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Anche Fonzie è stato deriso e chiamato stupido a causa della sua dislessia

HENRY WINKLER, FONZIE

Shutterstock

Annalisa Teggi - pubblicato il 04/02/19

"Non sono riuscito a leggere un romanzo fino a 31 anni" racconta l'attore Henry Winkler e star di Happy Days, ancora oggi si vergogna perché inciampa leggendo i copioni. Però la chiama sfida e non malattia, e scrive libri per bambini che soffrono di dislessia.

Quando lui entrava in una stanza coi capelli impomatati e il giubbotto di pelle gli era sufficiente dire: “Ehi!” e aveva tutti ai suoi piedi, soprattutto le ragazze. Per noi cresciuti negli anni ’80 Fonzie era l’emblema del rubacuori, del carismatico, ma simpatico: un faro nella notte per l’impacciato Richie Cunnigham. Un James Dean con l’ufficio nel bagno di un fast food, capace di essere un buon amico e bravo coi motori.


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L’attore che lo interpretò, Henry Winkler, trasformò quello che doveva essere un personaggio secondario nella star di Happy Days e tuttora noi, vedendo il suo volto, lo identifichiamo ancora con Fonzie. La sua carriera è stata piena di altri successi, con due Golden Globe e tre Emmy vinti. Sarebbe facile pensare alla sua vita sulla falsa riga di quella fortunata, col pollice alzato, del suo Arthur Fonzarelli.

FONZIE; HAPPY DAYS; TV
Youtube

Non sei uno stupido

Invece Henry ha tutt’altra storia alle sue spalle e non ne fa mistero, anzi da maestro dell’ironia ne fa un punto di forza. Potrebbe sembrare una di quelle storielle che i bambini si raccontano “qual è il colmo per …?”. L’ironia è il sentimento del contrario, disse Pirandello, e il colmo per l’attore che ha interpretato Fonzie è essere stato trattato da stupido nella vita reale.




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Soffre da sempre di dislessia, lo ha raccontato in molti video senza celare gli aspetti meno simpatici della cosa. Tuttora non è capace di leggere i copioni senza balbettare o inciampare nelle parole, un disagio davvero serio quando si tratta di incontri di lavoro in cui i produttori, gli sceneggiatori e gli altri attori vogliono sbrigarsi in fretta sul da farsi attorno a un tavolo per poi andare sul set. Come si può gestire?

Non lo gestisci, si prova a trovare percorsi alternativi. Sono imbarazzato tutte le volte: leggo lentamente e inciampo. La mia strategia è sempre stata quella di memorizzare il più possibile i copioni e afferrare il senso di ogni scena. E se ai provini si lamentavano perché non leggevo, rispondevo loro: vi sto donando il cuore del personaggio (da Wall Street Journal).

Chi frequenta le scuole come genitore o insegnante sa che la dislessia fa parte di ciò che da noi si definiscono DSA (disturbi specifici dell’apprendimento): si manifestano come difficoltà che non permettono una completa autosufficienza nell’apprendimento, ne fanno parte anche la disgrafia, discalculia, disortografia. Sappiamo che dare un nome alle cose è significativo dell’esperienza che poi ne facciamo.

Motivo per cui il signor Winkler ha impostato tutta la sua campagna per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla dislessia su una nuova visione del problema, per rilanciarlo in positivo:

E’ una sfida nell’apprendimento, non è una patologia. Tra te e te pensi: “Ma io non sono stupido!”. Eppure il mondo esterno pensa che tu lo sia. E’ molto difficile conciliare ciò che senti dentro di te e l’impressione che fai alla gente. Perciò dico ai bambini, quasi fino ad annoiarli: il modo in cui apprendi le cose non ha nulla a che vedere con quanto sei intelligente. (Ibid)

Se l’apprendimento richiede più pazienza, sforzi, strategie diversificate questo non ha nulla a che vedere col potenziale intellettivo della persona. Scindere questi due aspetti è fondamentale, non solo per il giovane che vive sulla propria pelle la difficoltà, ma anche per sensibilizzare i compagni che potrebbero deriderlo.




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Era tipico di Fonzie mettere in fuga, con la sua semplice presenza, i bulletti da quattro soldi. Armato di sorriso e buon senso, ma senza giubbotto di pelle, Henry Winkler non ha cambiato copione: per aiutare i più giovani che a scuola incontrano tutta la fatica nell’apprendimento e sono spesso oggetto di scherno dei loro coetanei ha inventato un personaggio fantastico, Hank Zipzer, protagonista delle avventure narrate in una serie di libri di successo.

HANK ZIPZER, LIBRO
Uovonero

Hank sono io

Hank è un giovanotto dislessico capace di trovate geniali e, dietro le quinte, è la voce guida di Henry Winkler per sostenere chi come lui aveva un grande attacco di paura ogni mattina davanti all’ingresso della scuola. Le avventure scolastiche di Zipzer sono diventante anche una serie televisiva britannica, arrivata in Italia nel 2015 su Disney Channel.


SCUOLA, CLASSE, STUDENTI

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L’emittente inglese CBBC, che ha mandato in onda la serie, ha prodotto anche alcuni video in cui Henry Winkler risponde alle domande più semplici e frequenti sulla dislessia. Non cela agli ascoltatori racconti di vita privata che altri terrebbero gelosamente segreti:

Non sono riuscito a leggere un romanzo fino 31 anni. Poi mi sono detto che se gli altri provavano piacere a leggere, anche io volevo riuscirci e ce l’ho fatta: il mio genere preferito oggi è il thriller. La dislessia non è come una malattia, ci sei nato: è una specie di corto circuito nella testa. Chi soffre di dislessia ha problemi in diverse aree: si possono avere problemi coi numeri (io ce li ho!), o problemi con la lettura (io ce li ho!), o problemi con la sillabazione (io ce li ho!). Talvolta incide anche sulla coordinazione: io non sono riuscito a praticare baseball fino a 27 anni; so ballare, ma non posso suonare nessuno strumento. (Da CBBC)

Chi ha disturbi dell’apprendimento tende a chiudersi e ad essere pessimista e poco fiducioso in se stesso. L’esempio di un attore famoso che fa ridere e meravigliare milioni di persone deve essere un incoraggiamento non tanto a emergere e spiccare sugli altri, quanto a seguire il frutto della sua esperienza: non esiste una cura unica per la dislessia, ma tante possibilità; esiste il modo unico in cui ogni persona può stare di fronte a questo ostacolo e trovare strategie per superarlo.

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