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Ti scruti sempre con severità? Ricordati con quanto amore sei guardato

© DR
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Lo sguardo che ci osserva e ci conserva è fatto di infinita misericordia: siamo amati, siamo fatti per essere felici. Ecco una bella storia inventata per ricordarcelo.

Come ci guardiamo allo specchio? Imponiamo spesso al nostro corpo, alla nostra anima uno sguardo critico, ansioso, pieno di aspettative, nevrotico, molto severo. A quello stesso sguardo sottoponiamo la nostra realtà e noi stessi, lottando in un processo estenuante tutti i giorni. La riflessione di oggi vuole essere un invito a cambiare sguardo, a provare a guardare e a guardarci in maniera diversa. Mi piace essere un’osservatrice della vita perché in questa veste è più facile guardare piuttosto che criticare. Infatti osservare, dal latino observare, “custodire”, “serbare”, significa appunto custodire lo spazio verso il quale dirigo lo sguardo. Non significa giudicare. Qual è la prima cosa che pensiamo di fronte a uno specchio? Probabilmente che qualcosa non ci quadra, che quella cosetta potrebbe essere diversa e che sicuramente dobbiamo correre ai ripari per cambiare, modificare, migliorare. Poi ci osserviamo dentro e spesso non ci capiamo nulla, per cui o lasciamo stare o decidiamo che siamo così e basta. Punto. Stop. No possibilità di ritorno. No speranza. Chissà chi è che ha messo in testa all’uomo questa faccenda che non va mai bene.

Eppure Qualcuno ha poggiato su di noi uno sguardo così diverso dal nostro. Siamo nati da uno sguardo misericordioso e immensamente accogliente. Uno sguardo senza filtri, con immensa possibilità di speranza. Lo sguardo di Chi ci ha pensati esattamente così: con quel carattere, con quel volto, con quel corpo, con quell’anima, con quella capacità di amare, con quella storia, con l’infinita possibilità di essere felici. Possiamo sempre scegliere sotto quale sguardo stare ogni giorno della nostra vita. La capacità di scegliere è un dono immenso, un’arma a doppio taglio, una potenzialità proprio dell’uomo. E oggi voglio utilizzare un racconto per scoprirlo.

C’era una volta un bambino, molto bello, pieno di vitalità e voglia di scoprire, curioso e molto amato. Il suo nome era Intuizione. Passava il suo tempo a inventare cose con la fantasia, a giocare all’aperto e a cercare sempre nuovi amici per giocare. La sua infinita ricerca del bello, del nuovo e dell’inesplorato era fonte di grande ispirazione per gli altri. La cosa che preferiva di più era fotografare. Faceva foto di tutto quello che gli appariva di fronte perchè ogni angolazione era diversa e diventava ogni volta più bella. Crescendo, scoprì durante il suo cammino l’esistenza di una persona che si chiamava Giudizio.

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unsplash-logoEmma Goldsmith

Egli era certamente di bell’aspetto, ma non appena apriva bocca, la mente di chi lo ascoltava si offuscava immediatamente e come per una strana maledizione si vedeva solo ciò che diceva Giudizio. Sparivano tutte le angolazioni da scoprire. C’era solo il suo volto. Da quel momento la curiosità e la gioia di scoprire divennero inutili, dato che Giudizio conosceva ogni cosa e per scoprirla bastava chiedere a lui. Lui sapeva tutto e ripeteva sempre le stesse frasi, “non hai la stoffa, guarda quell’altro, lui sì che è bravo”, “non sarai mai bella”, “non sei capace”, “non puoi capire”, “non perdere tempo in sciocchezze”, “pensa a lavorare”, “credi che ti voglia bene veramente?”, “non ti puoi fidare di nessuno”, “fidati, io lo so, vivi per te stesso”, “tanto fanno tutti così” e molte altre ancora. Intuizione un giorno si alzò di buon mattino, uscì di casa e sentì un forte vuoto dentro di sé. Qualcuno aveva aperto una voragine nella sua anima. Qualcuno aveva insinuato che non poteva scoprire nulla di nuovo perchè Giudizio conosceva ogni cosa. Qualcuno gli aveva detto che solo alcune persone possono essere felici, quelle che lui diceva essere di bell’aspettoIntuizione si sentiva molto triste e decise di farsi forza e chiedere aiuto a Giudizio.

