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Il vescovo di Trento: la storia di Antonio Megalizzi ci ricorda Gesù

ANTONIO MEGALIZZI
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Alle porte del Natale, la vita del giovane, morto nell’attentato di Strasburgo, ci trasmette un esempio di grande umanità e fratellanza

È proseguito per tutta la giornata di ieri e anche nella notte l’omaggio silenzioso alla salma di Antonio Megalizzi, vittima dell’attentato dell’11 dicembre a Strasburgo, nella camera ardente allestita nella chiesa della sua parrocchia nel rione “Cristo Re” a Trento. Sulla bara, già avvolta dal tricolore, qualcuno ha voluto deporre anche la bandiera europea.

Ii funerali solenni del giovane giornalista italiano, presieduti dall’arcivescovo di Trento, Lauro Tisi, sono in programma il 20 dicembre.

I sogni di Antonio

«Credeva nell’Europa dei popoli, dei giovani, non delle organizzazioni o della burocrazia – afferma monsignor Tisi ad Avvenire (20 dicembre) – Mi ha il colpito il video in cui diceva che l’Europa è tutt’altro che la misura o il prezzo della frutta, dei prodotti agricoli. Per noi trentini che abbiamo avuto un fondatore dell’Europa come Alcide De Gasperi, la scelta di vita di Antonio è un invito a riprendere in mano il sogno dei promotori dell’Europa, che erano anche i suoi sogni».

Leggi anche: Il biografo Bernard Lecomte: «Per Giovanni Paolo II, l’Europa era profondamente cristiana»

Un brillante europeista

Antonio è stato descritto dagli amici come un europeista convinto, una persona brillante, determinata, ma anche rispettosa delle differenze. Che fosse un ragazzo apprezzato lo si capisce da tante piccole cose accadute in questi giorni drammatici: dai tanti messaggi sul suo profilo Facebook alla lettera che gli amici hanno attaccato al muro sotto la sua casa a Trento, dove il giovane viveva assieme al papà Domenico, alla mamma Annamaria e alla sorella più piccola, Federica (Ansa, 18 dicembre).

“Il bene è stato comunicato con forza”

«È venuta in primo piano, di giorno in giorno – evidenzia ancora monsignor Tisi – una vita che si è spesa per la fraternità, l’inclusione e la convivenza che si costruisce valorizzando le differenze. La vita solare di un giovane ricco di idealità, capace di far sentire le radici profonde del progetto europeo».

«Attraverso Antonio – prosegue il vescovo – il bene è stato comunicato con forza, è diventato quasi una memoria comune. Come un segnale dell’Eterno in mezzo a noi, questo bene direi che si è già fatto storia, mentre quel gesto di violenza rimarrà soltanto lì, insensato, nella cronaca».

Leggi anche: Cosa significa “vivere da risorti”? Diffondere il bene

Come Gesù

La storia di Antonio, secondo Tisi, ha delle somiglianze con quella di Gesù. «Quando ti si para davanti e si esprime nella concretezza di una persona come questa – non nella teoria – allora l’umano ci si presenta proprio come un patrimonio comune, che unisce e affratella. Alle porte del Natale mi piace pensare a Gesù di Nazareth, che viene a salvare l’umanità, a farsi generatore di questo nuovo modo di guardare all’esistenza dell’altro. Non più come un muro o un confine, ma come il punto di partenza per fare spazio all’altro, spalancando alla libertà».

“Una provocazione”

«Questa – conclude il vescovo – diventa una provocazione anche per noi cristiani, per le nostre comunità, a saper custodire e propagare anche l’umano, a saper diffondere storie di fraternità. Allora possiamo diventare incisivi anche nella realtà, soprattutto in questi tempi in cui sembra venir meno la fiducia reciproca».

Leggi anche: Porgi l’altra guancia, rendi stupefacente il bene

https://www.youtube.com/watch?v=iNTIS55j4Qg

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