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Global Warming e non solo: e se fosse davvero “colpa di Satana”?

© nikkytok / Shutterstock

Giovanni Marcotullio - pubblicato il 10/12/18

Questo è dunque il dato teologico che Ceresani richiama, e tanto correttamente da non dare adito a letture deresponsabilizzanti: il tentatore, infatti, può influenzare sempre e soltanto l’intelletto delle creature, non la volontà (se non appunto per il tramite dell’intelletto), così che ogni atto peccaminoso degli uomini è sempre libero e comporta la responsabilità che lo rende colpevole, oltre che a quella dose di inconsapevolezza e debolezza che lo fa emendabile.


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Le domande poste dal tecnico del governo, a quanto lo stesso afferma nel celebre contenitore delle reti Rai, vertono sulla responsabilità dell’uomo in ordine al global warming: penso che – se di fronte a dei poveri materialisti sia normale che passino per folkloristici i riferimenti a Satana – l’anomalia drammatica sia da registrare nel fronte interno, laddove una bella fronda dei cattolici che prendono parte attiva nell’animazione dell’italica blogosfera sembra irridere lo stesso riferimento al riscaldamento globale. E spesso gli argomenti non si alzano di un millimetro dal livello dello straw man argument, dunque se per un attimo i detrattori si stupiscono che Ceresani collabori con un Ministro che va alla messa in latino (intendendo con ciò il vetus ordo) trovano subito di che riprendersi ricordando che lavorava anche con la delfina di Renzi. Dunque «nulla di strano che sia sensibile a temi cattocomunisti».

I distinti fronti di un unico assalto

Anche qui, come in altri casi, si uniscono «fanatismo ideologico, stupidità censoria, indole intollerante, odio politico, rancore da combriccola letteraria offesa per il successo […] di un outsider». Particolarmente grottesco è che quanti si vantano tronfiamente di ridere del global warming (’manco fossero Trump: almeno lui ha da guadagnare – e molto – dal venir meno agli accordi sul clima) sono quelli che più spesso citano le parole che il compianto cardinal Carlo Caffarra riferì di aver raccolto da suor Lucia di Fatima:

Verrà un momento in cui la battaglia decisiva tra il regno di Cristo e Satana sarà sul matrimonio e sulla famiglia. E coloro che lavoreranno per il bene della famiglia sperimenteranno la persecuzione e la tribolazione. Ma non bisogna aver paura, perché la Madonna gli ha già schiacciato la testa.

Come si possa pensare di sostenere la famiglia lasciandone la casa nell’incuria è cosa che desta meraviglia a chiunque si cimenti di tanto in tanto nella riflessione. Proprio sabato scorso il cardinal Bassetti ha richiamato i cattolici a superare certe assurde dicotomie, quando rispondendo a Giacomo Gambassi in un’intervista per Avvenire il porporato ha detto:

La politica per i cristiani non è il luogo per fare soldi o per avere il potere. È all’opposto il luogo del servizio, di chi non si lascia corrompere e del «martirio quotidiano». Come pastore ho il dovere di ricordare e suggerire ai laici di servirsi di quel tesoro prezioso che è la Dottrina sociale della Chiesa. Un tesoro a disposizione dell’umanità intera, ma che non è ancora stato compreso appieno. Se fosse stato veramente recepito, avremmo superato quella sterile divisione del passato tra i cosiddetti “cattolici del sociale” e i “cattolici della morale”. Dobbiamo tornare all’unità del messaggio evangelico e capire fino in fondo che la difesa della vita e della famiglia è collegata inscindibilmente con la cura dei poveri, degli ultimi e degli scarti della società.

Il “ritardo ecologico” di alcune Chiese e lo spunto brillante di quella in Francia

Se posso permettermi una valutazione personale, da osservatore in qualche modo coinvolto nell’attivismo cattolico italiano, credo che la più profonda radice della divisione che vanifica e rende da tempo irrilevante la presenza dei cattolici nella nostra società (e nella sua rappresentanza politica) sia la deformazione che porta a vivere la fede cristiana come una declinazione fra altre (forse la più alta, ma è lo stesso) di un’attitudine politica di base. Così uno decide se essere “di destra” o “di sinistra” e in base a questa previa opzione fondamentale di tipo politico si avvicina all’offerta religiosa – quasi fosse un buffet – per spiluccare quel che meglio gli va a genio. Questo non è un male esclusivo della Chiesa in Italia, anzi per quel che posso vedere (e relativamente a quel poco che conta il mio giudizio) mi pare che negli Stati Uniti il problema sia ben più marcato: il flagello della Chiesa in Germania è senza dubbio la ricchezza, quello delle Chiese ortodosse è certamente la simbiosi con il potere politico… ma devo dire che nel cattolicesimo francese, già animato nel Novecento da fecondissime esperienze, ravviso qualcosa che sembra corrispondere perfettamente a quanto Bassetti, citando La Pira, ricordava.




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Nella prefazione a La vie oubliée (La vita dimenticata), ad esempio, Erwan Le Morhedec (avvocato, scrittore nonché uno dei blogger cattolici più influenti in Francia) scrive di avere un percorso di vita molto distante da quello di Mahaut e Johannes Herrmann, gli autori del libro: ma

[…] noi siamo – anzitutto e soprattutto – cattolici tutti e tre, e una volontà comune ci anima: lasciarci sospingere dall’insegnamento della Chiesa, dargli il primo posto. Tentare il cattolicesimo integrale. La nostra fedeltà non va a un partito né a un campo politico. Essa va anzitutto a Cristo e alla Chiesa. Allora, coi nostri percorsi personali, con le nostre storie e con le nostre culture famigliari, ci sforziamo di lasciarci interpellare.

Erwan Le Morhedec, Préface in Mahaut e Johannes Herrmann, La vie oubliée 5-6

Qualcuno teme che se diamo al migrante lo stesso valore che conferiamo all’embrione stiamo svilendo la potenza del Vangelo della Vita, mentre altri temono che attribuire al nascituro i diritti dei poveri possa rallentare Il Progresso dei popoli: in realtà gli uni e gli altri perdono di vista che uno e medesimo è il presupposto teologico che sospinge la Chiesa alla cura incondizionata del nascituro e dei poveri – la contemplazione di Cristo «che viene nel mondo» (cf. Mt 11, 2-6). È un dato puramente dogmatico – ed è l’uno e il medesimo! – che spinge la ragione a indagare la dignità dell’essere umano, e non è certo stato un caso che il concetto stesso di “persona” sia stato forgiato proprio dalla dogmatica cristiana a vantaggio di tutta l’umanità.

La posta in gioco e l’onere dei cristiani

Ceresani ha ragione: è proprio Satana che lavora perché distruggiamo la nostra casa comune, ed è per lui un ineffabile (per quanto caduco) trionfo riuscire a far dimenticare a molti fra noi che questo mondo è detto “casa comune” perché appartiene già anche ai nascituri, a quelli che ancora non vedono la luce. È un’offensiva differenziata su fronti appena distinti, ma tutti protesi all’abbrutimento dell’uomo, che nella buona vita famigliare trova una valida analogia della comunione trinitaria e nella cura del giardino corrisponde al primo mandato (Gen 2, 15), quello di cui il “siate fecondi” (Gen 1, 28) è un’espansione anticipata con prolessi nel primo dei due racconti.

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diavoloecologiaecologia integraleecologia umana
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