine incontro erano pieni, e pagate le spese rimanenti (un’offerta alla basilica, alle baby sitter, il costo delle sedie etc), il resto andrà ai poveri. Tutto verrà rendicontato al centesimo, e sono certa che tutto sia andato così bene perché abbiamo lasciato fare a lui.

Il senso di questa giornata era solo pregare insieme, e distribuire agli amici un buon alimento per la vita spirituale, per aiutarci, tutti, a ricordare che quella è la cosa più seria della nostra vita, e che non si fa con gli avanzi di tempo e di energie. Servono il nostro sì, l’intelligenza al massimo grado, e la volontà, anche se poi non è una questione di bravura. Il cristiano non è quello bravo, ma quello che sa di non esserlo, a causa del peccato originale, e del male. A noi è chiesto solo di dire sì. Di decidere a chi appartiene il nostro cuore.

Bisogna custodire il cuore, ogni giorno fare un lavoro di trincea. Mendicare a Cristo un cuore nuovo, ed è questo il senso della preghiera che abbiamo messo in fondo alla messa. Ma le parole ognuno trova le sue. L’importante è mendicare. Con un cuore nuovo io rispondo diversamente alla domanda: a chi voglio piacere, io? Divento capace di deludere gli altri, di stare davanti alla realtà con un giudizio chiaro.

Poi c’è il fatto che tutti abbiamo bisogno di una compagnia, di una appartenenza, prima di tutto per quella che il Papa chiama evangelizzazione per inseguimento. Vedi della gente davvero felice, e ti chiedi che droga assuma. (Io vado a messa). La compagnia poi serve perché ci si corregge a vicenda, ci si sostiene, consiglia, accompagna. Insomma, si fa quello che fanno gli amici, ma con una direzione, un obiettivo. Quelle che mio marito chiama chiacchiere, per me sono lavoro, è una riunione del consiglio di amministrazione della mia anima. Infine la compagnia è necessaria perché si prega gli uni per gli altri (e quando si dice “prego per te” poi bisogna farlo sul serio). Anche in questa avventura abbiamo toccato con mano la potenza incredibile della preghiera e del digiuno.

Questo incontro dunque serve ad aiutarci a ritornare alla nostra realtà con più amore – la realtà è il chiostro di noi monaci laici, ci ha ricordato suor Fulvia – e a farlo sempre con amore verso la Chiesa, nostra madre. E se la crisi della Chiesa, almeno secondo me, è una crisi di preghiera, crediamo che venire a pregare qui nella madre e capo di tutte le chiese del mondo sia un segno di appartenenza e amore totale a un corpo che si regge su duemila anni di tradizione: noi quindi non stiamo inventando niente, né mai lo faremo.

Abbiamo ascoltato delle catechesi spettacolari, che potrete riascoltare a questi link:

Suor Fulvia Sieni

padre Maurizio Botta    (qui i primi 3 minuti)

padre Emidio Alessandrini

l’audio dell’omelia di don Fabio Rosini  –  (QUI per scaricare il file audio).

Abbiamo scelto di non registrare i momenti di preghiera vera e propria, cioè la messa e il rosario, e infine l’adorazione guidata da don Pierangelo Pedretti, il vero problem solver di questa avventura, colui che nel silenzio l’ha resa possibile, e come dico sempre io, un santo al cubo.

Don Pierangelo ha parlato praticamente dal paradiso, incoraggiandoci a pensare al giorno della nostra morte come al più bello della vita, quello in cui incontreremo Dio, quando Gesù e sua Madre verranno a prenderci. Mi dispiace perché ero così assorta nella preghiera e grata, che non ricordo niente, e non ho preso appunti!

Invece sono riuscita a segnare qualche passaggio dell’omelia di don Fabio Rosini, e poiché tanti la stanno chiedendo, vi lascio con le sue parole.

Questo incontro oggi è importante e provvidenziale, questo è il cuore della faccenda, la cosa più urgente oggi. E’ fondamentale aiutare le persone a vivere la vita spirituale, e questa forse è una dolorosa lacuna dei preti. Ma cos’è la vita spirituale? È il contatto del tuo spirito con lo Spirito Santo. Partiamo dalla parola di oggi, anche se ce ne sarebbero molte altre da dire.

Noi siamo fatti di tre parti: il corpo, la psiche, e normalmente la gente si ferma qui. Ma ce ne è un’altra, una parte più profonda, che è lo pneuma, lo spirito, e devi saper accogliere questa parte di te. Ma è lo spirito con la s maiuscola o minuscola? Tutte e due.

La vita spirituale non ha regole, ma ritmi. Se ti metti delle regole è frustrante, perché non ci arrivi mai. E’ invece importante avere un ritmo (cioè puoi dire anche il vespri sul fuso di Kuala Lumpur, ma intanto li hai detti ndr).

La parola di Dio entra nel punto di divisione tra anima (psiche) e spirito, cioè discerne. Entra nelle giunture e le midolla, cioè nei punti più nascosti di noi. Nel punto più profondo di te devi distinguere due livelli. Tu sei tu, e pure no. Cioè devi distinguere tra l’io e l’ego, che è il prodotto di tutti i casini che abbiamo combinato. Non confondere te stesso con quel groviglio, con quella metereopatia, con la tua educazione, con le tecniche di sopravvivenza che negli anni hai sviluppato. Anzi, la salute mentale è proprio la disintonia con quello che provi. C’è un posto in fondo al cuore in cui Dio ti dice la verità, e tu la sai, come dice Chiara Corbella.

Il monaco è uno che ha cominciato a liberarsi del suo ego. Sennò vai sempre per uno, come si dice a Roma quando ti serve solo un numero per fare tombola, cioè ti manca sempre un pezzo per essere felice. Guardata come è fatta questa chiesa (in origine era diversa, poi è stata spostata perché ci stesse il monastero wi-fi!!!). Ci sono i 12 apostoli, ci sono 12 porte, quando entri per la messa sei nella Gerusalemme celeste, qui (e in ogni messa!) noi il santo lo cantiamo con tutti i santi, san Pio, san Francesco, san Benedetto, san Paolo. A me spetta stare in un corpo solo con Gesù Cristo, infatti me lo magno (scusate il romano ma era troppo bello ndr). A te spetta, nonostante tutti i casini che fai, le cose che rompi e che ti scordi, nonostante tutto, perché dentro di te c’è un progetto meraviglioso. Tu sei la perla preziosa per cui Gesù ha venduto il campo. Gesù dice a te. “tu sei mio figlio, mia figlia prediletta, senza di te non si può fare. Tu mi piaci moltissimo, sennò non ti avrei creato!” Tu ti puoi sbagliare, ma io no, dice Dio!

Matteo oltre a essere un pubblicano, che riscuoteva le tasse, ci faceva pure la cresta, san Camillo de Lellis è venuto a Roma con una malattia venerea, che non si prende andando al monastero wi fi, per cui lo rifiutavano pure i monasteri, san Francesco era uno che non aveva voglia di far niente. Ma lo sa Gesù chi siamo noi. Noi non ci saremmo mai accordati questo ruolo che lui ci ha dato. Dentro tutti noi abbiamo un fariseo che ci dice “ma a quest’ora tu preghi? Tu a messa? Ma vai all’immondezzaio!” A Gesù invece va bene pure ‘sto disgraziato, perché tutti viviamo solo per grazia questo rapporto.

Sei nella chiesa che è madre e capo di tutte le chiese, TU SEI IL CORPO DI CRISTO, TU SEI LA CHIESA.

Insomma, torniamo tutti a casa con una certezza: senza di te non si può fare.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

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