“Te che conosci ogni cosa, sai dirmi come mai sono triste?”
“fai un lavoro che non ti piace”
“sono triste anche quando non vado a lavoro”
“perchè torni a casa e casa tua è molto piccola e brutta”
“anche quando esco”
“perchè non hai soldi per andare nei posti giusti”
“che cosa dovrei fare?”
“cercati un lavoro che ti faccia guadagnare molti soldi, compra una casa che sia di bell’aspetto.

Sembrava averlo convinto, perchè la mente di Intuizione era completamente annebbiata dalle affermazioni di Giudizio, ma perlomeno ora sapeva che cosa avrebbe dovuto fare, “meno male che Giudizio conosce ogni cosaIntuizione fece tutto quello che gli aveva detto e finalmente era felice. Oh sì, aveva un lavoro pagato molto bene, una casa enorme. Si guardava ogni giorno allo specchio e si vedeva molto simile a Giudizio, sempre più di bell’aspetto. Un giorno passò vicino al parco dove andava da piccolo, era così tanto tempo che non ci tornava, si era quasi scordato come fosse. Osservò le foglie secche dell’autunno, ascoltò le risate dei bambini, sentì il vento sulle sue guance e vide il sole calare in lontananza. Un bambino di nome Osservazione gli si avvicinò domandandogli:

“ciao, vuoi giocare con me? Sembri molto triste”  – Intuizione fu sconvolto da quell’affermazione, lui era molto felice infatti –
“Io sono molto felice bimbo, non sai che cosa significhi essere felici”
 “se sei felice come mai mi stai giudicando?” – basito rispose:
“sto solo dicendo che non conosci nulla della vita ancora”
“la mia mamma dice che quando si è felici davvero si diventa bellissimi e tutti lo vedono”

in quel momento si accorse che lui non si vedeva e nessuno lo poteva vedere. Corse a casa e subito si mise di fronte allo specchio. Era successa una cosa molto strana. Vedeva la figura di Giudizio riflessa nello specchio. Non era più Intuizione. Non era più lui. Aveva cercato così tanto di cambiarsi da scomparire completamente. Decise di tornare al parco e portare la macchinetta fotografica, avrebbe finalmente trovato ancora cose inesplorate che Giudizio non conosceva.

“Vieni qui Intuizione! Da lì non riesci a osservare nulla!”, urlava Osservazione.

Da quel giorno Intuizione incominciò a rivedersi lentamente allo specchio e scoprì che era davvero molto bello pur non assomigliando per niente a Giudizio: aveva un grosso naso lungo molto buffo, un sorriso accogliente e la gioia di vivere negli occhi. Aveva scelto di vedere se stesso e aveva scoperto il segreto dell’intuizione: osservare la vita. 

Shutterstock

Intuizione e osservazione sono due compagne fedeli del nostro cammino. Senza di loro solo il giudizio che gli altri hanno su di noi e quello che abbiamo verso noi stessi regneranno sulla nostra esistenza. Ricordiamoci almeno una volta al giorno che quando siamo stati creati c’è stato Qualcuno che ha pensato fossimo “cosa molto buona”. Ci ha pensati potenzialmente capaci di intuizione e osservazione. Ognuno di noi ha dentro intuizioni stupende e inesplorate da scoprire. Ognuno di noi ha la possibilità di osservarsi così com’è. Se potessimo ogni giorno osservarci e pensare “sono cosa molto buona” poseremmo uno sguardo di infinita misericordia sulla nostra vita, ci ameremmo e sceglieremmo di essere felici.

La vita non è altro che uno specchio di come noi la osserviamo. Se la osserviamo con giudizio perderemo l’occasione di scoprire intuizioni buone per la nostra vita. Ricordiamoci però che se anche ci ritrovassimo incapaci di osservare e dominati dal giudizio, ci sarà sempre Qualcuno che quello sguardo non lo distoglie mai, aspetta solo di poterlo incrociare con il nostro.

Infatti io so i pensieri che medito per voi, dice il Signore, pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza. Geremia 29,11.

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