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Tolkien e i suoi romanzi antiabortisti. No, non sono inediti!

JRR TOLKIEN

JRR Tolkien | Facebook

Universitari per la Vita - pubblicato il 10/12/18


COSTANZA MIRIANO

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7) Tolkien, in virtù del suo ruolo di Insegnante, era profondamente ostile al sofismo. Esso viene, infatti, condannato esplicitamente in un celeberrimo dialogodel SdA tra Gandalf e Saruman. Nel corso di questo dialogo, avendo Saruman affermato che la luce bianca possa essere divisa, vale a dire, fuor di metafora, che non esista alcuna Verità assoluta, Gandalf replica che in tal caso la luce non sarà più bianca, perché chi rompe una cosa per capire come sia fatta ha già lasciato il sentiero della saggezza.

Risulta evidente a chiunque si accosti alla tematica dell’aborto come siano sofisticate (sebbene umanamente comprensibili, a volte) le argomentazioni addotte per giustificare questo atto: quante volte abbiamo sentito dire, ad esempio, che l’embrione non sarebbe un essere umano, come se si possa pretendere di negare tale qualifica ad un essere il cui nome significa anche “neonato, figlio”, che è provvisto di codice genetico umano, è capace di relazioni e presenta in potenza tutte le caratteristiche dell’adulto che diventerà nella fase matura del suo sviluppo?

Personalmente non ho mai visto uomini nascere naturalmente dalle pietre o gatti nascere dalle cagne. Un essere umano è e rimane, dunque, tale dal concepimento fino alla morte naturale, e chi nega questo sta assumendosi la responsabilità di negare la realtà dei fatti: natura non facit saltusChi, per qualsiasi ragione, non afferma che l’aborto e l’eutanasia, in particolare, costituiscano “omicidio” (lett. “uccisione di un essere umano”, sia esso maschio o femmina, giovane o anziano, sano o malato) è chiaramente un sofista, proprio come Saruman. Non si tratta (attenzione!) digiudicare le persone” (altro sofismo, perché solo Dio conosce e giudica il cuore dell’uomo) ma, piuttosto, i puri fatti[3]. Quante volte ancora abbiamo sentito dire che l’aborto sarebbe solo un dramma della donna, come se la vita del bambino nel grembo materno fosse in qualche modo inferiore rispetto a quella della madre? Chi, per qualsiasi ragione, nega che due vite umane abbiano pari dignità è anch’egli un sofista.




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Nemmeno ha senso, in questo caso, giustificare moralmente l’aborto cosiddetto “terapeutico”, perché il medico che deve compiere la terribile scelta tra il salvare la vita della madre o quella del bambino, qualora si trovino entrambe in pericolo, sa, o dovrebbe sapere, che si tratta di una scelta a volte necessaria ma sempre moralmente discutibile. Inoltre è sofismo far passare un caso limite come questo per una situazione ordinaria. Quante volte, infine, abbiamo sentito dire che la legalizzazione dell’aborto, recentemente avvenuta anche nella cattolica Irlanda, servirebbe per porre un freno al problema degli aborti clandestini? Legalizzare un atto intrinsecamente criminale, seppur con una ragione apparentemente umanitaria ma in realtà falsa e sofistica (cfr. Dr. Bernard Nathanson), non lo rende moralmente giusto e accettabile. In caso contrario saremmo costretti ad ammettere che l’antisemitismo nazista o l’apartheid sudafricano, sanciti per legge dello Stato, fossero moralmente giusti. Prima ancora che agli altri, ci insegna Platone che il sofismo nuoce gravemente a chi lo pratica, perché lo porta a non saper più distinguere il bene dal male ed il vero dal falso, autoproclamandosi giudice della Verità sulla base del proprio tornaconto e della propria opinione. Esattamente all’opinione, secondo il sofista, i fatti sono tenuti a conformarsi.Negando questi ultimi, però, si finisce per negare anche la possibilità di dimostrare concretamente le proprie ragioni che, di conseguenza, perdono ogni valore.

Tirando le somme, ci chiediamo: cosa c’entra Tolkien con tutto questo? Vorremmo forse strumentalizzarlo? Evidentemente no, perché lui stesso ha detto di essere stato guidato nel suo scrivere romanzi dalla volontà di “[…] dimostrare la verità e di incoraggiare i sani principi morali in questo nostro mondo, attraverso l’antico espediente di esemplificarli in personificazioni diverse che, alla fine, tendono a farli capire”. E quale può essere un principio morale più sano della difesa della vita umana “senza compromessi”? Privati del sacro (si legga “inviolabile”) dono della vita, non saremmo certo diversi dalla polvere, dall’acqua e dal fango; provvisti di essa e del libero arbitrio, come diceva Giovanni Pico della Mirandola, siamo stati posti al centro dell’universo, affinché possiamo scegliere se elevarci fin quasi a Dio o sprofondare al di sotto della peggiore tra le bestie. In questo consiste la dignità (cioè il valore ma anche la bellezza) dell’uomo: non solo in ciò che è, ma anche in ciò che potrebbe essere; non solo in ciò che fa liberamente[4], ma anche in ciò che potrebbe fare liberamente.

[1] G. MARCONI, “Quei prolife degli Elfi di Tolkien si consumano d’amore”, pag. 1 in http://www.breviarium.eu.

[2]Ibidem, pag. 3.

[3] Ricordo bene che all’Università il mio Docente di Antropologia Filosofica, parlando del rapporto tra libertà e autodeterminazione, era solito dire che nessuna persona si rispecchia mai totalmente in qualcuno dei suoi atti.

[4] Filosoficamente parlando, la libertà senza alcun legame con la verità ed il bene è puro arbitrio.

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abortobioeticaeutanasiajohn ronald reuel tolkien
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