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Un trucco per rendere vivi i santi

AGNES
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All'improvviso non sono più storie ma cari amici, fratelli e sorelle maggiori nella fede che pregano per noi

In base alla maggior parte degli standard ho avuto un mese orribile. Ho visto braccia staccate dal corpo, crani spaccati e un po’ di cadaveri, tutti in bella mostra in quelle che a molti sembrerebbero scene macabre: parti del corpo ricoperte da metalli preziosi e circondate da candele tremolanti mentre dozzine di individui mormorano parole ritualizzate in oscure cappelle.

Per un cattolico (soprattutto in Europa), non è niente di straordinario. Ogni chiesa europea ha un santo al suo interno, a volte anche una mezza dozzina. E se molti santi sono stati lasciati intatti e nascosti sotto un altare, altri sono stati divisi in vari luoghi, con talloni, lingue o mani ricoperti d’oro ed esibiti su altari secondari per l’edificazione dei fedeli.

Chi di noi è cresciuto fuori dall’Europa (dove anche il paesino più piccolo può vantare i resti di un grande santo) trova spesso questo tipo di spettacolo quantomeno inquietante. Perché profanare un cadavere di modo che altri possano guardarlo? E, cosa ancor peggiore, perché farlo a pezzi di disperderlo in tutta la cristianità? Non ci viene chiesto di seppellire i morti? E allora non dovrebbero essere e rimanere sepolti?

Al di là delle sensibilità estetiche (perché non sono certa che troverò mai bello uno scheletro decorato, indipendentemente da quanto possa essere ornato), c’è qualcosa di estremamente naturale nel desiderio di visitare e onorare i defunti, magari andando sulla loro tomba il giorno del loro compleanno o dell’anniversario di morte. In un certo senso, facciamo visita ai resti dei santi nello stesso modo – per stare vicini a chi amiamo.

I santi, però, hanno più persone che li amano rispetto alla nonna media, e i loro devoti non fanno che aumentare nel corso degli anni. La Chiesa ha quindi reso possibile, ad esempio, agli amici di San Francesco Saverio di fargli visita a Goa, in India, come a Roma, e toccando con un rosario o un santino i suoi resti i fedeli possono avere una reliquia di terza classe, un promemoria del loro santo amico da tener vicino anche dopo che questi ha lasciato la presenza del corpo.

Ovviamente Dio può operare miracoli attraverso le reliquie. Lo ha fatto nei tempi biblici (Atti 19, 12), e continua a farlo. La mia esperienza delle reliquie, però, non è stata di guarigione miracolosa o di conversione (anche se gli ex voto presenti in vari santuari mostrano che questi miracoli non sono rari quanto potremmo pensare). Per me, quell’esperienza è stata molto più ordinaria.

Ho sentito parlare di molti santi. Ho letto, cercato e scritto, ma la maggior parte delle storie che ho letto resta questo: storie. A meno che la personalità, le lotte o la conversione di un particolare santo non mi catturino particolarmente, è difficile vedere questi fratelli e queste sorelle come qualcos’altro che amici.

Quando vado a far loro visita cambia tutto. Non sempre, però. Molti santi di cui ho venerato i resti non restano altro che un nome, un’icona, un aneddoto, ma altri sembrano così vicini che mi sembra di passare dal sentirne parlare a conoscerli. I santi nelle cui basiliche mi sono fermata per comodità geografica o perché ero con un amico a cui piacevano non erano più storie ma quasi amici, fratelli e sorelle maggiori nella fede che pregano per me, piangendo quando cado e rallegrandosi quando mi pento.

È questa, alla fin fine, l’idea che sta dietro alle reliquie: non portafortuna o amuleti magici,ma incontri con persone che ci amano e il cui amore ci avvicina al Padre. I loro corpi possono essere morti, ma la loro anima è ben viva. Quando trascorriamo del tempo con i loro resti, ricordiamo che un giorno il nostro corpo sarà come è il loro ora – e speriamo che anche la nostra anima possa imitare la loro e ritrovarsi nell’abbraccio del Dio Trino, e che possiamo affiancarci a loro come modelli, intercessori e amici di chi ci segue.

Questa settimana, chiedete al vostro parroco se nella vostra parrocchia ci sono delle reliquie – le chiese con altari fissi in genere hanno almeno una pietra d’altare contenente una reliquia – e se le potete venerare (baciandole, toccandole o anche solo pregando davanti a loro). Fate qualche ricerca su santi che potrebbero essere sepolti nelle vicinanze o scoprite se c’è qualche chiesa locale che ha una collezione interessante di reliquie. Poi fate una visita e chiedete a quei santi di pregare per voi. Potreste imparare ad amarli (e così ad amare il Signore) in modo migliore.

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