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Flora Gualdani: una vita messa a scudo della vita!

FLORA GUALDANI
Casa Betlemme
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Per il premio "Una vita per la vita" assegnato venerdì 9 novembre a Flora Gualdani, fondatrice dell'opera Casa Betlemme, il commento grato e carico di ragioni di Costanza Miriano, tra i relatori insieme con Padre Maurizio Botta.

Prima di tutto devo chiedere scusa. Scusa perché non sono corsa prima a conoscere Flora, appena ne ho sentito parlare. Ci ho messo un bel po’ di tempo a farmi convincere ad andare di persona, e di questo devo ringraziare gli amici Laura e Filippo Fiani, che hanno insistito, e che da tempo mi dicevano “devi proprio incontrarla, devi venire ad Arezzo”; ma io, tra la famiglia, il lavoro e tutti i viaggi che faccio in giro per l’Italia non mi decidevo mai, non trovavo le forze. Avevo letto qualcosa di lei, mi sembrava una persona speciale, ma non avevo capito quanto. Anche perché c’è da dire che Flora non è una che fa un grande marketing di se stessa, come tutti i veri amici del Signore. Non è una che vende benissimo tutto il bene che fa.

Quando alla fine mi sono decisa, è stato amore a prima vista.

PREMIO VITA PER LA VITA
Casa Betlemme

In un paese normale Flora avrebbe titoli, onorificenze, e anche se sono davvero contenta di questo premio, lei meriterebbe di più, dovrebbe essere ministro, non so, presidente della Repubblica, capo del mondo. Dovrebbero portare in gita le scolaresche, a casa Betlemme, per farla conoscere ai ragazzi, per raccontare loro che c’è una donna che mentre si sbandierava l’aborto come una conquista, concretamente, nel silenzio, salvava vite umane. Mentre il mondo gridava a gran voce reclamando la pillola, lei ha intuito prima di tutti gli altri che la questione procreatica sarebbe stata al centro di una grande ondata di infelicità che ha travolto le vite di tante persone qui in Occidente. Mentre le donne esultavano per quelli che – ingannate come erano – credevano essere i propri diritti, lei ne curava le ferite nel segreto, abbracciando quelle che avevano abortito, aiutandole a dare un nome, il vero nome, al loro dolore. Mentre la confusione aumentava, lei manteneva una straordinaria lucidità di giudizio.

Accoglienza e dolcezza, insieme a concretezza e verità. Flora è una donna che ha deciso di mettere la sua vita al servizio della vita. Che lo ha fatto con tutto il suo cuore – cioè mettendo le cose nella giusta gerarchia, con tutta l’anima – cioè impegnandosi, e impegnandoci l’eredità di suo padre e tutte le risorse, con tutta la mente – cioè preparandosi con professionalità, studiando, facendo esperienze all’estero, prendendo diplomi e brevetti e titoli, formandosi con serietà e con grinta. Tutto l’opposto dello stereotipo della bigotta pro life come viene raccontato dal mondo: una persona chiusa e con pochi strumenti, una retrograda triste e poco affascinante. Flora prima di tutto si è preparata in modo professionale. Ha studiato. Ha imparato a pilotare l’elicottero. È andata nelle zone più pericolose del mondo a far partorire le donne. È andata nelle zone di guerra a salvare dall’abisso le donne vittime di stupro. Ogni volta che si è posta un problema, lei lo ha affrontato andando alla fonte, andando a studiare e a parlare di persona con tutti, da papa Giovanni Paolo II ai coniugi Billings, passando per i teologi dissidenti. Una donna affamata di verità, che non si è mai stancata di cercarla. E, se è vecchio chi smette di ascoltare, Flora è giovanissima, è una adolescente, direi, perché lei si mette seriamente davanti ai problemi, e li affronta. Che siano pratici o teorici. Non si spaventa davanti a niente, perché è una donna con gli attributi, insomma.

Ci sarebbero da dire tante cose, una vita non si può dire in dieci minuti, soprattutto una vita così feconda, che ha generato tanta vita. Scelgo di dire soprattutto due cose che mi stanno particolarmente a cuore.

La prima: tutto per Flora parte da quella stalla che nel suo terreno lei ha trasformata in cappella. Tutto parte dalle ginocchia, dalla preghiera, dal suo rapporto quotidiano con il Signore. È inginocchiata sulla sua culla, a Betlemme, che Flora si è sentita chiamata in questa avventura in difesa della vita, da colui che E’ la vita. È da una relazione vera, concreta e vitale con una Persona che ha preso alimento quotidiano per la sua scelta di vita, a tratti molto impegnativa. Non è quindi ideologica, non ha fatto una battaglia di principio, ma si è messa in una relazione concreta e vitale, lasciandosi trasportare dove lo Sposo ha voluto.

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