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Celine Dion sposa la causa del gender neutral: niente rosa e azzurro per i bambini

CELINE DION, CULLE
Youtube
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La famosa cantante canadese lancia una linea di abbigliamento infantile per "liberare i bambini dal ruolo imposto dal genere". Cosa propone? Vestiti in bianco e nero con teschi e croci

Nascere maschio o femmina sarebbe un «ruolo»; non si sa più se definirlo strafalcione, abbaglio, menzogna consapevole o peggio. Quando l’uomo abbandona il senso comune, apre la porta a ogni genere di eresia – disse Chesterton.

Sta facendo discutere il lancio di una nuova linea di abbigliamento infantile che vede come guest star Celine Dion al fianco di un brand israeliano chiamato NuNuNu e fondato da Iris Adler Tali Milchbergand. Questa casa di moda nasce con l’intento di liberare i bambini dalla prigione del rosa e dell’azzurro, colori demonizzati perché – a loro dire – impongono una definizione di ruolo su creature ancora piccole e libere di decidere il proprio futuro sessuale. Celine Dion ha sposato la causa con entusiasmo, dichiarando:

CelineNUNUNU (nome della linea NdR) lascia che i bambini siano liberi dagli stereotipi esteriori e dalle norme, così da poter far nascere le loro preferenze dall’intimo. Li aiutiamo a essere liberi, creativi, ispirati, rispettosi di ciascuno e felici nel mondo” (da InMagazine)

A questo punto dovrebbe esplodere una scena fatta di colori vivaci e fuochi d’artificio; invece no, solo abiti in bianco, nero, giallo.

Quale stimolo alla creatività e felicità suggerisce una tutina nera con croci, teschi, e una strana scritta “Nuovo Ordine”? Nessuno, ma proviamo a ragionarci su.

Arriva la fata nera

Un video confezionato ad arte accompagna il lancio di questa nuova proposta di moda, ne è protagonista la stessa Celine Dion come attrice e voce narrante. Veste i panni di un’eroina che, in stile Mission Impossible, s’intrufola nella nursery di un ospedale per salvare i neonati. Ci prepara alla scena madre con queste parole, sottolineate dalla cantilena di una ninnananna:

I nostri figli non sono davvero nostri, perché noi siamo solo dei collegamenti in quella catena infinita che è la vita. Per noi sono tutto, ma a dire il vero noi siamo solo una piccola parte del loro universo. Noi? Rimpiangiamo il passato. Loro? Sognano il domani. Noi dobbiamo accompagnarli al futuro, ma la strada che prenderanno è una loro scelta. (da Youtube)

Poi, estraendo una scatoletta da una borsa, la fata Celine compie la magia: soffia della polvere nera e brillante sui bambini della nursery colorata e tutto si trasforma, in un mondo in bianco e nero. Mi ha fatto sorridere, per un attimo. Ho pensato a quale genio del marketing potrebbe venire in mente di catapultarci a ritroso dal mondo della realtà virtuale alla televisione in bianco e nero. L’effetto è proprio quello, la polvere sparsa da Celine cancella la dicotomia rosa e azzurro … per proporne un’altra ben più forte tra il nero e il bianco.

Il finale del video è l’arresto della sovversiva eroina, come a dire che chi si fa portavoce di ideali così nuovi e rivoluzionari è un pericolo pubblico. Ben più realistico, oggigiorno e ahimé, è constatare che si rischia la denuncia e peggio a voler difendere la sacorsanta visione naturale del “maschio e femmina li creò“.

In ogni caso, si evince che Celine Dion abbia una passione autentica per il mondo dell’infanzia, anche se ha assunto i contorni di questa proposta francamente brutta; l’impressione esclusivamente personale della sottoscritta è che le forme suadenti di una certa ideologia che si ammanta di concetti come la libertà, l’uguaglianza, il rispetto, abbiano fatto breccia nella cantante annebbiandole il senso critico.

Celine Dion
Anirudh Koul - Wikimedia Commons - CC BY 2.0

Lei stessa ha raccontato quanto sia stata ferita e bella la storia della sua nascita: ultima figlia dopo 13 fratelli, poteva essere considerata solo un incidente da cancellare. Nacque, non fu abortita, per merito di un sacerdote; in questo senso è evidente la forza del messaggio per lei incarnato sul fatto che i genitori non possano decidere del destino dei figli.

Ma il genitore è introduzione alla realtà per il bambino, non spettatore incatenato di una vita nuova che fin da subito vuole, sceglie, scardina stereotipi. Una delle repliche più diffuse a questa campagna promozionale della linea CelineNUNUNU è stata – ovviamente – che un neonato di tre mesi non si sceglie da solo la tutina o la cuffietta da mettersi. Non è libero, in questo senso; ma è più libero di come lo slogan di Celine Dion vuole farci credere. Alcuni “perché?” mi sorgono a proposito di quelle poche parole, già citate, nel video:

Perché schierarsi a favora di una supposta libertà e poi parlare di vita in termini di “catena” e di esseri umani come “collegamenti“?

Perché gli adulti sarebbero solo il passato e i piccoli solo il futuro?

Perché togliere dal discorso il presente, che è l’unico luogo vivo che genera incontro, scambio, vivacità?

Togliere i colori all’infanzia

Ma la domanda ancora più semplice è: se vogliamo che i bambini siano davvero liberi, se vogliamo introdurli a un pensiero attivo e creativo sul reale, non dovremmo educarli al concetto di sfumatura anziché alla violenza oggettiva di togliere loro ogni colore consegnandogli la dicotomia più forte che esista, bianco e nero?

PROFILO, BIANCO, NERO
Shutterstock

Milioni di mamme hanno comprato vestiti rosa non appena l’ecografia morfologica ha detto loro che sarebbe nata una femmina, e sono quegli stessi milioni di mamme comuni e sane che non appena la figlia ha proferito parola o preferenze non hanno fatto problemi a comprarle una t-shirt azzurra se la preferivano.

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